La cura dei fatti (e delle parole) in quello che si esprime

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Matteo Di Donato. In risposta a Giacomo Sannino, Occupy Viale Minieri. Il pensiero espresso da Giacomo, nell’articolo sopra citato, è profondo e ricchissimo di implicazioni. Presenta un’analisi precisa e logica dell’attuale situazione generazionale, ma non per questo necessariamente vera. Ci sono delle incongruenze sostanziali non di poco conto. La lotta al qualunquismo ricade nel qualunquismo stesso. Parlo a nome dei ragazzi che non si considerano né fannulloni né cialtroni, e che sanno che la realtà (dall’interno) non è così.

Incominciamo dal titolo: la foto in allegato fa riferimento alla sede di Via Caio Ponzio Telesino 26, perché la “pseudo-occupazione” ha interessato esclusivamente la sede centrale del liceo classico, linguistico e scientifico. La comparsa di Viale Minieri è un’alterazione nella cronaca dei fatti; il polo tecnologico non rientra in questione. Si è trattato di un’occupazione “parziale” della struttura (terminata oggi dopo il rinvio del decreto Aprea ) che non ha impedito agli studenti di riunirsi e partecipare alle attività alternative organizzate dalla Scuola (quali dibattiti, laboratori interattivi e di (in)formazione, confronti giornalistici) nel plesso adiacente a quello inquadrato dalla foto. Alcuni professori hanno effettuato lezione regolarmente. La segreteria ha continuato a svolgere le sue funzioni, così come la Presidenza, l’ufficio contabilità e l’area didattica. Le aule liberate sono state ritrovate pulite e in assoluto ordine. Il disservizio creato ha avuto più un impatto mediatico che concreto. Con questo non giustifico l’occupazione: sono stato uno dei primi a rifiutare e rinnegare tale forma di protesta, ma non capisco come possa rivelarsi un momento esclusivamente politico senza essere ideologico. Senza idee, non si sa cosa difendere.

“Un evento come l’occupazione di una scuola da parte degli studenti dovrebbe essere un momento puramente “politico” nel senso nobile del termine, quindi non “partitico” o “ideologico”.

Dovrebbero conoscersi certe dinamiche interne, prima di proclamare incoerenze e giudizi affrettati. La contraddizione che lega gli studenti “nichilistici” ai loro scopi è presente, ma non per questo bisogna generalizzare. Non significa che tutti i ragazzi “fannulloni”, “cialtroni” con voti bassi (e via dicendo) non possano manifestare un disagio. Gli alunni sono prima di tutto delle persone, e bisognerebbe rispettarle. Che non siano credibili è un altro discorso.

L’occupazione è stato un atto di minoranza. La maggioranza si è dissociata sensibilmente e ha adottato altre forme di protesta pubblicando commenti e articoli su blog e testate locali. (Per informazione www.controluceblog.it) E’ venuta a scuola nonostante le anomalie, non è stata a casa a dormire, ha fatto sentire la sua voce in 3 assemblee straordinarie. Ha lottato e lotta ancora. Ha discusso il decreto, ha maturato consapevolezze con coscienza critica.  Cinque  o sei anni fa le assemblee neanche si facevano. E la Scuola non era così attiva. Mi sembra che nessuno abbia messo o si sia fatto mettere i piedi in faccia.

Che poi un giovane, denigri la sua stessa generazione, osannando soltanto gli aspetti negativi fa ancora più male.

“Questo ha portato ad una perdita di coscienza politica generale degli studenti delle nostre zone, unita al degrado culturale che nelle ultime generazioni ha subito un’impennata preoccupante”.

Non credo che le generazioni passate e quella politica che ci rappresenta oggi vivano in uno stato di santità etica. Anzi. L’atteggiamento tutto italiano di criticare sempre tutto e tutti, quasi  per ergersi sopra la folla, senza mostrare esempi e proposte concrete, è un vizio purtroppo sempre più diffuso. Non si sottolinea mai l’impegno, la passione, la dedizione che certi ragazzi mettono e continuano a esercitare nella loro vita. Per gli altri, con gli altri.  Mi sento di difenderli, di dire basta all’esasperazione negativa. I movimenti ci sono. Io sono direttore di un giornale studentesco (Controluce) che da 4 anni a questa parte cerca di smuovere le coscienze dall’apatia ideologica e dall’indifferentismo. Ed i risultati ci sono. Mi basta che un ragazzo dedichi parte del suo tempo a scrivere, ad esternare i suoi pensieri e le sue emozioni, a confrontarsi perché sia già un successo ed una soddisfazione. Mi basta che più di cinquecento ragazzi si oppongano all’illegalità e capiscano come intervenire, che litighino su cosa fare, per sperare che i tempi stanno cambiando. Tutti e cinquecento consapevoli della riforma, con una risposta da dare ai perché degli scettici provocatori. Cinquecento persone, non massa. Chissà perché questo non si riporta mai.

 P.s: I rappresentanti sono 4 per il Consiglio d’Istituto, ma ce ne sono anche due per la Consulta che non hai nominato: Loris Di Cerbo e Francesco D’Agostino.  Informarsi di più, prima di fatti e di parole.

 

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