Aiuti alla piccola e media impresa o operazione di marketing di una provincia malata?

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Bruna Varrone. Un mese fa è stata pubblicata la graduatoria di un bando emanato dalla Provincia di Benevento riguardante gli aiuti alla piccola e media impresa, il bando prevedeva l’assegnazione di un contributo fino ad un massimo di 7.000 € per le imprese o aspiranti tali che avessero presentato un progetto di spesa almeno di 15.000 €, selezionando i beneficiari in base ai punteggi dei criteri di valutazione.  La graduatoria, che non riportava i punteggi accanto al nome dei beneficiari, mi vedeva ultima e pertanto beneficiaria solo di un importo di 3.437 € per mancanza fondi. Tra i criteri di ammissibilità l’obbligo di iscrizione al Registro delle Imprese che comporta tra gli oneri quello del pagamento dei contributi in misura fissa e non in percentuale al guadagno.

Previo appuntamento mi reco a “Palazzo delle Attività Produttive” per discutere della mia situazione anomala, chiedendo una deroga all’Iscrizione del Registro delle Imprese data la piccolezza del finanziamento.

Capisco dalla risposta secca del dirigente, che sicuramente la regola di iscriversi alla camera di commercio è inderogabile perché costituisce requisito del bando  e quindi al regolamento non ci si sottrae, ma che, in barba al regolamento di buon senso e “buona prassi” di scrittura e applicazione del bando nel mio caso nonostante fossi stata finanziata per un importo pari alla metà avrei dovuto comunque sostenere la spesa dell’importo totale, per cui il mio contributo se avessi accettato sarebbe stato del 25% e non del 50% come da bando.

Ora non mi aspettavo di trovare un’economista al settore delle Attività Produttive della Provincia di Benevento, capisco invece che sono al cospetto di una pluridecorata, ma pensavo di trovare una guida nell’avviamento dell’impresa.

Un’aspirante imprenditore proprio perché “aspirante” potrebbe lasciarsi abbacinare dal piccolo contributo e trovarsi impegolato in una serie di oneri, per cui l’aiuto all’impresa si trasformerebbe in breve in una corsia preferenziale ad entrare nel già folto registro di Equitalia. Questa provincia per quel che mi riguarda  non e’ in grado di dialogare con gli aspiranti imprenditori anzi meglio starne alla larga altrimenti si rischia di indebitarsi fino al collo.

Non serve evocare Garibaldi per salvare la provincia anzi è proprio questo il punto: il tessuto territoriale si è molto modificato dall’Unità d’ Italia in poi ma l’Istituzione non se ne è accorta, è rimasta ferma,  la stessa cara provincia abituata a ricevere cittadini col capo basso,  la coppola in mano e la zappa parcheggiata fuori il palazzo. I cittadini invece chiedono “servizi” e non “servigi”,  e servizi funzionanti e sono stufi di essere “sfregiati” dai loro fregi e dalle loro onorificenze. Ogni tanto ci si inventa qualche medaglia al valore per premiare un cittadino o un impresa tanto per fare un po’ di marketing. Il marketing territoriale di cui avremmo tanto bisogno è un’altra cosa, le medaglie al valore sono roba da mandare in soffitta.  Non sono lontani i tempi in cui l’ex-presidente in una delle società fiore all’occhiello dell’Innovazione Tecnologica, sosteneva di conoscere le storie familiari dei dipendenti e in base a queste e al numero di disgrazie  che ognuno poteva annoverare nel proprio curriculum si assegnavano i livelli contrattuali, come un benefattore o come un prete che salva le pecore smarrite dal trasferimento dei cervelli in altre province d’Italia.  A quanto pare ciò non è stato sufficiente per scongiurarne la cassa integrazione, anzi questa ulteriore disgrazia si è aggiunta alle loro vicende.

E che dire dei lavori di manutenzione della Telesina tra Solopaca e Ponte durati un tempo infinito che alcuni anni fa hanno tenuto inchiodati per ore i pendolari ai semafori costretti ad osservare allibiti che si scavava e si ricopriva sempre negli stessi due tre punti e intanto gli impiegati pensavano ai permessi da recuperare e ai badge da timbrare, i professionisti agli appuntamenti mancati, le imprese alle gare saltate, i precari senza obbligo di orario al prossimo rinnovo contrattuale.

Ma Garibaldi è morto, Carlo Marx pure, la sinistra non conoscendo dove l’etica sta di casa si è messa a fare concorrenza alla Chiesa, Bersani parla di produttività ma non lo conoscono e la Provincia malata di provincialismo non si sente molto bene.

Penso che la Provincia anziché perdere tempo in operazioni di marketing farebbe meglio a fronteggiare questi tempi duri preparando una grande coppola ma grande almeno quanto le coppole di tutti quei cittadini che dalla Provincia stessa sono stati danneggiati o ostacolati nella loro crescita professionale e nella loro vita quotidiana, e anche una zappa per gli aiuti all’agricoltura.

1 commento

  1. Si tratta quasi sempre di squallide operazioni di autopromozione politica (con corollario di grandi spese a favore di consulenti, amici, parenti, figli, ect). Con il gladiatore d’oro, in programma stasera, si spendono centinaia di migliaia di euro per far cantare parenti, amici e figli di consiglieri provinciali. Per gran parte degli amministratori della provincia e’ ormai una corsa ad accaparrarsi un incarico, una prebenda, uno strapuntino. Incuranti dei problemi di chi ogni giorno deve alzare la saracinesca del proprio negozio, oppure di chi cerca di iniziare un’attività.

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