San Salvatore Telesino: il coraggio di far politica oggi!

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Ad un mese circa dalle elezioni comunali, all’orizzonte s’innesca la campagna elettorale.  Alcuni anni fa, una canzone diceva :”Cos’è che ci muove? Che ci consente di stare insieme? Cos’è che fa male quando qualcuno ci delude, quando la rabbia si fa vocazione? Di catturare un pensiero un raggio di sole che nemmeno in un sogno hai mai visto?”

Ci ritroviamo nuovamente a fare politica. La politica è l’Arte di governare le società e come tale l’arte crea opere, la politica è arte. A livello nazionale abbiamo vissuto anni nei quali la politica, ha corrotto e corroso la società, le coscienze, irrompendo nelle tragedie per fare odience e non per ultimo si è incastra tra le classi sociali creando un divario sempre più incolmabile, fecondando l’odio, azzannando quei pochi che hanno ancora il coraggio di dire che questa direzione è sbagliata.

La politica è vita non è solo teoria. Tra politica e realtà non può esserci né dualismo né opposizione.

La realtà della politica dovrebbe essere lo specchio della realtà stessa, diversamente non avrebbe nulla di reale. Cosa succede però, quando ai problemi della società della cultura dell’economia o ai problemi stessi d’ involuzione che catalizzano e fermentano la crescita del pensiero si contrappongono come in una lenta guerra di trincea, anche l’inopportuno modo di porsi e del fare della politica? Marcuse, quando parla della dimensione umana corrisposta all’operosità dello stesso individuo inserito in un contesto sociale dice: « La sua produttività, tende a distruggere il libero sviluppo di facoltà, di bisogni umani, e la loro pace è mantenuta da una costante minaccia di guerra». Viene da pensare quindi, che una società può essere bloccata dal fanatismo di una politica che essendo rivolta a pochi,si riversa conseguentemente dal suo macrocosmo fino alla micro realtà, non lasciando trapelare nulla, anzi, travolgendo come un fiume in piena ciò che potrebbe essere la veridicità di un concetto appena espresso.

Se continuassimo a ragionare secondo l’aspetto filosofico  potremmo dire che questo sembrerebbe uno scontro tra UTOPIA e FANTASIA, ma la creatività può essere l’unica via di fuga dai metodi e concetti repressivi della politica di oggi. Le domande che dobbiamo porci sono a questo punto semplici; tutto ciò che accade a livello esponenziale al disopra e intorno a noi come potrebbe influenzare il nostro piccolo? Cosa può davvero liberare ai nostri occhi l’inutilità della politica, trasformandola in fertilizzante per le nostre idee?

Ma la domanda che più preme in me è questa: ma noi cosa siamo disposti a dare? Siamo disposti a mettere in gioco i nostri volti la nostra onestà? Siamo disposti a dire no ogni qualvolta viene calpesta la nostra dignità?La politica e i cittadini hanno bisogno di interventi strutturali, di risanare e ristabilire i mos maiorum di una cultura aperta alle singole novità in qualsiasi campo.

Troppo spesso abbiamo dimenticato l’humus della politica cioè il cittadino; colui con il consenso ti delega non solo le proprie aspettative ma anche un buon paniere di speranze.

I comuni sono in piena crisi, anche grazie ai numerosi tagli imposti dalla spending review; hanno bisogno di rilancio e non di false promesse, hanno bisogno di certezze e non di ponti progettati su terre e basi friabili, hanno bisogno di ripulire la loro immagine di far decollare le loro economie, di potenziare le loro risorse senza svenderle. Mi hanno insegnato che in politica si lotta per dare voce a tutti, ed è forse questo l’esempio migliore che un politico può da dare, unito all’ ascolto quotidiano di ciò che la gente vive.

La politica è vocazione non mistificazione. La politica (soprattutto oggi e anche quella locale) ha bisogno di persone che abbiano il coraggio di sporcarsi le mani, ma per coloro che si aspettano qualcosa di positivo per migliorare la loro posizione sociale andando alla disperata ricerca di quell’uguaglianza che non arriva mai.  Fuggire dai problemi, dai luoghi dove l’impegno e la politica si fanno carne e sangue, non serve a nulla.

Abbiamo bisogno di rivedere e ri-classificare le posizioni sociali. Abbiamo bisogno di liberale il sistema culturale, abbiamo bisogno di rinsaldare anche i valori portanti della società democratica per rendere il dibattito proficuo. I comuni oggi hanno il dovere di salvaguardare anche i diritti, come l’assistenza, l’istruzione e l’accoglienza, hanno il compito in questo periodo di crisi di aprirsi ad un sistema solidale di salvaguardia anche sociale; e non di chiudersi in una cinica e inconcludente lotta contro i mulini a vento.

Abbiamo bisogno, del coraggio per cambiare, lo stesso coraggio che portò Cesare ad attraversare il Rubicone confine naturale di questa politica dell’odio, dell’accattare e dello svendere.

Dobbiamo cambiare gli obbiettivi:
turismo, impresa, competitività, programmazione, artigianato.

Ma non si crea se prima non s’investe!

Parliamo tanto di comunità baricentriche di cosa?? Parliamo d’economia di scala, ma quale? Quella basata sui capannoni abbandonati dall’abusivismo edilizio?? Parliamo di mercato estero?? Ma perché esiste una holding o una multinazionale che ha investito in questo territorio???

Credo fermamente che bisogni ripartire dal basso provando a dare pochi punti ma essenziali anche all’abbattimento dei costi delle tassazioni sui cittadini.
‎1) Zona di compostaggio (anche intercomunale) e smaltimento rifiuti IN PROPRIO, con annessa assunzione dei lavoratori LSU! Diminuirebbe il costo dell’immondizia e la precarietà..

2) Incremento, anzi nascita di un piano energetico alternativo (solare, fotovoltaico) sia per locali pubblici che  per l’illuminazione pubblica (utilizzando lampioni a led) per taglio dei costi netto.

3) Taglio alle spese comunali (informatizzazione,blog).

4) Occupazione giovanile cooperative di gestione delle aree archeologiche, di zone agricole o demaniali (ovviamente prima vanno recuperate)

E potrei andare avanti ancora..

C’è un silenzio tombale su queste cose, e magari chiedere ai cittadini di decidere non sarebbe una cattiva idea: QUESTA SI CHIAMA DEMOCRAZIA PARTECIPATA!

Perché non si può e non si deve decidere dei destini delle persone se non si interpellano..la cosa pubblica non è la cosa privata!

IL TERRITORIO è BENE COMUNE!!

In bocca al lupo e abbiate il coraggio di osare, di credere in un progetto, di credere in questo paese.

Michele Palmieri. 

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