Telese, l’eldorado delle speranze perdute

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Ezio Esposito. Telese, ragazza prosperosa dal vestito troppo stretto; Telese, la città del terziario avanzato; Telese, centro di sviluppo per tutta la Valle Telesina, addirittura per il Sannio; Telese punto nevralgico, al centro di vie di comunicazioni; Telese, capofila del progetto della novella Città Telesia; e da ultimo Telese, centro di traffici e di malaffare….

Questa è la volta buona per esprimere un modesto parere, scevro da ogni bizantinismo, sulla Telese moderna così come viene vista, sentita e valutata da chi vi ha vissuto gli ultimi sessant’anni. Telese è stata amata veramente da alcune famiglie patrizie e dai loro discendenti, da coloro cioè che vi sono nati, cresciuti e vissuti; e soprattutto da quei telesini che, per ragioni di lavoro, sono emigrati e ora ripensano con nostalgia a com’era quando l’hanno lasciata. Per quanto riguarda il resto Telese è stata soltanto terra di conquista, oggi come ieri. Non a caso non ha una popolazione coesa, stretta  intorno ad un tessuto di valori sociali e culturali comuni ai suoi abitanti; non ha una festa patronale, il che è tutto dire. Ci fu un meritevole tentativo di fare d’estate la festa patronale popolare con lo struscio, le bancarelle, la musica in piazza e i fuochi d’artificio ma durò un paio di anni. Si disse che la festa del santo patrono non aveva senso perché la festività del Santo succede il Natale e poi Telese, d’estate, aveva le Terme, il lago, il Viale… E’ da questa realtà che bisogna partire se veramente si vogliono evitare… quelle mentali! Telese non è “paese”.  E’ un piccolo territorio pianeggiante, poco più di 10kmq, geograficamente ben disposto, collegamenti viari  e, stazione ferroviaria, ricco di acque di diversa natura, un laghetto azzurro e trasparente… A qualcuno poteva sembrare un quadretto bucolico ma già molto più di un secolo fa ci furono imprenditori che videro in Telese un posto invidiabile per gli insediamenti produttivi, appetiti dalla manovalanza locale e a quella dei paesi limitrofi poiché aprivano prospettive di lavoro.

Senza voler ripercorrere la storia di Telese, ci sono i libri per questo, si può affermare che chi veramente incise sulle sorti di Telese fu un imprenditore napoletano, Eduardo Minieri. Dal libro Telesia… Telese Terme – due millenni di Nicola Vigliotti nell’edizione del 1993 ristampata per i tipi di Arti Grafiche Don Bosco-Telese si riporta: “Nel 1875 fece domanda di concessione il napoletano Cav. Eduardo Minieri, in società con Alfonso Marciano. Le trattative furono lunghe ma si risolsero positivamente con la sigla del contratto d’appalto per notar Nicola Bruno di Benevento il 10 dicembre 1877: prevedeva una concessione della durata di cinquantacinque anni, dal 26 maggio 1878, con un estaglio di L. 6.000 annue per i primi dieci anni e 11.000 per gli anni successivi.”. Trascurare ogni altro tentativo d’industrializzazione del territorio telesino è voluto per un semplice motivo: altri tentativi di industrializzazione non sono stati, sono e saranno motivo di perenni dibattiti come le Terme di Telese. Quanti oggi imprecano per la condizione stracciona in cui versa l’unica risorsa pubblica, le Terme con il suo parco, dovrebbero sapere che le responsabilità di ogni danno cadono non sul Gestore ma su una classe politico/amministrativa volutamente cieca e incapace, o peggio, acquiescente. L’ultima, grande occasione che ebbe un’amministrazione di  Telese di avocare a sé la conduzione delle Terme, tra l’altro a ciò specificatamente invitata dalla Regione Campania nell’imminenza dell’erogazione dei cospicui fondi post terremoto ’80. Le Terme sarebbero diventate d’ oro, sarebbero state lastricate d’oro.(Ogni riferimento a una certa querela è puramente voluto!). Il Consorzio Idrotermale avrebbe potuto, per non estromettere gli eredi Minieri, costituire una società mista pubblico/privata, o quant’altro. Chi ha sperato che l’amministrazione attuale: sindaco, giunta o Consiglio Comunale possa fare miracoli si è sbagliato. E quando ci saranno state altre dieci nuove amministrazioni telesine nel futuro, da qui a cent’anni, miracoli non ce ne saranno…. Perché noi, popolo del Sud, siamo così: ci contentiamo del piacere, della pacca sulle spalle, della tazza di caffè. Siamo, come dicono i più avveduti, dei perenni cutenari.

Sarà ora il caso di parlare chiaro della piscina olimpionica e del lago per rispondere alle doglianze di quanti, muniti di meritevole senso civico, vorrebbero che le poche bellezze di Telese fossero conservate inalterate nel tempo.

La piscina olimpionica nacque dalla necessità  di accaparrarsi il denaro messo a disposizione da quel mostro che fu la Cassa per il Mezzogiorno, un pozzo senza fondo che servì ad arricchire certe imprese e certi studi tecnici amici degli amici del Biancofiore, altrimenti detta Democrazia Cristiana. Quando fu bandito l’appalto concorso per la realizzazione della piscina lo studio ingegneristico prescelto per vincere l’appalto, aveva già pronti i progetti esecutivi. Ad opera conclusa a tutti i serafici soggetti politici interessati venne in mente che il costo che per la manutenzione della piscina e lo spazio intorno ad essa era troppo alto per poter essere sostenuto dal Comune di Telese. Fu fatto un tentativo di cedere il manufatto a una società sportiva di Caserta ma senza successo. La piscina costò 5MLD di lire, anni dopo altri fondi furono aggiunti per recuperarla dallo sfacelo, ultimamente, sembra, era a disposizione un altro milione e trecentomila euro della filiera termale da spendere per un’opera da ristrutturare come serra per la produzione di ortaggi. Dal Capitolo come ti distruggo il denaro dei contribuenti.

Il lago di Telese. Su, versiamo le nostre calde lacrime per il lago che fu. Quando intorno ad esso è sorta l’attività di ristorazione/alberghiera e dopo che fu costruito quell’anello stradale centinaia di migliaia di auto hanno lasciato nel tempo tonnellate d’inquinanti che si sono depositati sulle acque. Sì, c’era una volta. Quando il livello delle acque, causa le forti piogge invernali, cresceva, le acque superflue esondavano lungo profondo canale che partiva dal pelo dell’acqua del lago e arrivava fino alla riva destra del fiume Calore. Così le acque si mantenevano a livello costante e cristallino. Successivamente quando costruirono la strada, il livello delle acque restò più basso rispetto la riva. Il canale di esondazione fu chiuso, sul suo fondo furono sistemati dei tubi che nell’intenzione dei progettisti dovevano sopperire al lavoro del canale. Quei tubi non hanno mai funzionato e il lago non sarà mai più quello di prima.

Chi ha a cuore Telese è ora che faccia qualcosa affinché il suo ambiente resti sano e vivibile. Al posto di un’altra cementificazione sarebbe opportuno piantare alberi dappertutto, migliaia di alberi.

e.e.

13 Commenti

  1. io che a Telese non ci sono nato, ma l’ho scelta per passarci gli ultimi anni della mia vita, posso dire di amarla e di difenderla dagli attacchi dialettici forse più di molti che ci sono nati e mi sono commosso nel sentire che, alla fine, ci sono ancora persone che ancora la amano profondamente, e sicuramente più di me. Concordo pienamente con Ezio Esposito in tutto il suo accorato scritto al quale mi sento di aggiungere solo una proposta: noi che abbiamo a cuore le sorti di Telesia, cerchiamoci, uniamoci e facciamo in modo che non un miracolo avvenga, ma tanti piccoli passi da parte di tutti, popolazione e amministratori, per tornare ad esserne orgogliosi. Le passate esperienze serviranno ad evitare gli errori già fatti ed una maggiore attenzione eviterà quelli che si potrebbeero fare.

  2. Conserverò questo articolo come “documento studio” finalmente alcune risposte che cercavo!
    I telesini sono oggi una nuova realtà vista con tristezza solo nella nostalgia del ricordo, in verità bella gente anche quella nuova! E già tanti che andarono lontano per lavoro stanno preparando il loro ritorno, non siamo vecchi abbastanza, ma nemmeno tanto giovani da non pensarci.Sono ottimista, chi investe e fatica sulle cose che fa non può non esserlo, e sono anche per la conservazione il recupero e la “riconoscenza” della storia, del bello,del giusto, dell’elegante ed UMANO che c’è in essa e nelle tradizioni. Tutto questo per quanto riguarda le Terme di Telese, ha oggi come ieri, e qualunque cosa accada, sempre! un nome solo: Alfredo Minieri.
    Lia Buono

  3. Quando si citano dei lavori di ricerca storica, come quello del compianto Don Nicola Vigliotti, limitandosi a frammenti che non aderiscono all’analisi complessiva in cui l’autore si è prodigato, si commette sempre un grave errore. La storia delle Terme infatti, i cui esordi sono meglio sviscerati dal Simeone ne ‘Il Cavaliere’, nasce per l’audacia dell’imprenditore a cui dedica la ricerca.
    Il Vigliotti, prima di arrivare alla concessione ai Minieri, ne ripercorre la travagliata amministrazione dal 1810, in cui i comuni di Solopaca, San Salvatore e Telese si fanno una serratissima guerra legale ed ogni tentativo di gestione pubblica, fallisce miseramente. Condivido solo l’autodefinizione di ‘cutenari’ che, se ne ho compreso il senso, corrisponde non solo all’incapacità di gestire il bene comune direttamente ma il non saper attivare nemmeno i presupposti per un profitto sociale, anche attraverso una gestione privatistica. In poche parole, senza imprenditori privati, le Terme non sarebbero nemmeno esistite.
    Se si è convinti poi, che le amministrazioni non fanno, nè faranno miracoli, sarebbe più coerente scriverlo nei programmi elettorali ma in quelle occasioni, siamo tutti splendidi e i miracoli si promettono a iosa.
    Anche in merito al lago ritengo che tu abbia fatto un’analisi parziale e fuorviante perchè l’origine della sua morte biologica non è dovuta certamente alla strada con le auto che vi circolano. Non credo ci sia alcuna attinenza. Penso semplicemente che i vecchi immissari che lo rendevano un affluente del Calore, provenienti da antiche diramazioni del Seneta, deviate per ragioni di bonifica e le sorgenti Pagnano, deviate per usi irrigui, ne hanno privato il naturale ricambio, rendendolo uno stagno.
    Più che alberi, pianterei quel buon senso che deriva dall’analisi di un campanilismo sterile e dannoso…e Don Nicola anche da lassù… continua a dircelo.

  4. Non prendo le difese di Ezio perché non ne ha bisogno, ma posso assicurarti che il libro di Don Nicola Vigliotti (che possa guardarci dall’Alto) non ci ha detto nulla che non sapevamo.
    Sulle liti legali tra i comuni di Telese, Solopaca e San Salvatore, per dimostrarti che non siamo ciarlatani, posso darti le date e le sentenze (puoi dirmi quale ti interessa) del Tribunale a partire ancor prima del 1810.
    Se poi molto dobbiamo all’Ing. Alfredo Minieri (rispondo a Lia) posso assicurarti che non a lui dobbiamo lo studio delle virtù terapeutiche delle acque di Telese: con le sue enormi possibilità economiche Egli seguì soltanto un filone già scoperto.
    Per quanto riguarda il lago, mi piacerebbe sapere le fonti delle tue asserzioni. Non mi pare (uso questo termine per non apparire presuntuoso) che il lago abbia mai avuto immissari: è acqua sorgiva il cui peso blocca le sorgenti ed è per questo, tra l’altro, chge l’acqua aveva bisogno di esondare per quel canale che non c’è più.
    Di ciò che asserisco può darne conferma l’amico Carlo Franco.
    Al tempo del Progetto per il lago, per diversi miliardi delle vecchie lire, caduto poi nel nulla, furono studiate le sponde, analizzate le acque e Carletto mi disse che l’acqua, un metro sotto il suo livello, era addirittura potabile.
    Pietro Quercia.

    • …in merito a quanto ho scritto del lago, ho scritto ‘penso’ che non è un’asserzione categorica ma una semplice deduzione da documenti storici e banali osservazioni dirette che faccio quasi quotidianamente per una corsetta. Puoi leggere questo articolo https://www.vivitelese.it/2010/12/un-pezzo-di-lago-perduto-2/ e se vuoi, confrontare quelle che con ogni probabilità, sono le mappe più antiche che si conoscano del lago a questo link https://sites.google.com/site/ritisettennaliapprofondimenti/home sfogliando la Platea dell AGP di Guardia sul sito del nostro webmaster Giovanni Lombardi. Il pezzo di lago perduto potrebbe essere con ogni probabilità l’estuario di un antico immissario nel lago. Se provi a seguire il corso d’acqua delle polle delle sorgenti Pagnano (dal lato nord del cavalcaia) incanalate artificialmente in un serbatoio su via Scafa (attraverso la ferrovia al punto F dei binari), prima di ogni intervento umano non poteva che confluire nel lago per ragioni di quota. In alcuni passi dei contratti di asservimento riportati nella Platea AGP, che riguardano lotti di terreno confinanti con il lago, si parla di aree ‘paludose’. Questo potrebbe spiegarsi per il ristagno di acque superficiali provenienti dal Seneta che in occasioni di alta portata, potevano riversarsi nel lago. Chiunque potrebbe convincersene guardando il Seneta in occasioni di grandi piogge. Ci sono molte mappe di Telese, anche dell’area Acquafetente. Lo trovo molto interessante ed è per questo che avevo suggerito alla preside Di Sorbo prima, e a Giovanni Forgione poi, di ‘adottare’ questo prezioso documento dalla biblioteca dell’Istituto Telesia….per qualcuno,questo, è narcisismo. Credo si sbagli.

  5. Tutti noi ci adorniamo di titoli ma ci sono persone come il Prof. Alfredo Minieri a cui basta Alfredo Minieri, o cosa altro a Telese? c’è bisogno di titoli per dire MINIERI? ma allora non sei telesino!Parlare di possibilità economiche è volgarità più adatta ai cementifici che ora guardano ai finanziamenti all’area nord di Napoli con quel che si sospetta e che si teme…non ai Minieri! Lia Buono

  6. Al gentile Sergio Paliotti posso dire che sono contento che si trovi bene da noi. Auguri.
    Sono soddisfatto di aver suggerito alla cara Rosalia Anna Buono la scoperta di qualcosa di cui non conosceva l’esistenza.
    Spero che Flaviano Di Santo non me ne voglia se gli consiglio di attenuare il suo narcisismo; avrei dovuto scrivere forse del passato, di quando nel lago finivano liquami di varia natura o dei picnic selvaggi di centinaia di famiglie provenienti dal napoletano e casertano con il corollario d’immondizia e rifiuti di varia natura che finivano nell’acqua provocando danni irreversibili all’ambiente?, che la costruzione della strada fu un flagello? Chi ricorda le folaghe nidificare sotto riva fra le cannucce? E come mai Legambiente con a capo l’indomabile Grazia Fasano ogni anno raccoglie volontari per ripulire il lago?
    A Pietro dirò che la perdita dei venticinque miliardi di lire stanziati per opere già progettate da realizzare sui terreni sovrastanti il lago fu una grazia di Dio che si servì del caro amico commercialista Michele Selvaggio, oggi assessore al bilancio… (no?) allora sindaco di Telese, per fare abortire quel progetto magna magna.
    e.e.

  7. Ringrazio Ezio Esposito per gli “auguri” che per la verità mi hanno lasciato un npo’ di amaro in bocca. Mi sono sembrati più un invito tipo: “bravo! Hai detto la tua, ora fatti da parte che sei un estraneo”. Spero proprio di sbagliarmi, anche perché tra gli interventi su questo argomento mi sembra di intravedere una delle tante “faide di paese” che costellano l’orizzonte di questa cittadina. Mi perdonerete se penso che, forse, il passatempo preferito dai “veri” telesini sia quello di impedire l’integrazione, cercando di far “sentire” estranei tutti quelli che non sono nati qui.
    Il confronto, quando non è sterile, va bene, ma qui mi pare che sia solo fine a se stesso.
    Scusatemi lo sfogo, ma sono abituato a dire sempre quel che penso, giusto o sbagliato che sia.
    Comunque, per tranquillità dei “veri” telesini, io Telese la frequento da 57 anni (ne avevo 5 la prima volta che la mia cara mamma mi ci portò) e sono qui, in pianta stabile dal 2001 (solo 12 anni).
    Il mio sogno sarebbe quello di vedere tutti i Telesini (nativi e non)impegnati insieme a far crescere Telese Terme, ma la realtà è ben diversa, assisto spesso a cose che neppure a Napoli ho mai visto, eppure ancora non riesco ad arrendermi e ad andare via.
    Caro Ezio Esposito, io ammiro molto la Vostra cultura, la Vostra passione, la Vostra tenacia, la Vostra energia, ma, a dire la verità non ne vedo i frutti che, a mio parere, potrebbero essere splendidi per Telese Terme.
    Ora mi aspetto, come minimo, un “fatti gli affari tuoi”, ma non mi offenderò.

  8. Devo proprio risponderti cara Lia? Non sei stata anche tu a sbilanciarti un tantino tanto da suscitare la mia meraviglia? Ma delle terme conosci solo la pista da ballo e la piscina Goccioloni che pure hai fatto il confronto con le piscine delle terme napoletane? Non ti sei fatta una passeggiata verso est del parco, anche per curiosità legata alla tua professione?
    Credevo tu ti riferissi al primo Minieri non ad Alfredino (credo mi consenta ancora l’affettuoso diminutivo), colpevole di tenere le Terme nel vergognoso abbandono nel quale versano oppure di essere talmente debole da non sapersi ribellare a chi di dovere.
    Quale telesina doc non può non interessarti del grave problema Terme!
    Riguardo alla cementificazione, non credi che i responsabili siano da individuare tra la schiera delle persone che tu stimi?
    Non voglio polemizzare ne provocare, è una semplice constatazione. Sai quanto ti sono affezionato.
    Pietro Quercia.

  9. Ci sono richieste di spiegazioni che sono peggio delle affermazioni di farsi gli affari propri. Chi fa finta di non capire e di non sapere non avrà la mia risposta. Ciao a tutti, questo è l’ultimo intervento su questo argomento.

  10. Sergio se ce l’hai con me stai sbagliando proprio! Il mio intervento è stato moderato(diciamo) e credo pure che abbiano fatto bene, sinceramente! Sono una Telesina adottata da Napoli, dove quando mi sposai mia suocera alle sorelle :”Sposa una ragazza di un paese della provincia di Benevento che si chiama Telese, ma non sembra proprio! sapessi quanto è cittadina!(…)”.Per non parlare poi degli “scugnizzi” che dovetti pure modificare l’accento per farmi accettare!Ogni mondo è paese, e se qualcuno mi dice di farmi i fatti miei allora questo sì che mi intriga e produce l’effetto opposto! Non ho capito davvero, e chi domanda non sbaglia mai, non trovi? ciao Lia Buono

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