Prescelti democratici

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Angelo Mancini. Dopo il parlamento dei  “Nominati” avremo il parlamento dei  “Prescelti”, non più unti dal Signore, ma dai “signori delle liste”. Abbiamo assistito, e assisteremo ancora in questi giorni, alla presentazione delle liste da parte delle varie formazioni (il nome partito è del tutto inappropriato) oggi presenti in parlamento e l’elemento costante è la presenza nei posti  “sicuri” di persone prescelte. Sono  “esperti”,  “professionisti”,  “industriali”,  “alti sindacalisti”,  “economisti” “super-manager”,  “burocrati”,  ect…, cittadini che fino ad oggi si sono occupati di situazioni specifiche, inerenti al loro lavoro, a cui vanno aggiunti i “familiari di…” che non mancano mai, chiamati al capezzale della grande malata Italia per le cure del caso (almeno così si dice).

Questo elemento comune induce ad alcune considerazioni:

Il parlamentare non deve rappresentare il territorio; deve essere del territorio! Nelle elezioni per il senato americano del 2001, Hillary Clinton non solo dovette acquistare alcuni mesi prima una casa a New York, ma dovette dimostrare, a cittadini e giornalisti presenti costantemente davanti alla porta, di abitarci effettivamente per poter rappresentare al senato i cittadini di quello stato. Da noi persone del tutte estranee al territorio vengono schierati nei primi posti di lista solo per essere certi dell’elezione. Chi rappresenteranno realmente poi? Dubito fortemente che faranno gli interessi della circoscrizione che li ha eletti!

La “competenza” è sempre qualcosa di specifico! Non si è  bravi in tutto. Michel Jordan, uno dei più grandi giocatori di basket di sempre, volle provare a cambiare sport dedicandosi al baseball sua grande passione. Ebbene, il più grande giocatore di basket di quegli anni era una autentica “schiappa” del baseball, confinato nel ruolo di riserva. Deluso, poi, ritornò al basket e vinse ancora. Tutti i tecnici del governo Monti, per loro ammissione, hanno pagato inevitabilmente lo scotto dell’inesperienza politica; morale: liste piene di  inesperti o “diversamente esperti” come si ironizza oggi.

La sovranità appartiene effettivamente ancora al popolo? Visto che molti di questi candidati rappresentano i vari leaders politici e consorterie varie appare proprio di no! Sembrano giocatori della stessa squadra, che durante le partite di allenamento giocano con pettorine e casacche diverse, ma che nelle partite vere, quelle della gestione del potere e delle risorse, fanno gruppo, fanno gioco comune.

Si vuole effettivamente cambiare questo sistema elettorale per ridare il diritto ai cittadini di scegliersi autonomamente i propri rappresentanti? A parole sì, sin dalla sua entrata in vigore, da parte di tutte le forze politiche; nella realtà fa comodo perché non consente bocciature al gruppo di vertice delle varie formazioni politiche. Abbiamo assistito in questi anni ad un balletto di proposte sempre antitetiche ed inconcludenti; la questione è: possono i giocatori fare le regole per la partita successiva? La risposta ragionevole è no, eppure é quello che accade. Sarebbe, allora, auspicabile che al presidente della repubblica fosse concessa la facoltà di nominare una commissione di esperti di sistemi elettorali e che le proposte di questa fossero sottoposte a referendum popolare. In questo modo le regole le farebbero i cittadini e non  “interessati” giocatori.

I partiti sono il baluardo per l’antipolitica populista?  Politica deriva dalla parola greca pòlis, città, comunità. Antipolitica significa, allora, fare un qualcosa che va contro la propria città, la propria comunità. Se la situazione che viviamo è critica, per usare un eufemismo, i politici di questi ultimi anni hanno fatto della buona politica o antipolitica?

In questa tornata elettorale la posta in gioco sarà  la più alta possibile: la sovranità popolare, la democrazia vera, quella del demos, popolo,  contro quella finta, elitaria e oligarchica che si va schierando.

La parola a te cittadino elettore!

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