Il giorno della vergogna

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Gianni Giletta. Le parole, a volte, non riescono a rendere pienamente il significato della realtà. Viviamo in un tempo disorientato e stanco, in un tempo che combatte contro la propria paura e incapacità di amare e che fatica a ricomporre le tante fratture presenti nella società, nelle famiglie, nell’ animo umano. Viviamo in un tempo che corre e che non consuma più, in cerca di spazi di calma, di relazione, di prossimità che stentano a venire.

I figli di questo tempo, come me, impegnati nella lotta quotidiana con le proprie tensioni, il proprio desiderio di verità, vivono nell’ attesa di una politica seria, una politica che con la lucidità dell’intelligenza,  possa condividere i problemi e le attese che caratterizzano ogni persona. Di certo non accettano più i manifesti affissi lungo le vie di paese proposti da questo o quello schieramento politico.

Mi chiedo: cosa sta accadendo nella comunità politica di Amorosi?

Non sarò di certo io a spiegare le differenze più esistenziali fra trasmissione di pensiero, che sa abbassare i toni, non critica, non violenta il pensiero  e la bassa comunicazione da reality televisivi, a cui stiamo assistendo –e di cui solo i protagonisti conoscono la trama-.

Vorrei essere però rassicurato sul fatto , che questa ‘fiction’ a cui siamo sottoposti da decenni, e anche nei giorni di festa, non durerà ancora molto.

Parlo di superficialità, ma ci sarebbe da dire ‘mancanza di rispetto’ e addirittura banalizzazione. Come è possibile essere così taglienti, ostili verso le persone, nella comunità in cui si è nati? Come è possibile rendere questo paese inospitale –grazie alle menzogne decennali delle parti- e, il futuro, senza futuro? Come si può trascinare una comunità nel sepolcro e farla diventare lo zimbello di tutti?

Il ‘rassicurante’  che si propone nei manifesti è già visto, già sperimentato. Non ne può uscire un bilancio positivo.

La piazza è vuota: i giovani fanno vita a sé, tirandosi fuori dalle logiche associative,dalle quali si tengono ben distanti  per paura di venire risucchiati e essere ‘controllati’; i vecchi, ormai chiusi nelle loro idee, sviluppano una circolarità non virtuosa che a volta diventa inquietante.  Quale futuro ci attende, se il sistema valoriale, che si propone ai più, è fallibile?

Mio malgrado non riesco ad affermare se non questo: “Non di commentatori o di editorialisti abbiamo bisogno, né di difensori a spada tratta. Il dolore vero è sotto l’ unghia e si finge di non sentirlo”.

La responsabilità  politica impone delle priorità ben precise, tra cui il saper ‘leggere l’ oggi e i suoi segni in questa fase di transizione e di disequilibri, impegnandosi a compiere il bene comune, rispettando tutti nella complessità’.

Complessità che non può essere banalizzata o esorcizzata con chiusure intimistiche, di famiglia o addirittura integraliste. La complessità richiede mediazione e dialogo.  Quindi, considerare definitivi i risultati conseguiti  perché ‘io so fare meglio di te, e tu non hai voce in capitolo’, non porterà altro che al baratro.

La ‘letteratura’  dei manifesti ,fin qui usata a mò di rivincita degli uni sugli altri, permette l’ ingresso in questo abisso.

Qualcuno, forse i più, non sanno che farsene di questa ‘letteratura che uccide’, di motivazioni inutili che sottendono sensi sotterranei , di prosaicità scialba che non incide sulla vita della comunità.  E poi:  una persona creativa tende spesso a presentare caratteristiche opposte nell’ inventare una storia. L’ usare le parole in modo inusuale, con particolari accezioni e significati, è prova di creatività letteraria. Ma non di verità. Così pure  è difficile credere ad una politica che ha stretto la mano in campagna elettorale, eclissandosi dai problemi subito dopo. Ed ora affigge manifesti.

In politica, chi esercita i luoghi dell’ amministrazione pubblica locale risponde direttamente alle esigenze del cittadino, perché più prossimo alle aspettative reali del territorio. Chi esercita il potere non può delegare, né guardare al passato discolpandosi con il solito ‘non siamo noi i colpevoli, ma le amministrazioni precedenti’.

Così pure la minoranza che creda di essere portatore di verità ma sappia che i principi democratici impongono partecipazione e  semplificazione dell’ attività amministrativa. Ma qui siamo dinanzi ad una crisi dei valori.

Ogni persona è segnata dalla tensione all’ incontro con l’ altro. Sono gli incontri personali che segnano la vita delle persone a livello comunitario:  attraverso l’ incontro, si apre la strada per una comunicazione che passa dal livello del dare al coinvolgimento esistenziale.

L’ uomo vuole essere considerato, accolto, ma ciò non è sufficiente. Occorre incoraggiare le persone a far proprio il significato profondo della loro esistenza a rapportarsi con il significato della propria vita nello sperimentarsi, nel comprendersi, nel giudicarsi,  senza essere giudicato. Solo alla fine la crescita della persona si attuerà –nelle differenze.

Abbiamo bisogno di politici intelligenti che sappiano tenere insieme la pluralità dei linguaggi, la pluralità di interessi ed esperienze e che vivono la loro ‘profezia’ nel quotidiano, nel far sentire una parola buona sulla vita della comunità e sull’ uomo e non di rappresentanti di cui vergognarci.

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