Una lampada al centro del cerchio …

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Carmela Longo. Ci siamo messi in cerchio, ieri sera a Telese, abbiamo portato un sogno, un cuscino e una lampada. Il solito sabato sera lungo viale Minieri si è trasformato nella possibilità di un qualcosa altro.  Un piccolo segno, una possibilità di incontro diverso, una magia gentile.

Ci siamo dati appuntamento lì, ci siamo incontrati, le nonnine della casa di riposo delle suore  alcantarine di Solopaca  ci hanno fatto dono di un lenzuolo dipinto con le loro mani: “We have a dream (https://www.vivitelese.it/2012/05/cervelli-in-onda/)” hanno scritto, e l’hanno lasciato in eredità a noi giovani di tutte le età. Lo abbiamo messo a terra contorniato di candele  che facevano una piccola luce. I sogni non hanno bisogno di riflettori, vogliono il giusto, la giusta fiammella che ti aiuta a guardare il prossimo passo. I tazebao con gli articoli di giornale ci ricordavano la realtà che ci viene propinata ogni giorno, flash di varia umanità  e disumanità, ritagli di  preoccupazioni che ci attanagliano tutti, il senso di  precarietà, i disastri naturali…oltre ai titoloni che veicolano incubi tipici del consumismo, costruiti a tavolino in questa società alla deriva: la “recessione”, il PIL che cala, la paura dello straniero, il razzismo strisciante di chi vede sempre l’altro come altro-da-sé e non come altro-di-sé.

Su questi giornali, qua e là, bigliettini colorati, con su riportato il proprio sogno: qualcuno si ferma, si informa, legge, e poi lascia una frase, talvolta solo per fare una bravata di fronte agli amici, ma talvolta no. E così, accanto al bigliettino  con su scritto “Il mio sogno è uscire con Belen”, c’è anche quello che dice: “Vorrei trovare lavoro”.  Sono tanti i bigliettini colorati … e tutti sono bene accolti.

Più in là il cerchio, seduti sui cuscini, qualche posto vuoto, poi c’è chi da fuori prende coraggio e si siede. Il cerchio, come figura, ci ricorda di per sé che stiamo tutti sulla stessa barca, non c’è uno meno importante e uno più importante, siamo pari, possiamo guardarci tutti negli occhi. Il cerchio di per sé rasserena, è morbido, e possiamo lasciare andare le spigolosità, le polarizzazioni, le contrapposizioni: nel cerchio manteniamo le nostre individualità e le mettiamo in circolo, le mettiamo in comune, ce ne arricchiamo vicendevolmente. Al centro la lampada accesa, quella del viandante, che fa piccoli passi per non incespicare,  e affida quei passi a quella luce, e in cuor suo si augura che non si spenga mai.

Una persona alla volta legge una frase, una testimonianza, una poesia, seguita da dieci minuti di silenzio. Non reggiamo di più… siamo così vorticosi nel muoverci in continuazione e nel riempire ogni minuto  secondo della nostra vita, che ci stiamo disabituando al silenzio e allo stare. Ci sembra strano, imbarazzante, come quando si sta in ascensore vicino a un estraneo: il tempo non passa mai. Così, quei dieci minuti erano lunghi: difficile non lasciarsi distrarre, non muoversi, non fare la domanda al vicino, non dire una qualsiasi cosa che si sarebbe potuta benissimo rimandare.  Le parole di Martin Luther King, del Mahatma Gandhi, del Dalai Lama, come di Don Primo Mazzolari, arrivano ugualmente, come il vento sulle nostre limitazioni: ci invitano, al di là di tutti i tempi e di tutte le confessioni religiose, a non perdere la speranza in un mondo migliore, e ci incitano a iniziare ogni giorno da sé, in prima persona. Una lettura ci ricorda che questo cambiamento dal basso deve passare necessariamente attraverso una severa  critica all’attuale modello di sviluppo della società occidentale, che depreda la Terra delle sue risorse, calpestando inoltre i più elementari diritti umani. Questo significa che dobbiamo ogni giorno essere attenti rispetto a quello che acquistiamo,  interrogarci sull’intera filiera di produzione di un prodotto o di un servizio in modo da favorire equità e giustizia, nonché responsabilità e rispetto verso l’ambiente. Ed è bello vedere  un gruppo di adolescenti che vengono a sedersi nel cerchio, e uno di loro accettare la proposta di leggere proprio un passo di critica al consumismo.

In questo caleidoscopio di colori, di lucine e volti, riecheggiano le parole di Don Primo Mazzolari: “Il mondo si muove se noi ci muoviamo, si muta se noi mutiamo, si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura”.  E allora, l’augurio per tutti noi è di tirare fuori il proprio sogno dal cassetto e riscoprire l’originaria passione.

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