Amorosi e la dura legge dei marpioni

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Alberico Lepore. Nel mio paese, Amorosi, non succede niente che non accada da altre parti solo che io sono testimone di questo quindi la mia testimonianza vi voglio portare.

Da quando ero bambino ricordo sempre le stesse facce in politica, si alternano, si dividono, si combattono, si amano e si odiano ma sono sempre gli stessi.  Per non parlare dei designatori politici sempre dietro le quinte, pronti a manipolare i giovani rampolli emergenti.
Allora ho fatto una piccola riflessione: ma questi giovani amorosini non sono capaci di unirsi e rivitalizzare, rinfrescare questa vecchia e malsana politica?
Però ho “marzulliato” un po e mi sono dato anche dato la risposta:  c’è da sperare che i seguaci si sveglino e che si accorgano di aver avuto dei maestri troppo ma tanto poltronisti.
C’è da sperare che i marpioni ricordino di quando erano fanciulli idealisti ed innovatori e subirono lo stesso trattamento e diano veramente spazio ai giovani con idee nuove.
C’è da sperare in un Amorosi migliore.

10 Commenti

  1. Carissimo Alberico,
    sono d’ accordo con quanto dici. La ferma, schietta difesa di principi.. che hai proposto appare praticabile, laddove ci sia il cambiamento di quella classe politica che non protegge il diritto di cittadinanza per tutti.

    Per essere più chiari: Sono sotto gli occhi di tutti le conseguenze negative dell’ instabilità politica del nostro paese -si và dal moltiplicarsi dei manifesti che deridono ora l’ uno ora l’ altro avversario politico, alla tendenza di strattonare anche chi fa la stessa strada, tralasciando la sovranità dei cittadini, a cui spetterebbe, credo, sempre l’ ultima parola sulle scelte di campo-.
    Se questa è un’ idea ‘democratica’ per ristabilire la sovranità degli aventi diritto al voto –di chi ha votato fidandosi ora dell’ uno ora dell’ altro esponente politico-, è vero anche che il cambiamento sarebbe un’ occasione di crescita ‘in toto’ per la comunità del nostro paese. Per ognuno, anche per me, ‘cambiare aria’ –il luogo di studio o di lavoro, il luogo delle frequentazioni etc.- ha significato anche cambiare atteggiamento rispetto alle cose e se vuoi, ha significato ‘crescere’ e dare il giusto valore alle cose.

    Senonché è proprio qui, guardando alla situazione politica del nostro paese, il luogo della crisi di rappresentanza e di fiducia da parte dei cittadini. Durante le elezioni politiche i partiti hanno lasciato che gli eventi precipitassero loro addosso, con un’ imponente decapitazione della morale pubblica e privata –per interessi di correnti o di singole persone, sentendosi vincolati a voti di fedeltà ‘familiare’, confessionale per i cattolici, nostalgica o classista per le destre e le sinistre-.

    Ed io oggi, come te rimango a guardare.. e ne vedo ancora i ‘cocci’. Certo, vanno ripensate le forme sociali d’ intervento.. guardando alle storture che politiche discutibili hanno prodotto in questi anni, penso che non vi sarà società di uomini liberi ed eguali se prevarrà l’ indifferenza nei confronti di chi da solo è destinato a soccombere. Se accettiamo che sia un reato l’ omissione di soccorso sulle strade in caso d’ incidente –anche quando siamo estranei all’ accaduto-, non si vede come si possa giustificare l’ indifferenza quando le vittime non sono vittime della ‘strada’ ma della ‘storia’.

    Servono ‘cittadini’, servono ‘amministratori’ e ‘leader’ politici, servono movimenti e partiti capaci di coniugare valori con interessi collettivi. Te li ho messi tra virgolette perché alla base di ognuno di questi serve il senso della cittadinanza responsabile, della connessione diritti-doveri, che parta dal basso.

    Bisogna rimettere al centro il senso del ‘sentirsi parte di un tutto’.
    C’ è qui una virtù civica da ricostruire, c’ è da rimettere in campo una coscienza personale capace di dire no di fronte alle tentazioni del potere –la politica non deve diventare un ‘mestiere’-; c’ è da preferire la discrezione contro la vanagloria, il buon lavoro quotidiano contro il narcisismo del politico inventato al momento.

    C’ è da preferire persone formate e con capacità di discernimento. Ma persone che assommino in sé competenza, lungimiranza, capacità di guidare gli altri, mettere insieme non frantumare. Persone capaci di chiarezza. Che ad oggi non vedo.

    Abbi cura di te.
    Gianni Giletta.

    • Ciao Alberico e Gianni,
      ho letto attentamente i vostri interventi.
      Io attraverso una fase di profonda sfiducia ed assoluta mancanza di ottimismo per il futuro della nostra comunità.
      Mi sembra che, parafrasando il tema del Gattopardo, cambia tutto per non cambiare nulla.

      Su un tema concordo in particolare con Gianni: la netta frattura che molti nostri politici, di maggioranza o di opposizione, hanno fatto registrare rispetto al’elettorato, il quale, nel momento in cui si è proposto come fucina di idee e proposte è stato allontanato, quando non con fastidio, perlomeno con sufficienza.
      E se ciò accade in un contesto come il nostro, ma dove possiamo sperare di andare?
      Vi saluto affettuosamente.

  2. Se me lo permetti sarò più radicale di te. Sono noti a tutti i momenti di tensione effettivamente verificatisi su alcune questioni e su questa in particolare. Lo spirito che unisce non è la contrapposizione, ma il dialogo sincero volto a trovare gli orientamenti più adatti al nostro paese.

    Se nessuno discute l’idea che la politica è servizio, non succede altrettanto per un altro termine –ai molti quali sconosciuto- il principio del bene comune. Sento e vedo che viene messo in discussione nella teoria e ignorato nella pratica.

    Questa perdita di fiducia è uno dei fattori principali che spiegano il sentimento di pessimismo della gente –almeno per quello che riguarda la mia e la tua generazione-. Rivela l’indebolimento del senso di responsabilità e il declino dello spirito di partecipazione — vale a dire, rivela lo sgretolarsi del cemento che unisce gli individui di una società-.

    Non ho ‘ricette’ sinceramente. Ma nessuno vorrà mai investire su un edificio costruito sulla sabbia.

    Non è una ‘ricetta’ cercare di risolvere ogni tipo di problemi morali, amministrativi, legislativi del nostro paese.. chiedere un tavolo di ascolto –come dici tu-. Ma sarebbe di certo un buon inizio.

    Ad un primo livello, l’ ascolto fa sì che si colga ciò che ha da dire ogni uomo. Affermarne l’esistenza vuol dire allora considerare qualsiasi persona umana sana capace di cogliere che la vita, la conoscenza, la sociabilità, la procreazione e altre realtà basilari simili sono buone per lo sviluppo delle persone umane e della società.

    Ad un secondo livello, tuttavia, le conseguenze pratiche di tutto questo, possono essere oscurate e distorte da pregiudizi, ignoranza, passione, prepotenza, desiderio di autonomia assoluta, ecc.

    Per superare tali difficoltà si rendono necessari il dibattito, la persuasione, l’illuminazione, lo studio, la riflessione, e in alcuni casi particolarmente complessi, soltanto gli uomini prudenti saranno in grado di risolverle.

    Detto in ‘soldoni’, ‘un cieco non può guidare un altro cieco; cadranno entrambi nel fosso’. E in verità, il politico non deve solo rappresentare un’ ideologia. Deve amministrare al ‘mio posto’. In piena fiducia, io ho delegato te, politico, per fare azioni che avrei dovuto fare io –come se lo facessi io-. Che mi rappresenti –me stesso-. Non credo si possa affidare un terreno ad un calzolaio, né un giardino a un birraio. Non saprebbero da dove iniziare.

    Il mio timore, molto profondo non è senza ragione. La vita sociale con il suo apparato giuridico esige un fondamento ultimo. Se non esiste altra legge oltre la legge civile, dobbiamo ammettere allora che qualsiasi valore, perfino quelli per i quali gli uomini hanno lottato e considerato passi avanti cruciali nella lunga marcia verso la libertà, possano essere cancellati da una semplice maggioranza di voti. Non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte a questa possibilità, e quando la politica va avanti da sola — in contrasto con il bene comune nelle sue esigenze fondamentali — da cittadino chiedo che paghi lo scotto delle conseguenze delle proprie azioni negative.

    I padri delle nostre democrazie moderne supponevano un fondamento morale per le istituzioni e ci direbbero senza mezzi termini che voler raccogliere i frutti della democrazia senza proteggere l’albero e la radice, sarebbe un controsenso. Prima o poi rimarrebbero soltanto frutti secchi.

    Quale politica potrà saper ascoltare se –nello stesso tempo- non fa che i propri interessi personali?

    Tutti possiamo ricordare quel fenomeno costante nell’esperienza umana: chi non agisce in accordo al proprio pensiero, comincerà a pensare in accordo alla propria azione. Non è superfluo domandarci anche se non abbiamo perso un po’ del sano timore che dovrebbe farci percepire il limite e infondere in noi stessi l’ orrore per gli errori commessi. Molti invece si vantano dei loro errori –come se fosse un pregio non lo scandalo dei difetti-. Se questa involuzione costituisce una fonte di preoccupazione, per noi lo è soprattutto perché, osservata in profondità, essa appare come il grave sintomo di una perdita di prospettive aperte sul futuro e ancor più di una profonda alienazione. E ‘chi ne farà le spese’ sarà la nostra comunità. O già sta succedendo?

    Abbi cura di te. Gianni.

  3. Se ho ben capito il tuo pensiero si sintetizza con “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.”
    Ebbene io aggiungerei anche “E se vale la pena rischiare, io mi gioco anche l’ultimo frammento di cuore.”

  4. Leggo in questo momento che cgil, cisl e uil sono sul piede di guerra contro il comune di Amorosi.
    “….certe cose non possono essere fatte in maniera così cruenta e senza che vi sia un’espressa previsione legislativa o di contratto….” insomma la giunta fa quello che vuole

    potete leggere una breve sintesi qui http://www.ntr24.tv/it/news/societa/amorosi-il-comune-sospende-le-indennita-nota-di-protesta-dei-sindacati.html

  5. La peggior tentazione è quella di arrendersi alla debolezza delle nostre comunità. Se bisogna ripartire dalle domande, dalle risposte alle domande vere, l’ atteggiamento non deve essere quello del girovago –che vaga tutta la sera per la città- senza una meta precisa, del ‘pendolare’ che oscilla tra esperienze, appartenenze culturali, biografie, vivendole con una sorta di fedeltà passiva o reversibilità. Il rischio è sempre quello di ‘essere schiacciati’ dal politico ‘di professione’ di turno, che ha approfittato del nostro impegno sincero o della nostra passione.

    Chi vuole impegnarsi nel sociale ha una meta, la ricerca della propria unità. E’ questo che ci fa essere più forti di ogni vicenda umana, di ogni contingenza, di ogni difficoltà; ciò che ci fa essere felici, con la serenità di chi ha scoperto, e quotidianamente continua a scoprire il senso dell’ essere al mondo e del fare ciò che fa perché ha le spalle coperte da anni di intenso studio e di lavoro sul campo.

    E’ un mondo impegnativo, perché bisogna lavorare a fianco di persone che sono lì per il proprio prestigio o per interessi particolari.. e bisogna stare attenti a non diventare così.

    Poi bisogna diventare competenti al punto tale da riuscire a fare cose buone anche in situazioni difficili. Succede anche che quando assumi ruoli politici divieni improvvisamente ‘sospetto’ per la comunità e per chi è al tuo fianco.

    Infine, da soli non si riesce a fare niente.. ed è giusto che sia così. Guarda caso quando si assume il ruolo del politico per qualche motivo –non ben noto- ci si stacca dall’ elettore e non lo si riconosce –più-. La prima scelta che il politico deve ‘darsi’ -e non può dare per scontata- è la centralità della persona. Se la si riduce ad un ‘adattarsi’ alle situazioni, inseguendo le domande e gli umori del momento, si fa un’ operazione semplicistica ed ingannevole: ci si adatta per ‘trattenere’ in qualche modo le persone, il percorso politico diventa fatto solo di episodi, gli esiti sono fortuiti.
    Ti auguro ogni bene.

    Rispetto al nuovo articolo da te in questi giorni non so dirti nulla di preciso. Così come questo tipo di politica non mi appartiene e non può appartenerti, la stessa espressione di chiesa che abbiamo non mi appartiene e non può rappresentarci. La Chiesa è un’ altra cosa.

    Dopo anni di beghe tra ‘Peppone e don Camillo’ di turno …sono stanco e non so più di cosa stupirmi. Con mio rammarico, già da tempo ‘ho lasciato che i morti seppellissero i morti’; già da tempo vivo –e non solo io mi pare- lontano da quel genere di ecclesiologia che fa capo ad ‘una sola persona’ –non ad un comitato-, tanto per capirci.

    Per quello che riguarda l’ amministrazione in toto, sarà giudicata sulle scelte fatte.

    A te con piacere dico: ascolta la gente, interrogati sui fatti, condividine le idee: mi sembra il cammino giusto da farsi. In un’ autentica esperienza di libertà. In bocca al lupo di cuore.

    Gianni.

  6. Carissimi Pino ed Alberico,

    Lo stare attenti alla storia delle persone, alle difficoltà e al patrimonio che si portano dentro non è facile, ma bisogna che la politica abbia questi occhiali per poter trovare gli atteggiamenti giusti per fare insieme un pezzo di strada.. per sentirsi parte.. prendere parte del pensare del mondo.

    Come vedete scrivo di getto.. perché, a me pare che sia questa la domanda di senso, che si pone la gente.

    Non voglio ripetermi. Ma lo stile del ‘politico’ è quello di chi passa tra le persone –non gli passa sopra dopo le elezioni-, le vede ed incontra, cerca di capire le loro esigenze, di istaurare con loro un rapporto.. lo stile è quello del dialogo. Ma il punto è un altro.

    Io penso che si possa fare molto, o perlomeno qualcosa per iniziare:

    -come primo punto è necessario aprire gli occhi –e questo lo avete fatto anche scottandovi-, partire da zero e provare a vedere le quattro mura del paese come il luogo della ripresa; imparare a pensare insieme ovvero creare ‘un ambiente vivo’ dove confrontarsi; senza buttare al vento le possibilità che proprio il confronto crea;

    -come secondo punto (il più importante) credo dobbiate creare ‘il luogo’ del dialogo: un ‘movimento’ di persone: che porta avanti un progetto di cambiamento – che inizia con il condividere idee comuni, che continua con l’ aggregazione, il dialogo (la creazione di un form o sito web o gruppo fb) e la divulgazione.. e soprattutto non si ferma al volersi proporre solo per le prossime elezioni.

    Non sono nuove forme di aggregazione che nascono dall’ impegno per il sociale e solo dopo anni sono pronte al ‘salto politico’: forme di cittadinanza attiva, aggregazioni pro civitate, associazioni di più largo respiro etc. La scelta è ampia.

    Da soli non si va da nessuna parte.. così come sull’ onda del solo entusiasmo iniziale non si costruisce niente… come diceva don Milani ‘una distribuzione di idee tra eguali è giustizia, ma fra diseguali e in solitario [e sul pensiero di un solo uomo] è somma ingiustizia’. E non bisogna abbattersi quando non si vedono i risultati: per smussare una pietra non c’ è bisogno di una sola goccia.. ma di migliaia e in modo costante. La pietra non è levigata, le gocce sono molte ed è un peccato che si disperdano altrove, visto che la pietra è proprio là in mezzo, e non dobbiamo andarla a cercare chissà dove.

    Mi sembra significativo chiudere queste riflessioni ringraziandovi per gli sforzi che fate ogni giorno. Anche per me.

    Gianni

  7. Ritengo che la società non possa cambiare se prima non cambiano gli individui stessi. Mi oppongono ad ogni forma di collettivismo e alle astrazioni concettuali che limitano la libertà individuale in nome di interessi considerati superiori e collettivi.

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