Telese: uomini e cani

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 Pietro Quercia. “Non è apologia, è storia”,  disse il compianto avv. Giannino Di Santo nella presentazione di Giorgio Almirante in occasione dell’incontro, con i cittadini della Valle Telesina, nel salone dei Bagni Caldi delle Terme. Fu il nostro modo di festeggiare, nel 1984, il 50° Anniversario dell’Autonomia Amministrativa di Telese.

Non è apologia, è storia se richiamo Regi Decreti (Leggi fasciste) in vigore nel dopoguerra con l’acquisita democrazia.  Ero un ragazzino di sei anni, era, quindi, l’anno 1950, ma vivo è il ricordo di uomini che conducevano i propri cani   affinché questi venissero resi sterili.

Il luogo dell’operazione era l’angolino tra gli scalini del Sagrato  della Chiesa di San Salvatore Telesino ed il vicoletto che conduceva alla Via Mastracchio. Certo! Si può contestare il luogo dell’operazione ed i mezzi usati ma è indiscutibile  il fine: limitare il proliferare dei cani randagi. E’ la dimostrazione che i problemi, un tempo,  venivano affrontati e si cercava la soluzione.

L’amico Ezio Esposito mi ha dato delle foto scattate dal suo terrazzo.  Esse  rappresentano  lo scheletro di quella che doveva essere una grossa villa, così giacente da decenni. Detta struttura è stata rifugio di drogati,  ora sfrattati dai cani randagi. Un muro di cinta con sopra una inferriata delimita la proprietà di Ezio, ma, ciò nonostante,  i cani se li è trovati in giardino, affamati e pericolosi.

Si potrebbe aggiungere un altro triste capitolo ai tanti problemi che affliggono Telese, perché strutture del genere ce ne sono tantissime a deturpare ed inquinare l’ambiente e non si intima l’ultimazione né si ordina l’abbattimento.

Devo, e con profondo rammarico, constatare che a Telese la vita prosegue con apatia solo perché i Maya si sono sbagliati.

Non si muove una foglia.

Rassegnati ad un fato avverso e privi di volontà di reagire, ci lasciamo usurpare di ciò che ci appartiene, oggi come ieri, a partire dal tardo feudalesimo.

“La quiete dopo la tempesta”. Ma il Leopardi rappresentava  un borgo che dopo la tempesta riprendeva  vita.  Noi,  invece,  ci  lasciamo morire.  E in tanti, purtroppo, rimpiangono la tempesta.

 Nota.  Il discorso di Almirante, in quattro parti, è stato da me riprodotto su You Tube, basta cercare “Almirante a Telese”.

 

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