La tartaruga con la vela e la maratona di Boston

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Per incuriosire i bambini nella visita di Palazzo Vecchio, a Firenze, si può invitarli a cercare un simbolo che ricorre oltre 16 volte tra affreschi, stemmi e pavimenti, e cioè “la tartaruga con la vela”.  Il simbolo, associato alle imprese di Cosimo I, serviva ad indicare la virtù di “affrettarsi lentamente”, “festina lente”, indispensabile per condurre a buon fine importanti imprese. Come ogni cosa preziosa, anch’esso, però, rimane un po’ nascosto! dunque … bisogna saperlo scovare. Tra turisti affrettati e bulimici, intenti a mangiare con gli occhi quanta più arte è possibile, ho trovato bellissimo seguire il percorso dei bambini, affrettati dalla voglia di scoprire la tartaruga, ma necessariamente rallentati da una ricerca intenzionale, limitata e non proprio semplice. Alla fine dell’avvincente percorso, si ha voglia di ricominciare e qualcuno chiede “c’è un altro simbolo?”. Inizia così il racconto sulla “doppia nascita” di Cosimo I, il giovane regnante del  Palazzo, che dava molta importanza all’influenza degli astri sul destino. Dunque, benché fosse nato sotto il segno dei Gemelli, soleva farsi rappresentare anche con l’immagine del Capricorno, sotto il cui zodiaco era avvenuta la sua nomina a Duca di Firenze. Il segno del Capricorno era ritenuto particolarmente importante, perché era il medesimo sotto il quale Cesare Ottaviano era stato eletto Augustus: esso, perciò,  veniva rappresentato sia come buon auspicio sia per rafforzare l’idea di grandezza di Cosimo. “Che forza, però, questi simboli!” esclama divertito un ragazzino. Penso “E’ fatta. Non dimenticherà più la bellezza dell’allusione e il piacere di affrettarsi lentamente nel guardare”. Si riparte alla ricerca del Capricorno. Vedo una bambina che è rimasta indietro. La raggiungo. E’ ferma davanti alla Sala del mappamondo, un po’ buia ma,  stupefacente! Un grande mondo al centro e le pareti rivestite di imponenti carte geografiche, così come si immaginava fosse la nostra terra in un’altra epoca. Ci guardiamo sorridendo: siamo diventate lentissime, ma che importa: lo stupore ha il potere di  fermare il tempo. E questa… è un’altra prospettiva .

P.S. Stavo per inviare questo articolo, quando apprendo che c’è stato un attentato a Boston, che ha colpito le persone che partecipavano alla Maratona, un simbolo sportivo del “festina lente”, essendo una corsa che presuppone sia la  velocità che la capacità di  ponderarla con attenzione rispetto ad un lungo tragitto. Pensieri tristi mi incupiscono e gravano sull’allegria e  la levità della visita a Palazzo Vecchio, sul senso di progettualità e freschezza che avevo tratto dall’incursione infantile nel simbolo.  Mi trovavo a Firenze in occasione di un  Seminario psicoanalitico dedicato al tema dell’intersezione del malessere sociale con quello individuale nella società ipermoderna e del possibile contributo che la riflessione e la clinica psicoanalitica possono fornire in merito. Consentitemi questo riferimento specialistico, data la pertinenza con questo grave episodio di Boston. Una delle cause del malessere sociale, che si ripercuote a livello individuale, è la rottura dei “metasetting sociali” ( A. Touraine 1965), cioè quelle strutture di regolazione della vita in comune, come i miti, le ideologie, l’autorità, le gerarchie, “i grandi racconti”, che servono per garantire le formazioni sociali e dotarle di legittimità. Il cedimento di tali metasetting mina alla base anche la sicurezza dell’individuo, che non può più contare sul sociale per interrogarlo su quale sia il proprio posto all’interno del gruppo, perché questo non ha più discorsi  attraverso cui rilanciare, con desiderio e progettualità, la crescita del singolo. Ne deriva, a livello psichico individuale, volendo citare solo uno tra i sintomi più diffusi, una sensazione panica, dovuta all’assenza di referenti spaziotemporali in base ai quali orientarsi, dentro e fuori di sè.  “L’Io non può avvenire” se non ha un appoggio nel desiderio, nei divieti, nella tradizione del gruppo che lo precede e in cui dovrà essere accolto come nuovo venuto. C’è bisogno che il sociale investa narcisisticamente il nuovo arrivato, assegnandogli un posto e delle regole per mantenere e sviluppare il legame con la tradizione,  e che il singolo, a sua volta, si riconosca come parte di un gruppo che lo precede e che lo fonda, piuttosto che rinchiudersi nell’illusione di un individualismo esasperato. Si tratta di un patto psichico tra la società e l’individuo, indispensabile perché la comunità possa godere di “soggetti” e non di individui, cioè di persone che apprezzano la bellezza, oltre che la fatica,  di dare un senso alle cose. Un modo per rilanciare questo legame è puntare sui bambini, non solo quelli reali, ma anche quelli che albergano dentro di noi e che simboleggiano sia il senso di ciò che è ancora incerto, la vulnerabilità, il bisogno dell’Altro per definirsi, sia la gioia creativa, la capacità di “affrettarsi lentamente”,  dandosi tempo di scoprire i significati che si nascondono dietro l’evidenza. Si tratta di saper rispettare i grandi simboli, come la Maratona, a partire dal ricordo di una tartaruga con la vela, scoperta nel cuore di  Palazzo Vecchio.

 

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