Lettera aperta a Papa Ratzinger

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Alberto Senatore. Spett.Le Pontefice, sono Alberto Senatore, presidente dell’Associazione Culturale “ il piccolo Davide ” di Giffoni Valle Piana. Le scrivo riguardo le notizie sconvolgenti provenienti dal Suo paese d’origine, la Germania, più precisamente, riguardo le dichiarazioni del vescovo Stephan Ackermann, delegato della DBK  ( Deutsche Bischofskonferenz), in materia di abusi. Il responsabile della Conferenza Episcopale Tedesca, riferendosi allo scandalo della pedofilia, che ha devastato la chiesa e decimato i fedeli, ha detto, che i sacerdoti conquistavano la fiducia delle vittime al momento della confessione e della preghiera. “Abbiamo ricevuto quasi 8.500 segnalazioni”, ha detto il vescovo, in merito alle testimonianze che hanno permesso di ricostruire il puzzle del martirio pedofilo. Ad oggi, si contano quasi 1.200 vittime e l’indagine continuerà, perché Ackermann è conscio che potrebbero esserci – purtroppo – ancora molti casi sepolti dal tempo. Le dichiarazioni del vescovo Ackermann, aggravano una nostra opinione, già comunicata al presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinal Angelo Bagnasco, nel marzo 2012. La nostra preoccupazione, oggi purtroppo, confermata e accresciuta dalle suddette inconfutabili rivelazione, riguardava la pratica della Confessione dei bambini. Lo spunto era nato dall’analisi delle testimonianze dei bambini abusati dai sacerdoti cattolici e dalle dichiarazioni stesse degli abusanti. Dai racconti delle vittime, quasi sempre drammatici e cruenti, si evidenziava un comun denominatore nel modus operandi del prete abusante. La nostra attenzione fu catalizzata dalla strategia utilizzata da molti sacerdoti pedofili: utilizzavano la confessione per l’approccio delle vittime e il confessionale per le successive minacce. Praticamente durante la confessione il sacerdote esaminava la probabile vittima, e con domande mirate, la introduceva nella sfera sessuale, inducendola a raccontare i suoi segreti più intimi. Una delle domande apripista più usate dai confessori pedofili riguardavano gli atti impuri. Ed è proprio su questi atti che i pedofili in abito talare concentravano la confessione; con le domande cercavano pretesti di peccato nei bambini, da utilizzare per caricare sui confessanti un tremendo senso di colpa. Queste le domande maliziose, maggiormente utilizzate dai predatori di bambini per carpire informazioni e per verificare il grado di vulnerabilità della possibile preda: Hai commesso atti impuri ? Quali ? Ti sei toccato ? Dove ? Quello che hai fatto è un peccato molto grave, difficile da perdonare, lo sai ? Se fai quello che ti dico, chiederò io a Dio di perdonarti, sei d’accordo ? Sai mantenere un segreto ?

Sdegnati da questi fatti, la Sezione Antipedofilia della nostra associazione avviò un’indagine di approfondimento a riguardo, con il preciso obiettivo di elaborare strategie di prevenzione e repressione di questa discutibile pratica. La nostra analisi inizialmente fu indirizzata sul valore e sulla effettiva necessità della confessione dei bambini. “ Dal Catechismo della Chiesa Cattolica – LA CELEBRAZIONE DEL MISTERO CRISTIANO

1457 Secondo il precetto della Chiesa, « ogni fedele, raggiunta l’età della discrezione, è tenuto all’obbligo di confessare fedelmente i propri peccati gravi, almeno una volta nell’anno ». Colui che è consapevole di aver commesso un peccato mortale non deve ricevere la santa Comunione, anche se prova una grande contrizione, senza aver prima ricevuto l’assoluzione sacramentale, a meno che non abbia un motivo grave per comunicarsi e non gli sia possibile accedere a un confessore. I fanciulli devono accostarsi al sacramento della Penitenza prima di ricevere per la prima volta la santa Comunione.1458 Sebbene non sia strettamente necessaria, la confessione delle colpe quotidiane (peccati veniali) è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa.” Prima Comunione Nella Chiesa cattolica viene chiamata Prima Comunione il momento in cui i fanciulli, ma eventualmente anche persone in età più matura, si accostano per la prima volta al sacramento dell’Eucaristia. Caratteristiche: La Prima Comunione viene solitamente preceduta da un itinerario di catechesi volto a portare la persona alla consapevolezza del gesto sacramentale che sta per vivere. Fino 1910 la prima comunione era conferita dall’età di dodici/quattordici anni, età in cui, terminato il catechismo, il giovane fedele avrebbe dovuto avere una sufficiente conoscenza della dottrina cristiana. Poi, sotto il pontificato di Pio X, per la precisione l’8 agosto 1910, la Congregazione dei Riti con il decreto Quam singulari abbassava l’età prescritta a sette anni, ritenendo che non fosse necessaria la conoscenza di tutta la dottrina per ricevere validamente il sacramento, ma che fosse sufficiente aver raggiunto l’età della discrezione, per distinguere l’eucaristia dal pane comune. La Chiesa Cattolica Apostolica Romana, nel 1910, decise di abbassare l’età minima per accedere alla confessione, ritenendo che a 7 anni un bambino ha già raggiunto l’età della discrezione, cioè la facoltà di discernere il bene dal male. A conclusione della nostra indagine, fu fin troppo evidente che questa decisione ha dato la stura alle acque della pedofilia clericale, poiché, esaminando le testimonianze delle vittime, i primi abusi avvengono proprio nella fascia di età che va dagli otto ai dodici anni. Un’età puerile, in cui un bambino è incapace di contrastare l’autorità e la persuasione di un adulto, di conseguenza è particolarmente vulnerabile. Alla luce di questi risultati, la nostra Associazione ritenne paradossale il decreto Quam singulari, e di conseguenza, proponemmo al cardinal Bagnasco l’immediata abrogazione; inoltre chiedemmo anche che, la soglia della cosiddetta discrezione, cioè l’età in cui un bambino può accedere alla confessione sia elevata ai 14 anni.

In aggiunta a ciò, consigliavamo alle gerarchie cattoliche di istituire un manuale di guida pratica alla confessione dei minori, sia per i confessori che per i confessanti. Un prontuario dove venissero elencate le domande lecite e le domande da evitare, vietando categoricamente le domande a tema sessuale. Un vademecum ai quali i sacerdoti dovevano attenersi, che diventasse un riferimento anche per i genitori, per una eventuale verifica del rispetto delle regole. In pratica un codice deontologico della confessione. Oggi, alla luce delle ignobili verità che si sono aggiunte ad una già indegna realtà, il piccolo Davide, Le chiede di considerare quanto sopra, e di illuminare con i Suoi preziosi consigli, le menti di coloro che, per ragioni a noi incomprensibili, abusando anche del nome di Dio, alla violenza sessuale aggiungono anche l’abuso spirituale. Dal presidente Bagnasco, all’epoca non avemmo nessuna risposta, per questo adesso ci rivolgiamo a Lei, certi della Sua sensibilità e fiduciosi nella Sua responsabilità di Padre.

In fede, Alberto Senatore 21 gennaio 2013, Giffoni Valle Piana

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