Il rautismo: uno scaffale

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Ezio Esposito. Caro Giovanni, rispondo al tuo commento con un intervento vero.  Non pubblicare qualcosa che non rispetta la linea che ViviTelese si è data è legittimo, purché non si tiri in campo Wikipedia, apologia del Fascismo  e quant’altro. Sicuramente capirai di più da un pezzo che ti propongo, che fa giustizia di ogni pregiudizio sulla figura di Pino Rauti.

Ti propongo un articolo di Pietrangelo Buttafuoco su “Il Foglio”  di Giuliano Ferrara del 6 novembre u.s., nella rubrica “l’Imboscato”:

“I libri. Erano questi a segnare la differenza tra Pino Rauti e il resto delle destre. Nazionali o sociali che fossero. Il suo ritratto, ciò che lo tramanda, sono gli occhiali: veri e propri fondi di bottiglia. Ed era questo lui, uno studioso. Per fare dottrina e prospettiva. Magari anche per sbagliare. Ma nell’immediato. Non nelle visioni. Non in quel cammino dove il tempo trasfigura i destini dei popoli. Ebbe l’utopia propria dei calabresi. Fu soldato ed ebbe accanto una militia fatta di facce mirabili, quella di Paolo Andriani, quella di Giulio Maceratini, quella di Giampiero Rubei, quella di Marcello Perina, quella di Ignazio Diminica, quella di  Fabrizio Falvo, quella di Fabio Granata, quella di Flavia Perina, quella di Enzo Cipriano e quella di Umberto Croppi.

E poi tanti altri, tutti segnati dalla rivoluzione dei libri.  Libri che si stampavano in faccia. Libri che avevano fatto delle rovine di un popolo e di un secolo una biblioteca.

Questo fu il rautismo: uno scaffale.

Senza di lui non ci sarebbe stata la Nuova Destra, senza di lui non ci sarebbe stato il socialismo tricolore di Beppe Niccolai, senza di lui Giamfranco Fini non avrebbe potuto sperimentare l’eresia perché solo con Rauti la destra poté scoprire di essere a sinistra, andando oltre.

Senza fischiare. Piuttosto leggendo i Cantos. Con Manfredi.”

C’è soltanto da dire che Giuliano Ferrara ha giudicato OTTIMO il pezzo di Buttafuoco.

Per conto mio ogni polemica finisce qui.

Le più care cordialità

e.e.

11 Commenti

  1. Caro Ezio,
    ti ringrazio per la tua chiarezza e per la saggia voglia di stemperare qualsiasi polemica. E poi, tra amici di vecchia data è giusto capire rispettando l’opinione dell’altro. Sono concorde con te sull’ottimo pezzo di Buttafuoco, sobrio ed incisivo allo stesso tempo.

  2. Credo che i fatti che hanno preceduto i due articoli di Ezio siano chiari.Non capisco, quindi, come tu fai ad asserire certe cose: Ezio è una enciclopedia storica.
    “Non potendo utilizzare le sue!” Appunto. Ma non nel senso da te inteso.
    Pietro Quercia.

  3. Tho, il caro amico Antonello Santagata che mi fa le pulci!…Antonello, vuoi sapere perché ho utilizzato le parole di Buttafuoco per descrivere Rauti? Semplice: io non sono Buttafuoco il quale ne sa molto più di me!. Che ci vuole: basta riconoscere essere umili e arrivare fin dove si può…
    Ezio Esposito

  4. E’ destino che quel commento venga equivocato!Non avevo alcuna intenzione di farti le pulci a te,caro Ezio.Piuttosto mi sono meravigliato che il tuo ricordo di Rauti fosse giudicato impubblicabile.Ma ho capito che tramite Buttafuoco hai raggiunto comunque lo scopo di commemorarlo.(…arrivare fin dove si può…)Pochi ne sanno più di te! Ti abbraccio caro, vecchio maestro.

  5. Caro Antonello,
    non ci conosciamo di persona e quindi non so nemmeno la tua età; è strana la meraviglia che manifesti nel caso Rauti-Ezio. Per maggiore chiarezza, ti informo che il testo proposto da Ezio per ricordare l’illustre Rauti non aveva lo stesso tono del pezzo di Buttafuoco. Le parole di Ezio erano più appassionate (e di parte) rispetto a quelle del giornalista. Lo stesso concetto si può esprimere in molteplici forme. E’ proprio la forma che diventa oggetto di procedure legali. Si può esprimere la propria opinione senza suscitare malcontenti e si può esprimere la stessa opinione procurando un’allerta che innesca polemiche e voglie di fare denunce. In conclusione non c’è da meravigliarsi se un giornalista pacato usa toni pubblicabili ed Ezio ne usa altri originati dalla sua passione politica profonda.

  6. Caro Giovanni, non giudico male il curatore che cerca,giustamente, di tutelare la sua ” piazza virtuale”. Tra l’altro, mi pare che la gestione sia misurata e plurale.Mi dolgo di quel conformismo culturale, di quella “paura delle ombre” e dell’attivismo di alcuni indignati di professione che porta il “curatore” ad essere molto attento, per evitare guai,solo quando si parla di cose e persone di una certa parte politica.Questo va a discapito della completezza delle opinioni riportate dal sito. Ma tant’è. La mia curiosità di conoscere il giudizio finale di Esposito su Rauti la potrò soddisfare magari chiedendoglielo personalmente. Detto ciò, mi scuso di aver sollevato un po’ di polvere e, soprattutto,non vorrei che questo intervento incrinasse il rapporto tra voi due vecchi amici.
    P.S. Che c’entra quanti anni tengo?
    Cordialità

  7. Caro Antonello sono lieto di farti conoscere alcune caratteristiche del Rauti uomo visto da vicino. La prima: era grande nella conversazione, quando palava ti affascinava e bisognava stare attenti a non perdere nessuna parola altrimenti non capivi più il filo. La seconda: quando leggevi i suoi fondi su “Linea” capivi perché il giornale giovanile sovietico scriveva di stare attenti a Rauti perché era un grande infiammatore di animi giovanili. Rauti non aveva l’auto blu, viaggiava in treno II classe e quando scendeva dal treno nei tratti brevi camminava a piedi. Ho avuto l’onore, insieme a Generoso Simeone, di sedere al suo fianco durante un pranzo ed era un ottimo compagno. Era parco nel mangiare ma poteva scolarsi mezzo litro di limoncello ghiacciato, 40gr, senza battere ciglio e restado perfettamente vigile.
    caro Antonello, ti ho raccontato soltanto alcune sfaccettature umane del nostro personaggio, ora mettici la fantasia, aggiungi Buttafuoco e avrai Rauti.
    Ti abbraccio.
    Ezio.

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