Di storie e di fontane

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Giuseppe Fappiano  (Associazione politico-Culturale – “da sempre per Cerreto”)  Per chi percorre via Mazzarella, rione “Cuèp da’fòr” e specificatamente presso “a mòrg’tella” c’è un’antica fontana con mascherone su cui è incisa una data “A.D. 1767”. Quella data scolpita fa immaginare che quella fontana fosse costruita in quel luogo ed in quell’anno.

Anche io, da piccolo, passando d’avanti a quella fontana immaginavo che quell’acqua sgorgasse dall’imponente macigno affiorante  e che fosse stata in parte scolpita direttamente nella roccia tanta è la maestria con cui è stata incastonata; una gemma preziosa in roccia affiorante.

Così la fantasia, che non ha confini, mi faceva immaginare il giovane partigiano post-unitario cerretese Cosimo Giordano, la cui abitazione è a pochi metri della fontana stessa, rinfrescarsi alla fontanella per alleviarsi dalla calura estiva o, da bambino, a riempire le sue borracce prima di andar a pascolare pecore sulla “Parata Ungara”.

A volte è bello, quando hai la possibilità di vivere dei luoghi antichi incontaminati e mai inquinati da interventi più o meno recenti, immaginarsi di come fosse stata la vita in quei luoghi e, magari, rivivere nella propria fantasia scene di vita quotidiana, suoni, voci di un vissuto di cui, purtroppo, si perde progressivamente il ricordo.

Al turista ignaro o al cerretese che non ne conosce la storia, può sembrare che questa fontana fosse stata costruita in quel luogo seguendo un progetto architettonico ben preciso nella ricostruzione della Nuova Cerreto post terremoto del 1688 come la data scolpita potrebbe far credere.

Ma non è così.

Con questo mio racconto voglio dare un mio piccolo contributo per mantenere viva la memoria storica di questo bellissimo luogo (dove ho scelto di vivere) e che  potrebbe facilmente perdersi nel calderone del dimenticatoio collettivo.

La storia della costruzione non è frutto di un’illuminata progettazione architettonica post terremoto ma di una semplice “cambiale elettorale” pagata dal politico di turno del tempo agli abitanti del rione. Per ironia della sorte e come spesso accade al “popolo basso”, la fontana fu pagata dagli stessi abitanti del rione che si sobbarcarono lavoro e spese per la messa in opera della fontana.

Un po’ come accade adesso  dove gli amministratori,  per sopperire a gravi incapacità politico-amministrative contemporanee, chiedono persistentemente ai cittadini, oltre che a pagar esose tasse, anche l’impegno civico si sobbarcarsi un “volontariato” che loro (i politici) strumentalizzano a proprio vantaggio!

Ma questa è un’altra storia da me più volte raccontata ma mai raccolta dai più.

Contenti loro!

Tornando alla nostra fontana, bisogna però fare una piccola premessa.  Fino alla metà  degli anni sessanta o poco più, a Cerreto Sannita, come in quasi tutti i comuni italiani, l’acqua corrente in casa non l’aveva quasi nessuno. Le fonti di approvvigionamento erano fontane pubbliche rionali dove gli abitanti avevano la possibilità di rifornirsi.

Se si osserva attentamente la localizzazione delle fontane pubbliche ancora esistenti nel paese si può facilmente immaginare come avvenisse la distribuzione dell’acqua pubblica anche se, recentemente, alcune fontane sono state spostate ed altre, come quella in pietra dell’incrocio tra Via V.A. Massarelli e la strada Silvestre Iacobelli,  letteralmente sparita nel nulla e di cui non si sa quale sia stato il suo destino. Indagheremo!

Il rione “Cuèp da’ fòr” era sprovvisto di fontana di acqua pubblica e gli abitanti erano costretti ad attingere l’acqua in quella situata in Piazza Roma, nei pressi del Monastero delle Clarissa, affrontando non poche difficoltà per potrare in casa le “langelle” piene d’acqua.

Ora, spostando indietro l’orologio del tempo, torniamo all’estate del 1951 in prossimità della fine del mandato elettorale dell’allora sindaco avv. Pasquale Ungaro.  All’atto delle elezioni  del 1946 il candidato a sindaco, avv. Pasquale Ungaro, promise agli abitanti del rione “Cuèp da’ fòr” la costruzione di una fontana pubblica rionale a patto che avessero votato per lui.

Nell’estate del 1951, ed in prossimità della fine del suo mandato (giugno 1952), visto che della fontana non vi era nemmeno l’ombra,  gli abitanti del rione chiesero al sindaco di tener fede alla sua promessa e di far finalmente costruire l’agognata fontanella prima che scadesse il suo mandato elettorale.

ricostruzione

E così fu.

Il sindaco indisse una riunione con gli abitanti del rione e definirono la localizzazione e le condizioni per la messa in opera della fontana. In primo luogo si decise l’ubicazione e fu scelto il luogo in cui si trova adesso. Per far ciò si dovette ridurre una parte consistente della roccia affiorante che, a quel tempo, si  estendeva fin oltre l’attuale marciapiede.

Il sindaco chiese che per costruire la fontana ogni famiglia doveva contribuire come poteva. Chi con la propria opera materiale di mastro muratore, manovale, scalpellino, acquaiolo ecc…. mentre le famiglie che non poteva mettere a disposizione il proprio lavoro o le proprie competenze dovevano contribuito economicamente per comprare materiali ed attrezzature.

Il sindaco Ungaro, da parte sua, “regalò” al rione un mascherone di una fontana che era ubicata  nel suo palazzo di famiglia ed una “pira”  in pietra (recipiente per conservare l’olio) da usare come vasca della fontana. Il “mascherone” è la raffigurazione della testa di un leone (probabilmente il leone rampante diventato  simbolo della maiolica cerretese)  con incisa la data “A.D. 1767” .

Questo è probabilmente uno dei due pezzi che componevano la fontana dell’androne di Palazzo Valletta-Mastracchio, poi degli Ungaro. L’altro pezzo della suddetta fontana, un piatto a forma di conchiglia (altro pezzo rubato e mai più ritrovato), fu donato dagli Ungaro  alla comunità cerretese per allestire “Fontana Monsignore” ubicata lungo la strada per Telese ( come riportato dal dott. Renato Pescitelli nel suo libro “Palazzi e famiglie Cerretesi del XVIII secolo”) .

I pezzi restanti, e cioè la base superiore della fontana ed il manufatto appositamente costruito per appoggiare i recipienti d’acqua furono scolpiti dal maestro della lavorazione della pietra Ninuccio  Brunelli.

La pietra utilizzata dal Brunelli, molto comune nel territorio di Cerreto, fu la stessa con cui era stato scolpito il mascherone tanta era l’attenzione che si poneva all’epoca nel non inquinare reperti storici e architettonici con materiali non autoctoni cercando così di non spezzare quel filo ideale che lega la storia antica di questo paese in termini di degenerazioni culturali o inquinamenti di materiali.

Cosa che non si può certo dire dei tecnici e politici contemporanei che, nell’ultimo intervento di sistemazione della strada e dei marciapiedi, hanno permesso che la fontana fosse restaurata  “al modo di Cerreto”, cioè in modo osceno, tenendo fede così al loro lavoro di meticolosa devastazione dei beni storici  e culturali di questo paese.

parole: 1060

 

2 Commenti

  1. Tante notizie che apprendo con piacere, come pure noto che non è solo a me che danno fastidio quelle pietre messe lì non so come ne quando.Forse 5-6 anni fa. Ma nessuno penso se ne sia accorto. Ma il problema non è grave: l’intervento è reversibile. Quello è uno degli angoli più belli di Cerreto che non merita tutto quel cemento, l’alluminio anodizzato ed il marmo. Chissà che un giorno non ci sia la possibilità di un recupero. Della fontana “sparita” so invece tutto. Era posizionata originariamente in Via Aia, in quanto fu fatta a spese degli abitanti di quella strada insieme con le fogne e l’allaccio idrico. Quando fu poi costruito l’albergo, la fontana fu spostata sul lato opposto, Via Jacobelli, per essere di nuovo smontata per la costruzione del centro Emmaus. E’ ricomparsa, dopo tempo, nella piazzetta antistante l’ex Pretura. E penso che ci stia bene.

  2. Sono dell’opinione che ciò che vien pensato e realizzato in un luogo, quello è il luogo dove deve restare!
    Ne va dei ricordi collettivi di un paese e, quindi, storia e cultura.
    Chi modifica, trasforma, sposta, sostituisce, aggiunge, toglie non fa altro che inquinare la storia e la cultura.
    La fontana in pietra, prima in via Aia, poi all’incrocio di Via S.Iacobelli, effettivamente è lì, sulla piazzetta di fronte alla ex Pretura.
    Se non me l’avesse indicata mia figlia, che l’aveva scorta in estate, non l’avrei mai vista.
    Fontana rimontata in un angolo anonimo di un’anomnima piazzetta periferica.
    Non è certo quello il luogo per una fontana interamente scolpita a mano nella pietra(o, meglio, ciò che ne rimane visto che ci mancano alcuni consistenti componenti in pietra). Si dovrebbe avere più rispetto per quei “pezzi di storia” di questo paese. La fontana dovrebbe ritornare nel suo posto naturale dove è stata “pensata”.
    Ma non m’illudo visto che siamo amministrati da personaggi che prediligono l’ostenzazine del nulla alla salvaguardia e la tutela di beni storici custodi della memoria collettiva.
    Ora, il mio intervento è necessario per rinfrescare la memoria a chi sa o per trasmettere ulteriori notizie a chi non sa.
    I lavori lungo via Mazzarella iniziarono nel giugno del 2009 ed il “restauro” della fontana è stato fatto nel giugno del 2010. Quindi non 5/6 anni fa ma solamente due anni fà. Ora si invoca il recupero dimenticando che “quei lavori” interessanti l’area, sono stati già progettati, finanziati, collaudati ma mai fatti!(posseggo una copia del progetto esecutivo e, quindi, parlo con cognizione di causa)
    I fondi PIP (circa 2,8 milioni di euro) sono stati utilizzati in lungo ed in largo per “recuperare(???)” la parte alta di Cerreto ma, guarda caso, sono rimasti fuori dagli interventi, benchè finanziati: Vico Caserma, Vico Santa Chiara, Vico Gruri e Vico Gelsomino. Quasi tutti adiacenti tra loro. Ad occhio circa 100.000 euro di lavori progettati, finanziati, appaltati e collaudati ma mai realizzati.
    Mi piacerebbe sapere che fine hanno fatto i fondi destinati a quegli interventi di recupero della parte alta di Cerreto.
    Nel marzo del 2010, in qualità di consigliere comunale, feci un’interrogazione consiliare a risposta scritta e orale. Ma il sindaco Santagata, come sua pratica consolidata, si guardò bene dal rispondere confermando che, purtroppo, ogni paese ha la guida politica che si merita!

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