La differenza fra il sapere e la Sapienza: ascoltando il discorso del Presidente Napolitano…

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Nel pietoso spettacolo della politica italiana, in cui so di dovermi specchiare (purtroppo e non volendo sottrarmi ad alcuna responsabilità civile, culturale e politica), riesco faticosamente a trovare un elemento di orientamento e di appoggio. Premetto che non mi ritengo sufficientemente competente per fare analisi sulle strategie politiche che avvolgerebbero la rinnovata elezione del presidente Napolitano e che lo avrebbero indotto  ad accettare di nuovo un incarico così gravoso e importante, tuttavia mi sono sentita molto, profondamente grata per il discorso che ha fatto, perchè mi è sembrato uno dei rari esempi di Sapienza ancora disponibili per chi voglia e sappia ascoltare. Si badi bene, ho scritto Sapienza, non “sapere” e su tale differenza, invece, mi sento più capace di discernere. Il sapere, in ogni ambito,  è oggi facilmente disponibile e riconoscibile, perché tende ad essere urlato e ostentato; non sa attendere; è volgare; non umile; breve nei fini, rude nei mezzi; ottuso negli estremismi e nel settorialismo. Superficiale. Plateale. Oppure, al contrario, ha  un tono falsamente misurato, “abbottonato”, che serve per muovere le fila di nascosto, usando termini ultraspecialistici che rendono incomprensibili i discorsi, fatti per circoli ristretti in cui si coltivano narcisismo, danaro e zavorre contro le trasformazioni, contro la giovinezza della nazione.

Un pregevole, antico  scritto sulla Sapienza, dice invece:  “Figlio, fin da giovane ricerca l’istruzione e fino alla vecchiaia troverai sapienza. Abbassa le tue spalle per caricartela.” A pensar bene, mi pare di aver visto pochi giovani disposti ad aspettare per coltivare la sapienza e ancor meno spalle abbassate, cariche di sapienza, oltre quelle del vecchio presidente. Piuttosto giovani e vecchi impettiti di sapere.

“La Sapienza è difficile per gli ignoranti,

l’insensato non vi si applica.

E’  pietra pesante che spossa la sua forza,

fa presto a scrollarsela d’addosso.

Figlio, fin da giovane ricerca l’istruzione

e fino alla vecchiaia troverai sapienza.

Abbassa le tue spalle per caricartela.

Non infastidirti per i suoi legami

Introduci i piedi nei suoi ceppi

e il collo nei suoi lacci

Alla fine otterrai il suo riposo

Si muterà per te in godimento.

Se vuoi, o figlio, puoi essere istruito,

se ti ci dedichi, diventerai perspicace;

se ti piace ascoltare, apprenderai,

se apri il tuo orecchio, diventerai sapiente.

Stai dove ci stanno molti anziani

Attaccati alla loro sapienza.

La sapienza è  come vuole il suo nome:

non si manifesta a molti.

(Siracide, 6,16;  180 a.C )

2 Commenti

  1. Amica mia, è certo che fuori il Parlamento c’è poca Sapienza ma tanto buon senso, dentro invece non c’è Sapienza e non c’è buon senso, altrimenti gli stolti non avrebbero applaudito a chi gli tirava le pietre.

  2. Non sono tanto sicuro che al di fuori del parlamento (con la p minuscola) ci sia buon senso! Come si spiegherebbero, altrimenti, i milioni di voti che ancora giungono a tali cupi e usati personaggi? Concordo sulla stoltezza dell’applauso di quasi tutto il parlamento (con la p minuscola) alla reprimenda del Presidente Napolitano. Ma si tratta davvero di stoltezza? È se fosse contentezza, nonostante la reprimenda di cui sopra, per lo scampato pericolo di dover dar conto al popolo, nella migliore delle ipotesi, della propria incapacità?

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