Telese, racconto breve

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Ezio Esposito. La passeggiata nel verde del professor Giovanni Forgione sulle stradine sterrate sul monte di Telese, alias Montepugliano, mi ha riportato alla mente lontane storie raccontatemi da mio cognato Guido D’Onofrio (allora fidanzato con mia sorella Wanda) durante le notturne passeggiate estive lungo Viale Minieri sotto la volta fitta dei platani, un verde tunnel accompagnato da un filare di lampioni, che partiva dall’ingresso delle terme fino alla stazione ferroviaria.

A evitare possibili amnesie nei ricordi remoti mi collego via Skype con Adelaide, Australia, dove risiedono mia sorella Wanda e suo marito Guido. Prima di andare in Australia la famiglia allargata dei D’Onofrio abitava in Viale Minieri, dove ora c’è lo studio dei fratelli Di Mezza. Questa precisazione è necessaria per capire da quale privilegiato osservatorio, quattro passi dalle terme, si potevano osservare i fatti che appresso raccontiamo.

Skype parte e la mia webcam si accende. Dall’emisfero sud, prima che arrivino le immagini, sento una voce, due giovanotti ultra settantenni che mi domandano in coro come state?

<<Ciao a tutti, Guido>> rispondo mentre guardo mia sorella preparare la cena << stamattina ti farò delle domande circa i tuoi ricordi dei fatti che accaddero a Telese, alle terme e ai telesini nel periodo che va dal 1943 al 1945>>.

<<I miei ricordi si riferiscono agli anni ’44 e ’45. Quando i tedeschi erano attestati a Telese e gli americani al Torello di Melizzano. I tedeschi in ritirata e gli americani che li tallonavano. Ricordo che i tedeschi con due semoventi leggeri armati di cannoncini, non so specificare meglio, correvano su e giù per il Viale sparando a ripetizione verso il Torello, giorno e notte. Forse volevano ingannare i nemici facendo loro credere di essere molti di più di quanti erano in realtà. Così proteggevano la ritirata dei commilitoni. Con questo stratagemma tennero inchiodati gli americani al Torello per parecchio tempo>>. Feci cenno a Guido che volevo parlare, chiesi:

<<Che danni ebbe Telese per fatti di guerra?>> Mio cognato ebbe un accesso di risa, e agitò una mano con le dita chiuse.

<<Quali danni! A Telese arrivarono soltanto due cannonate americane. Una sollevò un po’ di terra sul Monte di Telese, l’altra fece un buco nella casa del vicino Roberto Di Mezza. I danni veri li facemmo noi telesini, e che danni!>>.

<<Racconta. Dai, racconta. Che cosa combinaste?>>

<<Io niente, avevo soltanto dieci anni, però andavo a guardare i grandi. Ci fu, tra il 1944/45 un inverno freddissimo con nevicate abbondanti. La gente non aveva nulla per riscaldarsi. Nelle terme abbandonate era rimasto soltanto il guardiano, Antonio Limata, per gli amici Tonino per altri Marcantonio perché era bassino e magro. Gli uomini adulti del paese attaccarono il muro delle terme e, in più parti, aprirono dei grossi varchi. Oltre a portarsi via le pietre che toglievano, i passaggi servivano ad arrivare subito alle pendici del Monte di Telese dove iniziarono il taglio di tutto ciò che poteva essere bruciato nei camini di casa. Tutti gli alberi, grandi o piccoli diventarono legna da ardere>> “Dio, come racconta!” pensai, e sarà stata la lunga frequentazione fraterna e quel suo affannarsi mentre raccontava felice che mi commosse.

<<E Limata, il guardiano, cosa controllava?>> Chiesi per togliermi di dosso ogni romanticismo.

<<E cosa poteva fare? Conosceva quelle persone, capiva le necessità impellenti. Al massimo spaventava i ragazzi. Quando il monte fu rasato a zero, fino in cima (altro che Passeggiata nel verde della natura! n. r), faceva un certo effetto. Tutto ciò che era combustibile fu portato via. Anche le porte degli uffici e quando c’era dentro. Si aprì anche la corsa al piombo. Furono divelti i tubi delle vasche, tutto il piombo fu portato via per farne dei pallini per le cartucce da caccia. Cosa molto facile perché il piombo fonde a temperature non elevate. Si costruivano dei colini fatti in casa con fori di varia grandezza. Il piombo fuso si versava nei colini e le goccioline sferiche cadevano in una ciotola di acqua gelata e i pallini erano pronti>>.

<<Ricordi altro?>> Chiesi.

<<Ricordo i soldati americani accampati nelle terme e un pentolone enorme dove cucinavano il rancio. Nel pentolone restava cibo in quantità , che i soldati distribuivano alla popolazione presso il cancello delle terme. Ricordo ancora che quasi di fronte alla sorgente Santa Lucia era rimasta una grande vasca per il bagno dei cavalli>>.

<<Guido ti faccio un’ultima domanda>>

<<Dimmi>>

<<Nel 1948, ci fu un’altra gara d’appalto per le terme. Che cosa ricordi?>>

<<Ascolta. Alla gara d’appalto parteciparono i fratelli Eduardo e Guido Minieri contro Gerardino Romano socio del mulino e pastificio Capasso & Romano. In realtà la gara fu una messinscena perché il Romano non aveva nessuna volontà di vincere la gara. Fu privilegiata la continuità e i Minieri vinsero. Tertium non datur.

Finisce qui la mia intervista a Guido D’Onofrio.

e. e.

5 Commenti

  1. Sono sì una cultrice della poesia del ricordo, della tradizione, della ricerca di noi stessi attraverso la spiritualità di famiglia e di comunità Carissimo Ezio, e mi permetto questo carissimo,per te che conosci me e chi sono e da chi vengo forse meglio di me stessa. Il culto del telesino “DOC” però un pò mi infastidisce, e capisco anche l’irritazione un pò esagerata dei telesini “acquisiti”.Sono a Napoli e non da oggi che è così vicina, ma da oltre 25 anni i miei figli sono di un Napoletano che nemmeno voleva che venissero lì al “paese” io lo imposi,e amano telese. Mio figlio dice:”sono mezzo telesino e mezzo napoletano” e credimi è per me una conquista! I telesini per scelta e non per condizione, sono interessati ad arricchire integrare e far parte di noi forse più e meglio di tanti “doc”,sono linfa nuova.Non dimenticare che la nostra è patria sì di Guerrieri Sanniti, ma anche di tanti “Giano Bifronte”,come diceva il mio prof. Pontillo al Liceo :”una faccia davanti e l’altra dietro” . Lia Buono

  2. Cara Lia, ho preso in prestito quel doc dal caro amico Angelo Leone e forse non avrei dovuto farlo, visto che ha dato fastidio a te e forse anche ad altri. Aggiungo soltanto che non tutto ciò che arriva a Telese è linfa vitale. Anzi.
    A te non serve che spieghi tutto…
    e.e.

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