Il soprano Giacinta Nicotra alla Fondazione Romano

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Filomena Rita Di Mezza. Faccio eccezione. Per una volta lascio i miei impegni di lavoro e vado alla Fondazione Romano, che con  tenace continuità e rinnovata curiositas ha saputo consolidare a Telese la tradizione dei Mercoledì culturali.

La Fondazione ha ospitato il soprano napoletano Giacinta Nicotra e il mio interesse è sollecitato da un ricordo d’infanzia. Mio padre mi portava, straordinariamente, al San Carlo ad ascoltare l’Opera Lirica. Tosca, La Bohème, che sarebbe diventata la mia preferita. La Traviata. Straordinariamente, perché all’apparenza mio padre non sembrava proprio il tipo da Opera lirica e, benché mai, persona da badare all’abbigliamento consono per una serata al San Carlo. Ma l’Arte, come avrei scoperto già al primo spettacolo, seduta con orgoglio accanto a lui, ha poco a che vedere con le apparenze e le etichette: “in arte si va per istinto e per passione”, esordirà la Nicotra alla Fondazione, suggellando così l’imprinting all’Opera lirica che avevo ricevuto da mio padre e riscuotendo subito la simpatia dell’uditorio.

L’incontro con la Nicotra ha come filo conduttore l’Opera lirica vista attraverso il racconto della sua vita. Infatti, dichiara l’artista, “non dimentico mai il monito della mia maestra di essere una persona che canta e non una cantante che vive”. Fedelmente, il mondo dell’Opera Lirica emerge in filigrana, filtrato da delicati passaggi di vita quotidiana. La Fenice, ad esempio. “per me il più bel teatro a livello internazionale”…ci si aspetterebbe di vederlo rappresentato nel classico disegno di un sublime spazio acustico, con i suoi ori, le sete pregiate e il fuoco distruttore, e invece, eccolo apparire fuori dal “luogo comune”, “sullo sfondo dell’andare avanti e indietro per le prove, camminando per le calli di Venezia, subito dopo Natale e prima del Carnevale”. Così narrando, la Nicotra riesce a sollecitare l’immaginazione e mi distraggo a pensare a La Fenice  in quel sottile gioco di invisibilità che solo la vocazione climatica di Venezia, con la sua nebbia, sa donare. Immersa in quella atmosfera, mi tornano in mente le  parole del  Poeta “la nebbia di Venezia…quel giocoso accesso al nulla delle cose”.

Spazi acustici. Il discorso prosegue con densa semplicità su come la voce si propaghi, vibrando dall’interno del soprano all’interno dei Teatri o delle Chiese. A seconda delle caratteristiche dello spazio si producono risonanze sfumate dalla materia e dalla forma degli edifici…la voce, una volta emessa, si espande e diventa un tutt’uno con l’ambiente. Forse, penso, l’espansione del suono è un altro modo di percepire lo spazio, quando vogliamo svincolarci dai pesi e dalle misure. Mi tornano in mente i giochi d’eco dei bambini,  la meraviglia di una prima forma, sonora, di esplorazioni degli spazi.

“L’attesa”. La Nicotra racconta della gravidanza, il progetto di continuare a cantare, fare spettacoli e la necessità, invece, di sospendere il lavoro per una gravidanza difficile. L’attesa, discorso che riguarda prevalentemente il tempo, per una donna è anche una faccenda di spazio: è la capacità di aspettare sentendo che al proprio interno uno spazio cavo si allarghi, per far posto ad una creazione. Ah, la creatività delle donne! Come somiglia al canto! anch’esso faccenda di tempi e di spazi cavi, di profonde risonanze.  Il soprano racconta come sia complesso e faticoso conciliare la creatività artistica e quella della maternità, “..ma poi si riesce e chissà se, senza quella complessità, sarebbe stato altrettanto bello”. Solidarietà femminile: è entusiasmante il passaggio del soprano, quando racconta che, dopo il parto era di nuovo in giro nei teatri, questa volta però lei, sua madre e la figlia. Tre generazioni di donna coinvolte in una carriera creativa.

Ci si lascia con la visione di alcuni pezzi di spettacolo. Mi colpisce lo sguardo intenso della Nicotra al proprio video. Come se stessa ascoltando un’altra persona. Con attenzione. Con cura. Poi siamo avvolti dalla voce e, istintivamente, ascolto ad occhi chiusi.

L’Opera lirica è voce, canto, teatro, costumi, regia, libretti, musica, attualizzazione di antichi e invariabili temi: l’amore, l’odio, il bene e il male; espressione, timbro, responsabilità, etica artistica, umanità, quotidianità. Si stanno raccogliendo firme perché l’Opera lirica italiana sia riconosciuta dall’UNESCO come Bene immateriale dell’Umanità.

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