Il turismo a Telese è una dolce chimera

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Carlo Franco  (Realtà Sannita Anno 35 n. 13 – 16/31 LUGLIO 2012  pag. 4 )  Poche e di scarsa qualità le iniziative per attrarre turismo, anche le strade non aiutano. La Telese-Cerreto offre una pessima immagine dell’intera area. Tutti gli anni, di questi tempi, si parla di turismo a Telese, giacché siamo nel cuore dell’e­state. Si esprimono giudizi, osservazioni, suggerimenti: non potrebbe essere diversamente visto che la cittadina termale fa dei servizi in genere l’asse por­tante della sua economia, e del turismo in particolare la cosa che più facilmente potrebbe fare data la esistenza in loco dei pre­supposti di base quale le terme, il lago, il paesaggio in genere e tutto il bello e l’attraente che c’è nei paesi limitrofi.

L’impressione che si ha que­st’anno è completamente nega­tiva: c’è una fiacca in giro, dovuta anche ad una situazione nazionale poco felice che tutti stiamo scontando, che fa paura. Però non ci si può arrendere ad una situazione disastrosa senza fare il minimo sforzo per met­tere in cantiere comunque un qualcosa che crei movimento, che promuova altre iniziative che mantengono vivo in qual­che modo il ruolo turistico che il paese dovrebbe avere.

Si ha la sensazione che tutti gli operatori preposti allo svi­luppo di tale filone siano “piacevolmente” rassegnati, che con l’avallo della economia in dis­sesto si sentano esautorati dal met­tere in cantiere qualche iniziativa. E qui le responsa­bilità sono molte­plici, ovviamente. Quella maggiore forseè da imputa­re all’Amministra­zione Comunale, che avrebbe il sacrosanto dovere di attivarsi comun­que.

Quello che si sta facendo a Telese ormai da qualche armo in questo settore è davvero poca cosa. Tolta la gara podistica che si svolge nel mese di giugno e che è a carattere internazionale, gara veramente da considerare il fiore all’occhiello, per il resto c’è il niente. Solo qualcosetta organizzata da enti o associa­zioni private. Il parco delle terme, una volta luogo di grosse e belle manifestazioni, oggi è il sito dove si fa solo “ammuina”, dove c’èanimazione di basso rango che comunque è certa­mente meglio del niente, Telese meriterebbe ben altro.

Ma, se vogliamo, anche enti più importanti dal punto di vista comprensoriale, che dovrebbero tenere presente l’interesse gene­rale e non quello particolare di qualche singola amministrazio­ne, e ci riferiamo alla Provincia, lasciano a desiderare. Molto spesso non si promuove la cre­scita del territorio curandolo al meglio per attrarre “flussi turi­stici”.

Un esempio chiarirà quanto sopra affermato. La strada di collegamento Telese-Cerreto è lunga undici chilometri. Da Telese all’innesto della super­strada 272, per una lunghezza di circa due chilometri, il manto stradale è molto dissestato, con toppe di asfalto che finiscono con l’evidenziare ancor più lo stato di abbandono. Da questo innesto a Cerreto la strada è ottima, con asfalto perfetto, con curve allargate che consentono un’ampia visibilità. Bene, con­tenti di constatare questa situa­zione, ma una domanda nasce spontanea: perché il tratto delle terme porta all’ingresso della superstrada è così mal ridotto? Ci sarà pure una ragione, la dicano i politici provinciali, altrimenti è facile pensare che è questione di “santi in paradiso” che Telese non avrebbe.

L’esempio è stato fatto solo per dire che questo svincolo, vicino all’hotel Minieri ed al complesso turistico di Acqua-Petra è per Telese un valido bigliettino da visita sotto il pro­filo turistico. Ma se qualche turista arriva per caso e si rende conto dello stato di abbandono, una buona idea non se la fa e si chiederà magari “dove è capita­to”. Ed ancora, questo tratto di strada è percorso da corriere di linea quali i Marozzi, Caputo, ed altre. Insomma, non ci pre­sentiamo affatto bene. Non è così che si coltiva la presunzione (e l’impegno) di fare turi­smo.

CARLO FRANCO

5 Commenti

  1. Gentile Signor Franco,
    da uomo di turismo (43 anni di turismo professionale) mi associo alle Sue considerazioni, tutte lucide e precise. Mi preme però fare una integrazione a quanto da Lei così ben esposto: c’è un’altra via di accesso a Telese Terme (ma perché tutti la chiamano solo Telese?) altrettanto importante ed altrettanto mal messa ed oltretutto poco sicura, parlo della SS Sannitica, per il tratto che ci compete.
    Da esperto di turismo mi permetto di complimentarmi con la Sua analisi. In effetti il “mercato” decide per una località se le attrattive di tale località soddisfano, almeno sulla carta, le sue aspettative. Ma la “questio” è molto complessa quando sono in gioco amministrazioni politiche di vari livelli. Sono certo che l’amministrazione comunale potrebbe anche convincere, con una adeguata campagna pubblicitaria, un ipotetico mercato sostenibile (sostenibile vista anche l’inadeguatezza di molte delle strutture ricettive) a scegliere la nostra località. Ma, poi, quel mercato verrebbe irrimediabilmente perso una volta arrivato qui, anche per i motivi che Lei ha così saggiamente esposto.
    Che cosa fare allora? Beh! Visto che a Telese Terme i cervelli e le capacità non mancano, direi di indirizzare queste risorse in modo fertilmente propositivo anziché sterilmente critico. In poche parole: lasciamo la politica a Roma, rimbocchiamoci le maniche ed aiutiamo l’attuale amministrazione a rendere la nostra cittadina sempre più desiderabile al turismo (ripeto: sostenibile).

  2. In tutta franchezza, non ho alcuna esperienza di tecniche del turismo ma con un po di buon senso del cittadino comune, sono portato a credere che non sarà certo la buona volontà del cittadino che si rimbocca le maniche a risolvere problematiche generali, suppongo, notevolmente più complesse. Tutto ciò che può fare un cittadino può limitarsi al miglioramento di una propria visione sulla cultura dell’accoglienza sempre che ci sia, da un punto di vista amministrativo prima, ed impenditoriale di conseguenza, la capacità di fare impresa perchè il turismo, è un’industria fatta di valori materiali ed umani e la capacità di fare impresa si misura solo con il numero delle persone che scelgono Telese come meta turistica.
    Se ho interpretato bene l’articolo di Franco, mi sembra di cogliere una critica su questi aspetti, anche in larga parte condivisibili, da cui l’azione del cittadino maturo e consapevole, debba (ri?)appropriarsi della capacità di valutare la reale consistenza delle capacità amministrative in riferimento ai programmi proposti, in uno scenario in cui continuano a mancare le strutture ed infrastrutture essenziali, senza le quali rimane vano qualunque sforzo, che sia imprenditoriale, delle associazioni o del cittadino.

  3. Per “rimbocchiamoci le maniche” intendo anche “chi di dovere” e non solo la popolazione che, comunque, in una realtà turistica piccola come quella di Telese Terme può aiutare molto già solo osservando le regole del vivere civile. Il vero problema è, a mio modesto avviso, quello di trovare “tecnici” validi e volenterosi che mettano a disposizione la propria esperienza cercando di “indirizzare” gli sforzi degli operatori turistici Telesini a qualsiasi livello, verso le giuste nicchie di mercato sostenibile con azioni appropriate per “convincere” quel mercato a scegliere Telese Terme.
    Personalmente sono a disposizione, se si ritiene valida la mia esperienza, per dare il mio modesto contributo.

  4. Caro Sergio, ribadisco di non saperne nulla di turismo e sono certo delle tue competenze professionali in materia ed è anche apprezzabile la tua disponibilità a dare un contributo. Se provi a visitare il sito ufficiale del turismo e dei beni culturali della Regione Campania, chiunque può rendersi conto di quanto vale la parola ‘turismo’ per Telese Terme, che è appena citata nelle località termali (l’ultima voce della regione). Telese non è indicata negli itinerari turistici come grande attrattore, non è citata nei siti museali, archeologici o di architettura (in cui è citato il Santuario della Madonna del Roseto). Non è presente alcun evento in agenda, tranne una news dell’ArTelesia Festival. Questa, insieme al dissesto della strada ricordata da Franco…è l’amara realtà. Qual’è l’offerta ad un potenziale turista per farlo venire da noi? Davvero poco direi.
    Da ciò è anche lecito chiedersi se da soli, si potrebbe avere qualche chance, almeno regionale, ammesso che si riescano a mettere in gioco idonee capacità locali. Io non credo francamente e la ragione non è, a mio avviso, solo nella modesta d’offerta, quanto nella rappresentatività istituzionale che è pressappoco inesistente. Senza un’adeguata rappresentatività, purtroppo, non si è nessuno e piccole realtà come le nostre hanno l’unica opzione di associarsi, fare numero. Presentarsi in Regione con una rappresentatività pari a ad una città come Pompei, non vuol dire esattamente avere il valore degli stessi scavi archeologici ma da un punto di vista politico, ci si avvicina molto perchè si sommano terme, oasi naturalistiche, siti archeologici, tradizione locale e religiosa, come se fosse una unica realtà comprensoriale con una’analoga popolazione. Se non comprendiamo questo meccanismo, sarà molto difficile uscire dalle mofete.

  5. Caro Flaviano, ancora una volta ho dovuto constatare la mia poca chiarezza di esposizione nel cercare di estrinsecare il mio pensiero e me ne scuso. Conosco molto bene la cosiderazione di cui gode Telese Terme in campo regionale, sono stato per 7 anni direttore del G.H.Telese, ma non me ne sono mai preoccupato più di tanto.
    Incomincio a chiarire il mio concetto di “chi di dovere”: se vogliamo gettare la croce sulla politica facciamolo pure ma, guardiamoci un attimo in giro, ci sono imprenditori turistici a Telese Terme? Si che ce ne sono! Quanti di loro, però, meritano l’appellativo di “imprenditori turisitici”? Non sono mai riuscito a capirlo poiché ognuno di loro è impegnato in una ingiustificata sorta di “faida” tra fratelli e hanno sempre rifiutato ogni tipo di collaborazione (fatte salve rarissime eccezioni).
    Qui vige la convinzione che l’altro voglia fregarti i pochi clienti che hai e nessuno pensa seriamente ad unire le forze per trovarne di altri.
    Credo di dover significare anche la parola “sostenibile” sulla quale pongo spesso l’accento: “sostenibile” va completato con “per le risorse turistiche, culturali, storiche, commerciali, termali etc. di cui disponiamo.
    E’ chiaro che non potremmo mai sostenere un mercato come quello attratto da Pompei (è tuo l’esempio) e chiunque può intravederne i motivi. Ma con un serio studio sul territorio della Valle Telesina (non solo Telese Terme) si può arrivare a capire quali nicchie di mercato sono percorribili e attraibili. Non bisogna sottovalutare un fatto importantissimo per molti Tour Operators stranieri che non includono più il centro-sud Italia nei loro cataloghi poiché sono stufi di ricevere lamentele per la caotica situazione ed i prezzi alle stelle delle nostre coste, e cioè la “centralità” di Telese Terme proprio in ambito regionale. Non a caso, quando ero ancora operativo, riuscii a portare una serie di gruppi di studiosi tedeschi che, facendo capo a Telese Terme, visitavano tutte le bellezze della Campania, isole incluse, restando con soddifazione a Telese Terme in mezza pensione. Ora ritornando allo “studio sul territorio” già le mie modeste capacità professionali mi avevano fatto comprendere che le attrattive della Valle Telesina e zone limitrofe(non solo Telese Terme quindi), non erano seconde a molte altre, specie al nord, molto più considerate dalle rispettive regioni.
    Un accenno alle responsabilità popolari: ammesso e non concesso (come diceva il grandissimo Totò) che si riuscisse ad attrarre a Telese Terme un buon numero di turisti di nicchia, saremmo poi capaci di mantenerceli? Se la popolazione continua a circolare e parcheggiare come fa, se continua a portare fuori la spazzatura senza tener conto dei tempi e della diversificazione che il Comune cerca di insegnarci, se lascia per strada cartacce, bottiglie e lattine vuote e altre schifezze, se non rispetta il verde che ancora persiste, se non tiene in buone condizioni di manutenzione i propri immobili e gli spazi intorno etc., non saremo in grado di tenerci quei turisti tanto faticosamente intercettati. A questo uniamo l’immobilismo degli operatori e…
    Vogliamo dare la colpa di tutto alla politica? Continuiamo a farlo ma è come incolpare la giunta comunale di aver fatto affondare il Titanic.
    Mi fermo qui perché l’argomento è complesso e meriterebbe un lunghissimo dibattito, ma non è questa la sede.

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