Halloween

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Giuseppe Pietropaolo. Immancabile, con puntuale cadenza, i ripresenta la polemica circa l’appartenenza, eventuale, alla nostra  cultura di “halloween”. Non è raro leggere di commenti taglienti, quando non acidi, sue queste serate all’insegna del travestimento cruento, truculento.

Da altre parti si afferma invece che, al netto della spettacolarizzazione statunitense, caciarona e commerciale, della ricorrenza, un fondamento di tradizioni legate soprattutto ai ritmi del mondo agricolo precristiano sia possibile da rivelare, ed anzi doveroso: la si riscoprirebbe molto più “italiana” di quanto si possa pensare.

Io personalmente condivido questa seconda linea di pensiero, spogliandola, ribadisco, da eccessi commerciali.

A questa conclusione sono giunto dopo la lettura (ed anche rilettura…) del libro “halloween – nei giorni che i morti ritornano” del bravissimo Eraldo Baldini (che è sempre riduttivo definire “solo” scrittore/sceneggiatore etc.) e Giuseppe Bellosi.

Si tratta di un libro strutturato con indagine analitica ed esaustiva, che passa attraverso un’analisi “storica” della festa, alle diverse opinioni favorevoli/sfavorevoli, alle manifestazioni d’incontro tra vivi e morti nelle tradizioni presenti in ogni singola regione italiana.

E’ un libro che consiglio assolutamente di leggere perché chiaro, lineare, coinvolgente; dal mio punto di vista, come ogni libro di Baldini, che arricchisce cuore e memoria.

E’ indubbio che il processo di cristianizzazione sia andato a sovrapporre a feste identificate come pagane, che scandivano precisi tempi e ritmi del mondo agricolo (e mi sia permesso un piccolissimo spunto polemico: non solo celtico!!! questo per chi, con fini propagandistici, vorrebbe recintare ognissanti/festa dei morti solo entro determinati confini geografici) ricorrenze proprie: è accaduto con imbolc diventata “candelora”, con semain divenuta appunto ognissanti (non a caso individuata nel 1° novembre, quando terminavano, ripeto, i grandi lavori agricoli, non ultima la vendemmia) semain, così definita in area celtica – e non sappiamo come chiamata in altre aree geografiche della penisola ma sicuramente osservata ed ossequiata – era una ricorrenza che segnava il punto di passaggio della stagione “chiara” (il termine dei lavori agricoli) con l’ingresso della stagione “scura”(nella quale la terra riposa).

Un “capodanno” che non si esauriva in uno/due giorni ma “viaggiava” in una scansione temporale, un dodekaemon che ci porta, giusto giusto, all’11 novembre, San Martino (nel cui giorno cadeva, per tradizione, una delle più importanti fiere di buoi, capre)

periodo nel quale si rinnovavano o si esaurivano affitti, si concludevano contrattazioni legate ai prodotti agricoli, c’erano mercati e fiere. Ora, onestamente, per chi come me ha da poco superato i “quaranta” – quindi senza nessuna suggestione beceramente carnascialesca di halloween –  non ricordiamo, con indubbio piacere, gli anni dei nostri giochi, nei nostri paesi della valle telesina, quei giorni come giorni di festa, di incontro al cimitero con parenti, il ritrovarsi insieme e far sera, anche nelle veglie, nel sentir raccontare storie né troppo orrorifiche né troppo poco macabre?

Ho bellissimi ricordi in tal senso di Ruviano ed Amorosi e delle tradizioni ad essi collegati.

Ricordo le mie nonne, materna e paterna, apparecchiare la tavola nella notte tra il primo ed il due novembre, per “le anime che tornavano”; a ruviano lasciare i lumini fuori la casa, per indicare la strada; a sentire di evitare di sostare, quella notte, ad amorosi, “in mezzo alle quattro vie” perché quell’incrocio tra quattro strade poteva essere un punto in cui si incrociava tutto quello che poteva incrociarsi proprio quella notte: il mondo dei vivi e quello dei morti; i racconti sulla processione dei morti, indicando anche persone che giuravano e spergiuravano di averla vista (affermazioni che poi erano subito seguite dalla classica battuta del miscredente di turno che asseriva, con estrema sicurezza, che la processione era stata vista dopo aver visto……il fondo di almeno tre bottiglie di generoso vino rosso sannita!!!!), la preparazione delle zucche insieme ai cugini coetanei.

A mio avviso, bene si fa a criticare gli eccessi che accompagnano il 31 ottobre/il primo novembre/il due novembre: veglioni non si sa bene per chi o per cosa, sfrenatezze anche alcooliche se non di altro, una sensazione diffusa che sia una serata proprio come quella di capodanno, nella quale è un po’ tutto permesso; in menti perverse, un momento da sfruttare per riti al di fuori di qualsiasi logica.

Il senso della “festa” è più profondo, e risale al tempo in cui eravamo soli, con le nostre esperienze, con un mondo che cambiava lentissimamente e con il soprannaturale come mezzo per spiegare tutto quel che non capivamo e che non sapevamo: migliaia di anni fa.

Trovo opportuno che nella nostra valle, che non si è mai (oppure solo ancora?) affrancata dal legame forte con la terra, si conosca, a fondo, un patrimonio di conoscenze e tradizioni che sono nel nostro dna.

Ho voluto solo riportare spunti di riflessione: per approndimenti assolutamente esaustivi rimando al libro di Baldini, che a mio avviso, è una vera e propria bibbia sul tema.

All-hallows-even, che poi diventera halloween venga quindi festeggiata ma sappiamone anche il perché e soprattutto, con la consapevolezza che non ha attraversato oceani e terre lontane ma è sempre stata, quando più e quando meno latente,  qui con noi.

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