Contratto di solidarietà alla Gepos di Telese

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«La nave rischia di affondare, ma dobbiamo salvarci tutti e salvare la nave». Meglio garantire la salvezza del posto di lavoro all´intero personale, anche a fronte di una busta paga più magra e di un orario ridotto, piuttosto che vedere licenziato il proprio collega. Si chiama solidarietà e si vive alla Gepos di Telese Terme.

Abbiamo sottoscritto il 18 aprile scorso il contratto di solidarietà alla Gepos di Telese Terme per scongiurare l’esubero di 21 unità di personale conseguente sia all’abbassamento dei tetti di spesa previsti dalla regione campania con gravi conseguenze sui volumi delle prestazioni ammesse a rimborso e nello stesso tempo per permettere alla Gepos di essere competitiva nell’asfittico mercato della sanità privata campana.

La riduzione sarà del 25% dell’orario settimanale ovvero pari a 9 ore che saranno coperte dalla integrazione economica che garantisce l’80% della retribuzione di ogni singolo lavoratore, comprensiva delle componenti variabili, permettendo di maturare anche premi, tredicesime e anzianità. L’azienda allo scopo di far ridurre al minimo il disagio economico ai propri dipendenti devolverà in favore degli stessi la quota di propria spettanza del contributo a carico del Fondo per l’occupazione riducendo in tal modo la sofferenza economica dei lavoratori dal 20% per le nove ore in contratto di solidarietà a meno del 10%.

Sottolineano Di Mezza della CISL e De Luca della UIL che i contratti di solidarietà sono lo strumento migliore per gestire questa crisi che sta attraversando tutti i segmenti della nostra società in quanto presuppongono «il riconoscimento che le ragioni dell’impresa e quelle dei lavoratori hanno pari dignità » garantendo i livelli occupazionali, mantenendo i posti di lavoro e le professionalità acquisite, ma assicurando anche una retribuzione dignitosa agli occupati.

I sindacalisti biasimano l’atteggiamento della Regione Campania per i tagli continui alla sanità sannita (3.6 milioni di € per l’ASL BN 1per il 2013) dicendo basta ai tagli effettuati in questo modo che vanno  ad incidere

Oltre cinque milioni in meno all’azienda ospedaliera ‘Rummo’; sforbiciata da 3,6 milioni per l’Asl. Ammanchi rilevanti in sè che diventano pressochè insostenibili se sommati ai 19,5 milioni già persi nel 2011, nel caso del nosocomio cittadino, e oltre dieci per quanto riguarda l’Azienda sanitaria locale. E questo non in base a meccanismi penalizzanti la cattiva gestione. Al contrario: gli indicatori riportati nel decreto ‘taglia risorse’ attribuiscono al Rummo un coefficiente di servizi erogati per spesa sostenuta superiore al 90 per cento. Un po’ peggio fa l’Asl (82) ma pur sempre molto al di sopra di Aziende sanitarie della Campania che invece si sono viste premiate con decine di milioni di euro in più rispetto allo scorso anno.

Una condizione di evidente disparità che ha portato dapprima le Aziende sanitarie sannite e irpine a concordare un documento congiunto di protesta firmato dal manager del Rummo Nicola Boccalone, dal numero uno dell’Asl sannita, Michele Rossi, dal direttore generale del Moscati, Pino Rosato, e dal vertice dell’Asl avel­linese, Sergio Florio. Il fronte nato a Benevento si è esteso nella giornata di ieri con la sottoscrizione da parte dei manager delle Azien­de sanitarie Napoli 3, Maurizio D’Amora, e Salerno, Antonio Squillante.

Pioniere dell’iniziativa il direttore generale dell’Azienda ospe­daliera Rummo di Benevento, Nicola Boccalone, che spiega a Ottopagine: «In tempi brevissimi, considerando an­che la con­comitante tornata elettorale, siamo riusciti a imbastire un discorso comune insieme alle istituzioni sanitarie irpine al quale nella giornata di ieri si sono uniti anche i massimi rappresentanti delle Asl Napoli 3 e Salerno. Ciò a riprova che la nostra non vuole essere e non è una mera rivendicazione campanilistica bensì una iniziativa forte e coesa per denunciare l’applicazione di criteri assurdi nella ripartizione dei fondi per la sanità. Il decreto varato nei gior­ni scorsi dal commissario Cal­doro finisce in­­credibilmen­te per penalizzare proprio quelle realtà che hanno dimostrato, secondo i numeri citati dallo stesso documento, di saper tradurre in servizi gran parte delle risorse ottenute. Ci tolgono fondi pur essendo tra le aziende più virtuose della Campania, e invece ne ricevono in misura cospicua realtà che non hanno dato prova di altrettanto buona gestione. Questo è accaduto a noi ma anche alle aziende irpine, che da subito ci hanno accompagnato nella protesta, così come alle altre due istituzioni sanitarie di Napoli e Salerno. Evidentemente la logica sottesa al provvedimento non è quella premiale per chi ha erogato buona sanità, attraendo peraltro flussi crescenti dall’esterno, bensì quella ridistributiva a favore di chi ha esi­genza di far quadrare i propri conti. E questo – aggiunge il manager ospedaliero – senza tenere conto nemmeno del fatto che non più tardi di un anno fa si erano già decurtati ben 19,5 milioni di euro alla stessa struttura, provocando evidenti ri­cadute negative».

Boccalone quindi auspica, insieme agli altri firmatari del documento, un ripensamento dai vertici regionali e risponde così a chi, leggi Umberto Del Basso De Caro, ha chiesto l’impugnativa del decreto ‘taglia risorse’: «L’impugnativa? E che cos’è questo documento congiunto se non la versione istituzionale, ma non meno significativa, di un ricorso contro le decisioni regionali? Cer­ti consigli giungono tardivi rispetto a un’azione che più im­mediata non avrebbe potuto essere. Prima di arrivare in tribunale ci sono altre strade da percorrere per far valere le proprie ragioni. Ci auguriamo che Caldoro e Morlacco rivedano questa ingiusta decisione».

Giuseppe Di Mezza CISL

Allegato  Contratto solidarietà Gepos 18 aprile 2013

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