Telese Terme. Randagismo: un grosso problema

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Pietro Quercia. Non so in quanti hanno vissuto la brutta esperienza di essere circondati da un branco di cani ringhianti. A giorni alterni arrivavo alla Stazione ferroviaria alle due di notte e l’ imbattermi in branchi di cani  era abituale: sul Viale Minieri c’ erano ancora i platani.

Ma una notte fu tanta la paura che fui costretto a prendere la patente di guida e ad  acquistare una Cinquecento. Il problema del randagismo, quindi, esiste da sempre e mi rifiuto di pensare al destino di quelle povere bestie se il problema dovesse essere radicalmente affrontato (mi è difficile ipotizzare la corretta applicazione della legge quadro n. 281/1991): sarebbe, comunque,  una soluzione  momentanea e non definitiva, perché la razza dell’ “animale  uomo” è inestinguibile.

Durante i giorni della raccolta di firme nel tentativo di scongiurare il trasferimento del Poliambulatorio, diverse mamme, preoccupate, mi posero il problema del randagismo ed io, a conoscenza dell’ intervento dell’ Amministrazione comunale sull’ argomento, assicurai le mamme ed aggiunsi che, comunque, erano animali innocui.

Ma questa notte, sulla Via Manzoni, all’ altezza di Via Goldoni, ho assistito ad una scena raccapricciante: un branco di circa venti cani hanno circondato, azzannato ed ammazzato un cagnolino. Al passaggio di una macchina si sono momentaneamente allontanati, lasciando il cagnolino sull’ asfalto,  per poi subito ritornare e trascinarlo via, tra un latrare ed un abbaiare agghiacciante.

 Ho vissuto, in diretta, una scena da documentario sulla sopravvivenza animale. Erano  le 0,30, a quell’ora ho visto ragazzini appena adolescenti rientrare a casa…..

 Non ho suggerimenti da dare, pur avendone, gli Enti preposti non ne avrebbero bisogno, voglio solo rivolgermi a coloro che abbandonano i cani:  Prima di adottare un cucciolo, per soddisfare, magari, i capricci dei vostri figli, pensateci bene, perché i cuccioli diventano adulti e potrebbero essere d’ingombro soprattutto durante il periodo delle vacanze estive.

 

12 Commenti

  1. ciao pietro
    il problema è alquanto vecchio come dici tu vedi anche il mio articolo a tal riguardo del 13/09/2010 basta cercare su internet
    ahimè mancano i fondi per affrontare questa piaga
    non prendiamocela con quei poveri cani ma prendiamocela con i cani di PADRONI che li hanno abbandonati
    si sa il cane allo stato libero e in gruppo acquisisce l’istinto primario
    urge uno sforzo comune facciamo una colletta ognuno doni 1 euro ne vale la sicurezza di tutti noi cittadini
    un abbrccio a pietro da angelo zarro

  2. Ciao Pietro, finalmente qualcuno che espone con la dovuta preoccupazione il fenomeno del randagismo.
    A Telese centro ed in periferia il problema è molto serio. L’attenzione dell’amministrazione comunale e dell’ASL, autorità competenti che conoscono molto bene il problema, è praticamente concentrata sullo scaricabarile con l’evidente scopo di evitare di “accollarsi” i costi di mantenimento dei cani nelle strutture autorizzate. Dobbiamo aspettare che ci scappi l’aggressione alle persone prima di intervenire?
    Negli ultimi mesi ho mestamente raccolto i resti di 3 cucciolate di “miciotti” azzannati ed ammazzati dai randagi. Ho installato una telecamera ad infrarossi per capire cosa succedeva nel cortile. Ho così scoperto che i cani riuscivano a saltare con estrema facilità il cancello (110 cm di altezza) e ad arrampicarsi e scavalcare il muretto di cinta di 140 cm. Ti assicuro che le aggressioni ai poveri micetti sono raccapriccianti.
    Le galline dei miei vicini sono state altre incolpevoli vittime dei raid dei randagi.
    Ho letto proprio ieri su un quotidiano locale della denunzia nei confronti di amm. comunale ed ASl da parte di un cittadino che lamentava l’aggressione ad un suo gatto da parte dei randagi. Non so chi sia il cittadino, ma se ha bisogno di filmati che confermino l’aggressività di questi cani sono a disposizione.
    A qualche assessore ho fatto notare che a Telese sono in molti a praticare attività sportive all’aperto (ciclismo e jogging) e che quindi queste persone sono ad alto rischio di aggressione.
    Una volta una vecchia pubblicità recitava: “prevenire è meglio che curare”. Qui invece regna il menefreghismo assoluto condito dalla sempre valida e preferita attività dello scaricabarile.
    Invito gli organi di sicurezza che durante le ore notturne vigilano sul nostro territorio ad inviare idonee segnalazioni agli organi responsabili del randagismo sul territorio al fine di evitare che qualche “capuzzella” possa trincerarsi dietro il fatidico: “io non ne sapevo nulla”. Ciao Pietro.
    Giuseppe Grimaldi

  3. Ciò che dà il cane all’uomo è infinitamente più nobile di quanto un buon padrone possa dare al proprio cane.
    Amo gli animali, tantissimo i cani, fino al punto da dare ad essi un diverso nome comune perché “cane” viene solitamente dato ad una persona senza cuore.
    La soluzione del problema randagismo è possibile solo con una legge dello Stato: Inserire il cane nel proprio nucleo familiare.
    Una iniziativa a ciò intesa partì da Genova nel 1998 ma, come è solito in Italia, non se ne fece niente.
    Ripetere una raccolta di firme per ripresentare un disegno di legge a ciò tendente avrebbe, sicuramente, la collaborazione di “Cittadinanza attiva” al fianco delle associazioni degli animalisti e, Cittadinanza attiva, sicuramente avrebbe la collaborazione di Angelo e Giuseppe, che saluto e ringrazio.
    Pietro Quercia.

  4. Caro Pietro, anche mia moglie, che ancora lavora, ha avuto la stessa esperienza e proprio alla stazione, di mattina presto. Da allora non prende più il treno per andare al lavoro ma usa la macchina con aggravio di spese per gasolio, autostrada e parcheggio (a Napoli è molto caro).
    Non sono d’accordo con te solo su una affermazione: la razza umana è inestinguibile!!
    Se continuiamo di questo passo a inquinare ed eliminare il verde, molto presto ci estingueremo anche noi.
    A quelli che prendono un cane senza sapere a cosa vanno incontro e poi lo lasciano per strada dico: vergognatevi due volte! Una per aver preso un animale senza esserne convinti e due per averlo abbandonato.

  5. Un anno fa, una randagia ha partorito otto cuccioli in una cascina di mio padre nella zona Scafa e grazie all’aiuto di diversi volontari sono stati tutti allevati, vaccinati, microcippati e adottati attraverso le reti animaliste. Ora i cuccioli vivono tra la nostra zona e qualcuno è a Bolzano come altre cucciolate della zona. La madre Bella, questo è il nome che gli è stato dato, in seguito a segnalazioni dei cittadini, è stata condotta in un canile convenzionato ma è stata monitorata dai volontari, i quali dopo averne verificato l’inadeguatezza complessiva, perchè aveva la coda mozzata e visibilmente dimagrita, è stata ripresa e dopo averla ristabilita, stanno cercando un adozione. Questo per dire che a mio avviso, il randagismo è un fenomeno complesso in cui già operano molte persone esclusivamente a loro spese, e, non escludo che venga alimentato una sorta di allarmismo sociale, indotto forse inconsapevolmente proprio da alcuni proprietari che per affezione o altro, esternano in forma discriminata il loro amore per gli animali. A Giuseppe mi sentirei di dire ad esempio, se al posto d’installare una camera ad infrarossi non era più utile lasciare una ciotola con qualche avanzo, visto che tra ‘cani e gatti’ esiste un’istintiva e proverbiale aggressività e magari riflettere sul fatto che se l’uomo si è arrogato il diritto di esercitare la padronanza del territorio con le sue leggi, i cani che sono comparsi sulla terra prima dell’uomo, potrebbero avere i medesimi diritti all’esistenza e pretendere che siano i nostri spazi, a cedere qualcosa. Ho trovato un buon segnale da parte del comune incentivare le adozioni con un piccolo contributo economico ma andrebbe fatto ancora tanto lavoro nella direzione del concetto di cane di quartiere in cui, attraverso una responsabilità civile, ai randagi che per loro definizione, esigenze e natura non possono che vivere nella loro territorialità, si fornisce un’assistenza di quartiere da parte dei cittadini… dove è l’uomo, una volta tanto, a doversi adattare con piccoli gesti certamente più gratificanti.

    • Ciao Flavio, nel mio caso hanno scavalcato il cancello e/o il muro di cinta e le aggressioni sono avvenute all’interno del cortile. Non la penso come te sulle ciotole con gli avanzi. Ero abituato a lasciarle per i gatti, ma considerando le incursioni notturne dei randagi ho pensato di toglierle perché ritengo che sia proprio questo uno dei motivi principali che spinge i cani a compiere i raid.
      A proposito senza la telecamera come avrei fatto a capire chi sterminava i “miciotti”?
      Cosa avresti preferito notti insonni ad aspettare a braccia aperte l’aggressore con il rischio di essere azzannato? Al vicino a cui hanno ucciso le galline cosa suggeriresti? …. ciao Flavio.

      • Ciao a te Peppe, so che hai amore per gli animali perchè ti conosco e sono certo che anche Pietro ha una non comune sensibilità, al di la delle incomprensioni ma permettimi di ribadire che il tono dei vostri interventi rischia di falsare la visione del problema del randagismo in cui molte persone operano con grande dedizione di tempo e denaro personale, riportando risultati importanti e rimangono sistematicamente ignorati dalle istituzioni anche in piccoli suggerimenti che potrebbero realmente incidere sul problema…e tavolta anche da quella parte di società che ama sentirsi in qualche modo, sensibile. Nel tuo caso, una volta filmato i cani aggressori, hai risolto qualcosa? Per quanto ne sappia, gli animalisti attivisti che si pongono seriamente il problema, al posto delle telecamere fanno campagne di sterilizzazioni e laddove nascono cucciolate si adoperano per collocarli in adozioni per chipparli…in questo modo, il numero dei randagi si riduce e questo consente che i branchi randagi sono meno numerosi e quindi meno aggressivi. In qualche caso, come avviene in zona scafa e via vomero, i volontari provvedono a fornire del cibo per stabilizzare la loro territorialità. Ce ne sono molti che puoi trovare su via coppi che non sono affatto aggressivi e questi cani andrebbero monitorati con chip intestati al comune di cui, molti cittadini si possono occupare spontaneamente come succede da millenni e senza gravare, come avviene, con costi sociali molto alti ai canili ufficiali che, non solo non risolvono il problema ma come nel caso che ti ho citato, di cui ne ho conoscenza diretta, aggravano ulteriormente la vita di questi animali già troppo sciagurata.

  6. Ciao Flavio. Forse ti sfugge che grazie all’installazione del dispositivo video ho potuto sistemare delle contromisure che non consentissero ai cani di entrare nel cortile. Per adesso qualche risultato l’ho raccolto e poi (lasciamelo credere) forse ho salvato anche la vita a qualche “miciotto”. Ti sembra poco? L’unica cosa di cui mi pento è di non averci pensato prima e chissà (lasciamelo credere ancora una volta) avrei salvato qualche altro gattino rendendo felici alcuni amici che mi avevano chiesto uno o più dei piccoli felini. “Dulcis in fundo”, come puoi ben capire, mi è toccato anche il doloroso compito di comunicare il triste esito dei vari raid dei randagi.
    A proposito ti sei mai chiesto se l’amministrazione comunale o l’ASL abbia verificato se questi cani siano dotati di microchip? Forse si sarebbero potuti identificare i proprietari e qualche quadrupede sarebbe potuto tornare felicemente a casa.

  7. Carissimi tutti, mi sono meravigliato. Non mi aspettavo tanti commenti, io che non ne ho mai avuti sui tanti precedenti interventi. E proprio tra coloro che amano gli animali, cani e gatti.
    Qualcuno, su “Questa è Telese” suggerisce, sbricativamente, l’ intervento di accalappiacani non comunali o delle ASL: e’ un cittadino che non ha capito niente, e sintetizzo: Amo gli animali ed il sentimento opposto nutro nei confronti dell’ uomo che li abbandona. Un ragazzo, preso singolarmente, ha buoni sentimenti, nel gruppo può essere pericoloso perché sottoposto alla legge del branco.
    Sul grosso problema del randagismo non vedo altra soluzione se non l’inserimento dei cani nel nucleo familiare.
    La sola preoccupazione sarebbe, che questo governo “accalappiasoldi” possa mettere la tassa sul cane.
    Un abbraccio e auguri a tutti.
    Pietro Quercia.

    • Caro Peter, in fondo ci capiamo benissimo,ed è questo il problema. Non contesto che la genesi del problema sia l’abbandono ma questo purtoppo,come tanti comportamenti incivili, non si risolve trattando il problema con un intervento come il tuo, in cui si lascia apparire che siamo infestati di belve feroci. La linea adottata in ambiti più efficienti è l’anagrafe della popolazione canina con relativa sterlizzazione ed ovviamente, come hai indicato, l’adozione. Prevenire è meglio che curare. Di solito i cuccioli vengono adottati più semplicemente ma quelli più anziani spesso rimangono per anni nei canili e non so se conosci la tristezza di quelle realtà, purtroppo anche molto dispendiose alla collettività.In molti casi, possono continuare a vivere tranquillamente come già avviene a cani di quartiere grazie alla disponibilità di attivisti particolarmente sensibili. Il mesaggio che volevo lanciare a te e Peppe, è che quando si fanno segnalazioni così allarmanti, ovviamente i responsabili amministrativi si sentono investiti del problema ma si limitano a far rinchiudere qualche branco limitando solo il problema perchè basta qualche femmina in giro e il treno riparte. Un buon segnale è stato incentivare economicamente le adozioni ma è fondamentale il monitoraggio che non va inteso con le telecamere ad infrarossi private o di reti pubbliche di prossima installazione. Sono molti gli attivisti che chiedono proprio alle amministrazioni un aiuto nelle linee che ti ho indicato perchè lavorano in silenzio e con proprie risorse…tu che dici, meritano un appello o pubblichiamo il video di Peppe?

  8. Si, Flaviano, è vero che metodi sbrigativi come quelli indicati da un cittadino servono solo a togliere momentaneamente dal libero girovagare una ventina di cani ma non risolvono il problema. Non voglio che essi vengano portati in canili per essere usati come cavia o rinchiusi in condizioni come quelle spesso mostrate da “Striscia”. Ma il problema esiste ed è grosso perché i cani affamati, in branco, diventano belve feroci.
    In quella esperienza di tanti anni fa ebbi il sangue freddo di fermarmi e, con dolcezza, riuscii ad accarezzare la testa del più feroce (o devo dire aggressivo?) e questo, scodizzolando e non permettendo agli altri di avvicinarsi, mi accompagnò fino a casa. Gli detti tutto ciò che trovai nel frigo,tanto fu il sollievo dello scampato pericolo.
    Quel cane fu la mia guardia del corpo fino al conseguimento della patente di guida perché mi aspettava alla Stazione e mi accompagnava fino a casa.
    Ma se si fosse trovato in una simile situazione un giovincello o una donna?
    Non ti sembra sia facile fare gli animalisti fino all’estremo? Ci si aspetta forse l’ aggressione alle persone? Non credo che il mio intervento abbia allarmato i cittadini, penso, invece, che sia servito da avvertimento a che venga usata maggior prudenza.
    Ti saluto caramente.
    Pietro Quercia.

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