Nessuna limitazione alla pubblicazione di atti sul sito internet delle P.A.

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Pierluigi Santillo. (Cittadini in Movimento  Laboratorio di Cittadinanza Attiva) Eravamo in “debito” con Pasquale Iatomasi di una replica a proposito degli obblighi di pubblicazione degli atti sul sito internet da parte delle pubbliche Amministrazioni.  Ci riferiamo alla conclusione del nostro precedente post del 5 febbraio scorso – continuiamo a mantenere aperto il dibattito (si fa per dire) – e ricordiamo in proposito ai lettori di Vivitelese che avevamo segnalato a ottobre scorso come “improvvisamente” l’albo pretorio on line del comune di San Salvatore Telesino, sul quale sin dal 2009 tutti (o quasi) gli atti emessi dall’amministrazione venivano pubblicati (grazie ad una decisione del commissario prefettizio nel 2009), non era più accessibile ai cittadini senza autenticazione.

Ad una nostra mail inviata alla casella di posta elettronica del comune rispondeva il consigliere Gaetano, che riferiva essersi trattato solo di un problema … di natura tecnica e non legato alla volontà dell’amministrazione di ostacolare o negare l’accesso agli atti da parte dei cittadini, … e che l’area riservata, ancora in fase di implementazione, consentirà ai cittadini di accedere ai servizi dell’area anagrafica e stato civile per la consultazione dei propri dati, previa registrazione trattandosi di dati riservati e sensibili; Gaetano concludeva la sua mail con una assicurazione: l’accesso alla consultazione dell’albo pretorio online è libero e non richiede alcuna autenticazione.

Al momento però nell’apposita sezione del sito non è stato ancora inserito il “tasto REGISTRATI”!

Successivamente, dopo la nostra segnalazione, fu effettivamente ripristinata la possibilità di accedere direttamente agli atti pubblicati all’albo pretorio, ma per soli 15 giorni, decisione ora rivendicata da Iatomasi, ma senza che sia stato mai pubblicato un regolamento o un atto amministrativo che disponesse questa restrizione del diritto di accesso.

Iatomasi, con le sue “risposte” del 1° febbraio scorso, riferisce che la decisione (di ottobre 2012) dell’amministrazione di limitare a soli 15 giorni la pubblicazione degli atti all’albo pretorio on line (ma con quale atto?), era stata presa per rispettare le indicazioni del Garante della Privacy contenute  nelle linee guida pubblicate con la G.U. n.64 del 19.03.2011!

Ribadiamo che era necessario approvare un regolamento prima di modificare le “regole” di pubblicazione introdotte a suo tempo dal commissario prefettizio e fin lì applicate anche da questa amministrazione, e ci permettiamo di segnalare che al contrario, con il recente “decreto sviluppo” dell’attuale Governo (D.L. 83/2012 convertito con la legge 134/2012), già dal precedente mese di agosto, era stato invece ulteriormente rafforzato l’obbligo di pubblicazione degli atti (articolo 18: Amministrazione aperta – 1. La concessione delle sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari alle imprese e l’attribuzione dei corrispettivi e dei compensi a persone, professionisti, imprese ed enti privati e comunque di vantaggi economici di qualunque genere di cui all’articolo 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241 ad enti pubblici e privati, sono soggetti alla pubblicità sulla rete internet, ai sensi del presente articolo e secondo il principio di accessibilità totale di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150. …).

Abbiamo riportato per brevità solo il primo comma, ma ovviamente l’articolo va letto tutto con molta attenzione, senza tralasciare le altre norme citate, a cominciare dall’articolo 11 del D. Lgs. 150/2009 che più volte abbiamo richiamato nei nostri interventi e nel quale trovavano fondamento le precedenti disposizioni del commissario prefettizio.

Peraltro, per la prima volta, sono state introdotte sanzioni per i responsabili della mancata pubblicazione degli atti e profili chiari di nullità degli atti stessi in mancanza della pubblicazione.
Fermo restando la giusta preoccupazione di tutelare la privacy delle persone eventualmente citate negli atti (nei modi e termini che potrebbero essere decisi con il regolamento comunale, e limitatamente ai dati sensibili e giudiziari), ci sembra che debba essere superata ogni perplessità in merito all’obbligo delle pubbliche amministrazioni di pubblicare e tenere pubblici i loro atti sul sito.

Per quanto riguarda la le linee guida citate da Iatomasi (tempi proporzionati di mantenimento della diffusione dei dati), esse effettivamente suggeriscono che: “le esigenze di trasparenza, pubblicità e consultabilità degli atti … devono comunque tenere anche conto della necessità di individuare un congruo periodo di tempo entro il quale devono rimanere disponibili (in una forma che consenta l’identificazione dell’interessato) che non può essere superiore al periodo ritenuto, caso per caso, necessario al raggiungimento degli scopi per i quali i dati stessi sono resi pubblici”.

Tuttavia ci sembra di immediata comprensione che anche in queste indicazioni del garante della privacy la questione si pone solo per quegli atti la cui pubblicazione può comportare conseguenze pregiudizievoli per le persone interessate, specie se si tratta di informazioni non più aggiornate o relative ad avvenimenti risalenti nel tempo…, e non hanno niente a che fare con le precedenti indicazioni sul periodo minimo (15 giorni) di esibizione degli atti nel vecchio albo pretorio on-line dei comuni che, per ovvi e ragioni di spazio fisico, non potevano certo prevedere tempi di pubblicazione troppo lunghi.

In ogni caso, tornando alle linee guida del Garante della Privacy: “in relazione alla finalità di trasparenza potrebbe risultare necessario individuare periodi di tempo ragionevoli di permanenza dei dati in rete… Trascorsi i predetti periodi di tempo specificatamente individuati, determinate notizie, documenti o sezioni del sito devono essere rimossi dal web o privati degli elementi identificativi degli interessati ovvero, in alternativa, laddove l’ulteriore diffusione dei dati sia volta a soddisfare esigenze di carattere storico-cronologico, gli stessi vanno sottratti all’azione dei comuni motori di ricerca, ad esempio, inserendoli in un’area di archivio consultabile solo a partire dal sito stesso o in un’area ad accesso riservato.

In altri termini, è possibile semplicemente adottare “misure di anonimizzazione, limitazioni di specifici dati o parti di documento, mascheramenti o altri accorgimenti idonei a dare soddisfazione alle eventuali esigenze di segreto e di tutela dei dati personali”.

Dunque, se Iatomasi si preoccupava di tutelare i dati personali eventualmente contenuti negli atti comunali sottoposti a pubblicazione, dopo un congruo periodo di tempo stabilito da un apposito regolamento (non semplicisticamente o necessariamente i 15 giorni, comunque), si poteva semplicemente “anonimizzarli” o non renderli visibili ai motori di ricerca in modo diretto o rendere accessibili le informazioni complete con una procedura di autenticazione.

In ogni caso, con uno dei decreti attuativi della legge 190 del 2012 (“Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”, disegno di legge già approvato dal Consiglio dei Ministri), l’articolo 18 della legge 134/2012 sarà ulteriormente “declinato” a favore della trasparenza, stabilendo il principio della massima pubblicità dei dati rispettando le esigenze di tutela della privacy, ma limitatamente ai dati sensibili e ai dati giudiziari. Tutti gli altri dati personali potranno essere diffusi attraverso i siti istituzionali e potranno essere trattati in modo da consentirne l’indicizzazione e la tracciabilità con i motori di ricerca.

In ogni caso saranno individuate con precisione le aree in cui, per ragioni di tutela della riservatezza, non sarà possibile accedere alle informazioni.

Sarà inoltre introdotto un nuovo istituto: il diritto di accesso civico, nuova forma di accesso che avrà l’obiettivo di alimentare il rapporto di fiducia tra cittadini e PA e di promuovere il principio di legalità (e prevenzione della corruzione): tutti i cittadini hanno diritto di chiedere e ottenere che le PA pubblichino atti, documenti e informazioni che detengono e che non hanno ancora divulgato.

Tutti i dati formati o trattati da una PA devono essere integri, e cioè pubblicati in modalità tali da garantire che il documento venga conservato senza manipolazioni o contraffazioni; devono inoltre essere aggiornati e completi, di semplice consultazione, devono indicare la provenienza ed essere riutilizzabili (senza limiti di copyright o brevetto).

Infine si confermerà che la durata dell’obbligo di pubblicazione è di almeno 5 anni che decorrono dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui decorre l’obbligo di pubblicazione e comunque fino a che gli atti abbiano prodotto i loro effetti (fatti salvi i casi in cui la legge dispone diversamente).

Chiediamo quindi nuovamente che venga ritirata immediatamente la disposizione (peraltro ignota) che ha stabilito che la pubblicazione degli atti viene fatta per soli 15 giorni, e che inoltre gli atti vengano pubblicati integralmente, senza omettere gli allegati, come troppo spesso avviene.

 

P.S. questo il testo del comunicato che avevamo preparato in risposta al citato intervento di Pasquale Iatomasi del 1° febbraio scorso, e che abbiamo “congelato” dopo le dimissioni del Sindaco Izzo.

Visti anche i due successivi interventi dell’ormai ex assessore Iatomasi: l’insoddisfacente “stato finanziario del comune di San Salvatore” (era stato promessa la pubblicazione dell’elenco analitico delle spese sostenute dal nostro comune nel 2012, ma invece sono stati forniti solo inutili dati riassuntivi) e la più recente “risposta a Creta”, non ci prendiamo altro tempo e onoriamo il nostro “debito”.

Auspichiamo ora che altri passi avanti in trasparenza, a iniziare dal sito internet, possano essere fatti grazie al nuovo commissario, al quale chiediamo di eliminare subito le restrizioni recentemente operate dall’amministrazione Izzo.

Alla verifica con l’apposita procedura del Ministero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione il sito internet del nostro comune risulta rispettare solo 3 (di cui uno parzialmente) dei 42 indicatori previsti dalle linee guida 2011: c’è parecchio da fare quindi! E poi c’è da applicare l’articolo 18 della legge 134/2012 (altro che “privacy dei creditori”).

6 Commenti

  1. Caro Pierluigi, sai che ti stimo come persona e professionista e ho sempre considerato il Movimento cui appartieni un elemento positivo nella politica del nostro Paese. Ti ringrazio per l’esauriente esposizione sulla privacy e sui regolamenti applicativi.
    Una domanda, però, consentimi di fartela: non pensi che sia arrivato il momento di impegnarti, o di impegnarvi, direttamente nell’amministrare il nostro Comune?.
    Almeno dimostrerete sul campo le vostre indiscusse capacità di governo e di applicazione della democrazia diretta a voi tanto cara. Attendo fiducioso per il prossimo futuro un vostro impegno diretto.
    Con stima e affetto.
    Pasquale Iatomasi

  2. Questo è il solito “dogma”: che impegnarsi per la propria comunità significhi esclusivamente che ci si debba candidare, essere eletti e diventare sindaco o almeno assessore!
    Pasquale Iatomasi sa bene però quale “costo” abbia tutto ciò in termini di compromessi da accettare che poi, una volta eletto, ti impediranno quasi certamente di realizzare quello che ti eri ripromesso di fare.
    E’ per avere sempre rifiutato questi compromessi che non mi sono mai candidato, e tuttavia ho cercato di dare sempre il mio contributo di idee a tutti quelli che hanno amministrato il nostro paese o si sono candidati a farlo.
    Cittadini in Movimento è proprio questo: il tentativo di indurre un cambiamento, come altrove è stato fatto, nel modo di governare, con una progressiva TRANSIZIONE dalla democrazia puramente rappresentativa a quella partecipativa, nello spirito di ciò che lo stesso T.U.E.L. (testo unico degli enti locali – d.lgs. 267/2000 – articolo 8 – partecipazione popolare) voleva imporre. E’ in questo spirito che Vi avevamo chiesto di condividere con i cittadini la redazione del nuovo Statuto, proprio per aprire l’amministrazione (open government) alla partecipazione. E’ per questo che abbiamo aderito e contribuito alla costituzione della consulta ambientale. E’ per questo che abbiamo seguito con attenzione tutte le vostre iniziative, per quello che era possibile utilizzando i documenti pubblicati sul sito istituzonale, facendovi sempre conoscere il nostro parere. I nostri stimoli e anche le nostre critiche erano una risorsa aggiuntiva che vi era offerta e che non avete saputo sfruttare, vivendo la voglia di partecipazione dei cittadini come un fastidio e non come un’opportunità (le consulenze esterne che avete dovuto pagare potevano essere evitate utilizzando le professionalità che erano nella consulta ambientale, solo per fare un esempio tangibile).
    Visto come sono andate le cose in questi ultimi 10 anni, non posso escludere a priori un diverso impegno di Cittadini in Movimento, ma in tal caso si tratterebbe di una SCONFITTA prima di tutto VOSTRA, dei “politici-rappresentanti” che in questi anni hanno amministrato il nostro paese.
    Trasparenza e partecipazione, tanto professate quanto poco praticate, sono gli unici strumenti affidabili per perseguire l’interesse collettivo, alleggerendo anche il “carico morale” di responsabilità verso i propri concittadini che grava su sindaci, assessori e consiglieri comunali per ogni loro decisione.

  3. E’ vero, sono già costretti a parlarne pur senza capire bene di che si tratta, ma non mi sembrano in grado di applicarla in concreto perchè è “leggermente” incompatibile con l’idea che si possa fare il politico per professione o comunuque a “tempo indeterminato” e senza soluzione di continuità.
    Ma non c’è altra strada: le scelte che riguardano tutti, soprattutto le più importanti, debbono essere condivise con tutti.
    Segnalo un progetto molto interessante: OPEN-MUNICIPIO (http://www.openmunicipio.it/) che fornisce strumenti estremamente semplici da implementare (a un costo assolutamente congruo) per aprire le decisioni al contributo dei cittadini. E’ ovvio che anche i cittadini devono fare la loro parte.

  4. Mi ha riempito di gioia e di speranza un’affermazione di Grillo appena ascoltata nei TG. Ha parlato di democrazia via web e cioè di ascolto del parere dei cittadini per ogni legge da valutare. Non mi sembra vero! Dal 2001, anno di nascita di ViviTelese, il nostro sito ha sempre promosso la democrazia digitale facendo anche esempi concreti (a Jesi in provincia di Ancona il sindaco apriva il sito municipale per una settimana per raccogliere interventi dei cittadini e per poi decidere di conseguenza). Molti affezionati lettori ricorderanno il vecchio sito con a sinistra una colonna di pulsanti per accedere a link esterni: visivamente ricordo dall’alto GrilloBlog, StrisciaLaNotizia, MiMandaRaiTre ecc… Se davvero andrà affermandosi una democrazia reale che soddisfa le esigenze dei cittadini forse è davvero arrivato il tramonto della casta! Ma andiamoci piano con gli entusiasmi! Lo dico a me stesso.

  5. Sulla G.U. n. 80 del 5 aprile 2013 è stato pubblicato il Decreto Legislativo 14 marzo 2013 n. 33 – Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicita’, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni.

    Ne riporto utilmente due piccolissime parti per chiudere la questione discussa con l’ex assessore Iatomasi.

    Art. 1:
    Principio generale di trasparenza
    comma 1: “La trasparenza e’ intesa come accessibilita’ totale delle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attivita’ delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”.

    Art. 8 – comma 3: “I dati, le informazioni e i documenti oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi della normativa vigente sono pubblicati per un periodo di 5 anni, decorrenti dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello da cui decorre l’obbligo di pubblicazione, e comunque fino a che gli atti pubblicati producono i loro effetti, fatti salvi i diversi termini previsti dalla normativa in materia di trattamento dei dati personali e quanto previsto dagli articoli 14, comma 2, e 15, comma 4” del decreto.

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