C’era una volta…

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Ezio Esposito. L’accalappia cani. Quando l’Uomo ‘apparteneva’ ad un stadio superiore e le bestie uno scalino più sotto. Quando si era più poveri e si credeva in Dio e l’Uomo era fatto a sua immagine e somiglianza c’era L’accalappia cani, spesso anche guardiano del macello comunale. Quando veniva segnalato un cane senza padrone in giro per il paese, il nostro prendeva il lungo arnese che terminava in un cappio con il quale prendeva i cani randagi, il cappio scorreva e imprigionava le bestie in una sorta di collare. Portate al macello comunale le bestie così catturate venivano chiuse in gabbie e accudite scrupolosamente. La norma prescriveva che entro 10 giorni il cane poteva essere reclamato da un proprietario nel questo caso gli veniva riconsegnato senza alcuna modalità. Ove il cane non fosse stato reclamato veniva soppresso, orrore!, con polpetta avvelenata: normativa fascista in vigore, pare, fino alla soglia degli anni ’60. Questa norma evitava che il randagismo ritenuto pericoloso per i cittadini, per vari motivi si espandesse.

Poi un giorno l’umanità è diventata più opulenta e si è scoperta più sola per cui tenersi in compagnia di cani, o gatti e simili, rappresenta un valido sostituto agli affetti umani assenti o mancanti. Se sei solo, o deluso, se la vita non ti offre altro di meglio c’è un cane che ti lecca le mani ricambiando le coccole per le crocchette industriali che gli hai dato, si conclude: meglio un cane degli esseri umani.

Aberrazione, ritengo, importata dagli USA quale cultura dominante europea, ergo anche italiana. I film e gli sceneggiati televisivi abbondano di bambini che nascondono nel propri letto cani, gatti e bestie dicendo. Non son rari gli adulti che si lasciano baciare e leccare sulla bocca dai cani…per non dir delle signore. Occorre dire e chiarire che affermando certe verità non significa essere contro chi ama gli animali; e gli animalisti godono del sostegno dei più illuminati: vuol dire, semplicemente, che tra l’uomo e gli animali esiste un distinguo.

Le società decadenti e permissive sono debbono sempre l’inizio del declino. E in tutte, è Storia sempre ignorata, si manifestano certi sintomi difficili da ignorare. Altri popoli, più giovani e motivati rigidamente indottrinati si muovono all’orizzonte come l’onda lontana di uno tsunami, che di tempo ne impiegherà ma arriverà a terra e sconvolgerà ogni cosa. Basterebbe pensare a cosa accadrebbe se il primo soldato cinese si affacciasse sugli Urali. Quel popolo i cani li mangia, per fare un paragone e certo ciò dice poco, però è un paragone.

In questo nostro mondo ci siamo assuefatti a che  migliaia di abitazioni vengono svaligiate ogni giorno dagli specialisti delle serrature, senza colpo ferire il fatto ci riporta alla mente altri tempi, quando altra cultura impediva alla mente di concepire che si potesse entrare in casa altrui per portar via un oggetto qualunque.

Uomini e Cani, bravo Pietro, amico mio.

e.e.

1 commento

  1. Ezio, il distinguo tra uomini e cani è regola che la mia cagnolina conosce bene: Se, per scherzo, mi avvicino di più al suo musetto, essa si ritrae e mi lecca delicatamente la mano.
    Sulle abitudini importate da quel meraviglioso popolo americano (perbenista, altruista, moralista, pudìco ed ancora democratico, antirazzista, antischiavista) di portarsi a letto i cani, mi allontano dal tema perché mi è venuto in mente un episodio che dimostra il tentativo dei popoli di stravolgere le verità storiche.
    Nel 1969 acquistai, per regalarlo, la prima edizione di “Niente e così sia” di Oriana Fallaci
    Prima di regalarlo lo sfogliai e mi capitò di leggere una raccapricciante testimonianza della scrittrice, inviata speciale da “L’Espresso” a Saigon, durante la guerra del Vietnam. Un terzo del contenuto del romanzo era formato dalle agghiaccianti testimonianze che ometto di citate per non turbare la sensibilità dei lettori: I Marines americani, ubriachi e drogati commisero nel Vietnam le più atroci barbarie sui bambini vietnamiti.
    Qualche giorno dopo riacquistai per me il libro, ma non vi erano più le testimonianze dirette della Fallaci.
    Pietro Quercia.

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