La Città della Scienza è stata bruciata

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Ogni giorno la televisione ed i giornali ci trasmettono quelle foto e quei filmati della devastazione prodotta dal rogo che non ha bruciato solo “le cose” ma anche i ricordi. Ricordi anche di mia figlia Maria Antonietta la quale, in gita con la scuola elementare,  la visitò più volte e mi raccontava come di un luogo fantastico. Ecco, quel luogo fantastico non c’è più. Bruciato e vilipeso non solo le cose ma anche la cultura che trasmetteva. Ma l’aspetto più devastante non è questo, l’aspetto devastante è culturale.

Leggo qualche titolo di giornale: Città della Scienza, un urlo dal web: gara di solidarietà per la ricostruzione (Repubblica di Napoli); Napoli in piazza per Città della Scienza manifestazione per la rinascita (Il Mattino); Napoli in marcia per la Città della Scienza (Rai News 24), notizie accompagnate dai vari servizi televisivi con manifestazioni della popolazione di Napoli e della gran massa di bambini che hanno affollato la manifestazione a Bagnoli accompagnati dai soliti “barbagianni” della politica che fanno a gara per apparire “in prima fila”.

Ed intanto cominciano a fioccare milioni di euro  per la “ricostruzione” facendo a gara chi ci mette più soldi. Il ministro Profumo promette 4,7 milioni di euro. Poi è iniziata la corsa alla ricerca del “colpevole”: camorra, speculatori edilizi  e via discorrendo. Ne esce fuori un  quadro estremamente drammatico frutto della società contemporanea.

Rifletto e riassumo la questione  e da vecchio Comunista cerco di ragionare e meditare sull’accaduto non fermandomi alle valutazioni dell’apparenza o dell’ovvio. Oggi mi chiedo quanti di questi benpensanti, politici e sapienti che ora si indignano e che gridano al dramma sapevano o si erano interessati del dramma delle 160 persone che lavorano alla “Città della Scienza”  e che non percepiscono lo stipendio da 11 mesi!

Chi e quanti  benpensanti, politici e sapienti si erano interessati  del dramma e delle difficoltà di  quegli “Italiani” che ogni giorno devono  mettere quattro piatti sulla tavola per sfamare i figli, per comprare loro i libri per la   scuola, per pagare le tasse universitarie, o pagare i tichet per le medicine ed analisi, per vestirli ecc… ecc… e per dar loro una vita dignitosa.

Ed allora, senza andare troppo nei dettagli la riflessione è che oramai viviamo in  un’epoca in cui “le cose” valgono più delle “persone”. L’indifferenza collettiva per chi, pur lavorando, non percepisce lo stipendio da mesi e mesi è il segno dei tempi.

Siamo bombardati quotidianamente da notizie di industrie che chiudono buttando sulla strada centinaia di famiglie ed insieme a loro anche speranze e sogni di un’Italia più giusta ed equa. Perdere il posto di lavoro, non essere pagati per mesi e mesi pur avendo dato il proprio contributo all’evoluzione ed alla crescita dell’Italia, nell’immaginario collettivo, oramai passa come una  pratica normale.

Come animali ci adattiamo all’habitat del “capitalismo selvaggio” e subiamo una metamorfosi culturale facendo l’abitudine ai drammi quotidiani delle persone mentre ci preoccupiamo e ci indigniamo quando si “rompono le cose”

Il ministro Profumo in due giorni ha trovato i fondi per ricostruire la Città della Scienza, ma non trovo nessuna notizia che, insieme ai fondi per la ricostruzione della “cosa bruciata”, abbia trovato i fondi per  dare quanto dovuto alle “persone”.

Centosessanta famiglie di Italiani che aspettano, oramai da 12 mesi, ciò che gli è dovuto per aver svolto un lavoro in nome e per conto della “cultura e del sapere collettivo!”E poi si meravigliano che io ancora sogno e lotto per uno stato Comunista. Per costruire, cioè, una società dove il valore delle “cose” dipende dal valore delle “persone” e non viceversa.

Giuseppe Fappiano 

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