Estate, il nonnetto dove lo metto …

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Giuseppe Sangiovanni. Da qualche anno vanno di moda le campagne contro l’abbandono degli animali. Io preferirei anteporre a queste campagne, non per moda ma per segno di civiltà, quella contro l’abbandono degli anziani. Viviamo in un’epoca in cui si tende ad umanizzare gli animali, attribuendo loro nomi, comportamenti, sentimenti, emozioni, abitudini, tanto da paragonarli agli esseri umani. Questa visione alla Walt Disney del regno animale, porta addirittura qualcuno a ritenere che i diritti degli animali debbano essere anteposti a quelli degli esseri umani. Pur condividendo la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica per contrastare la deprecabile piaga dell’abbandono degli animali durante il periodo estivo, ritengo  indispensabile anteporre a questa battaglia quella mirante a sensibilizzare le persone contro l’abbandono degli anziani, lasciati spesso al loro destino negli ospizi, nelle case di cura e nelle abitazioni, abbandonati peggio dei cani da figli e nipoti che si preoccupano di portare in vacanza il loro cagnolino o il loro gattino ma lasciano a casa l’ingombrante nonnetto.  Figli e nipoti dalla memoria corta, preferiscono vedere la tv, navigare su Internet, chattare su face book. Il nonnetto-nonnetta meglio lasciarlo marcire tra le mura anguste della  propria  casa. Perché il nonnetto dà fastidio, crea “ansia”.

Un giorno con un mio collega abbiamo visitato una casa per anziani. Era domenica. C’erano le visite dei parenti. Il collega girandosi verso di me, disse: “I figli e nuore e qualche nipotino che oggi sono qui per far visita ai  “cari” genitori e nonni internati in questa casa di riposo, è come se portassero un fiore al cimitero”! Lo guardai sbalordito, non capii subito. Aveva ragione, quei “parenti” che vedevamo arrivare, facevano la visita a congiunti morti dentro. Morti il giorno stesso che avevano varcato la soglia della casa di riposo: anticamera del vero cimitero. Un mio caro amico, “impegnatissimo” nel sociale, nel volontariato, fu cancellato dalle mie rubriche, quando scoprii che aveva condotto la mamma in una casa di riposo, che vedeva una volta al mese(ogni settimana faceva visita in ospedali a non meglio identificati ammalati, rappresentando la “sua” onlus”. E poi ancora ricordo di un papà che per mesi e mesi chiedeva di uscire di casa per andare dai figli, che sistematicamente rifiutavano di accogliere nelle loro case il papà disperato. Ripeteva come un automa: “ Morirò, e non li vedrò più(i figli)! Il papà aveva problemi neurologici. “Dava fastidio”. Gli ingrati figli non sopportavano le fisiologiche bizze. Si sentivano con la coscienza a posto, visitandolo per qualche ora a settimana. Lui, alla loro vista, si afferrava alle braccia, implorandoli, per farsi portare per qualche ora nelle loro case. Niente da fare. “Si, papà, verrete appena finirà l’inverno…. e poi quando finirà questo caldo, e l’estate”. Promesse d marinaio. L’anziano, rimase fino alla morte nella sua dimora. I figli piansero. E furono lacrime di coccodrillo! Sono tanti i figli che paradossalmente trovano tempo per presenziare a tutte le  manifestazioni, dimenticando papà e mamme a casa! Dire che è vergognoso è usare sottile eufemismo. Quel tempo dedicato a quelle attività non sarebbe più utile regalarlo a genitori anziani, che nell’arco di 24 ore potrebbero finire nel mondo dei più? Questione di coscienza, optional prezioso. O ce l’hai o non ce l’hai. Come una protesi! Poi, saranno inutili le lacrime. Forse si rimpiangeranno i momenti persi, e si malediranno le coordinate dettate dai figli, nipoti dei trapassati a miglior vita: gentaglia che impone gli arresti domiciliari  per i nonnetti. Ogni anno balzano alle cronache le polemiche sollevate da associazioni e possessori di animali sulla carenza di strutture attrezzate per trascorrere le vacanze con animali al seguito mentre cadono nel dimenticatoio le problematiche di molti anziani lasciati soli nelle città semi-deserte con servizi ridotti al minimo e la difficoltà di provvedere ai bisogni primari come, per esempio, l’ acquisto di generi alimentari.

Quale giustificazione possiamo addurre a discolpa di una società che considera l’anziano come un peso fastidioso, mentre la nostra cultura ci ha sempre insegnato a considerarlo come uno scrigno prezioso al quale possono attingere le giovani generazioni per arricchirsi di esperienza, di pazienza, di saggezza e di tutto quel patrimonio di conoscenze che si acquisiscono, se il buon Dio ci conserva la salute, con il susseguirsi delle primavere.

Quando muore un anziano è come se andasse a fuoco un’intera biblioteca, composta di libri voluminosi le cui pagine sono state scritte con la pazienza di chi, accettando le cose brutte della vita, le utilizza per assaporare ancora meglio quelle belle che costellano i nostri ricordi.

Se è vero come è vero che la salute, come le persone care, si apprezzano solo quando ci vengono a mancare, è opportuno che facciamo un po’ di compagnia ai nostri anziani, prima che l’incendio distrugga la biblioteca. Quello degli anziani è un problema molto rilevante in una società, quella di oggi, che volta ad un continuo e crescente progresso , trascura forse , alcuni aspetti veramente importanti e salienti , che riguardano la nostra esistenza. Ai nostri giorni, gli anziani vengono considerati un incomodo, un peso, una forza inattiva non più in grado di produrre qualcosa. Sono tante le coppie che si liberano dei loro genitori, magari relegandoli in un ospizio e dimenticandoli li, fra quelle mura anguste, perché sono bisognosi di cure e malati. È un gesto vergognoso che attesta quanto sia grande in certi figli l’ingratitudine verso i loro genitori. Pensare che gli anziani non servono più a niente, solo perché ad un certo punto non sono più in grado di lavorare è uno sbaglio. Essi con il loro valido contributo d’esperienza, possono aiutare i più giovani, guidandoli nei momenti difficili della vita, aiutandoli ad andare avanti anche quando la realtà è troppo amara e difficile da affrontare, perché anche essi hanno superato tante tempeste nella loro vita. Tutti noi dobbiamo renderci conto dei sacrifici che i nostri genitori hanno sempre sostenuto per noi e di quelli che ancora sostengono con il loro lavoro, con le loro fatiche. Non si può ignorare tutto questo , sarebbe inumano. Abbiamo forse dimenticato che gli anziani hanno sulle spalle molti più anni di noi e che con la loro esperienza possono guidarci nei momenti difficili della nostra vita? Oppure non sappiamo che per gli anziani le sofferenze maggiori sono quelle morali piuttosto che quelle fisiche, quando essi si sentono dimenticati dai loro figli? Questi interrogativi devono fare riflettere tutti noi, indistintamente, perché chiunque un giorno dovrà affrontare questo problema. I ragazzi devono  pensare che un giorno lontano anche loro saranno  vecchi e spereranno tanto nei loro  figli. Per questo devono mostrarsi buoni e affettuosi verso i loro cari anziani, prestare con amore le cure di cui essi necessitano e stare sempre vicini a loro con una parola di conforto e con tutto il loro affetto.

Il vecchietto 

Domenico Modugno

 

 

Ha fatto la valigia e se n’è andato

perché la nuora non lo vuole più

è troppo vecchio troppo malandato

con i bambini non ce la fa più.

Allora s’è rivolto ad un ospizio

ma s’è sentito solo dire: “No,

ci spiace tanto amico non c’è spazio

già stiamo troppo stretti, non si può”.

 

E il vecchietto dove lo metto

dove lo metto non si sa

mi dispiace ma non c’è posto

non c’è posto per carità.

E il vecchietto dove lo metto

dove lo metto non si sa

mi dispiace ma non c’è posto

non c’è posto per carità.

 

E’ andato dritto dritto all’ospedale

chiedendo un posto all’accettazione

non ce la faccio più mi sento male

mi manca solo ormai l’estrema unzione.

Ma il medico di turno si è scusato

guardandolo con un sorriso fesso:

“Lei non si rende conto in quale stato,

abbiamo gente pure dentro al cesso”.

 

E il vecchietto dove lo metto

dove lo metto non si sa

mi dispiace ma non c’è posto

non c’è posto per carità.

E il vecchietto dove lo metto

dove lo metto non si sa

mi dispiace ma non c’è posto

non c’è posto per carità.

 

Allora non sapendo cosa fare

ha fatto quello che può fare un pazzo

con una corda al collo in fondo al mare

ha fatto finta d’essere un merluzzo.

Al cimitero grande del Verano

appena sceso giù dal furgoncino

s’è incavolato subito il guardiano

mettendosi a parlare col becchino:

 

“Sto vecchietto dove lo metto

dove lo metto nun se sa

me dispiace ma nun c’è posto

nun c’è posto per carità”.

 

Sto vecchietto dove lo metto

dove lo metto non si sa

mi dispiace ma non c’è posto

non c’è posto per carità.

Il vecchietto dove lo metto

dove lo metto non si sa

va a finire che non c’è posto

forse neppure nell’Aldilà.

Il vecchietto dove lo metto

dove lo metto non si sa

va a finire che non c’è posto

forse neppure nell’Aldilà.

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