Telese-Cerreto: anamnesi di una diocesi

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Diocesi di Telese e Cerreto Sannita. Quante volte ci siamo chiesti  per quale motivo la sede vescovile, e tutto il comprensorio diocesano, ha questo doppio nome?  La curiosità mi ha spinto ad una ricerca storica sulle origini della diocesi e quello che segue è il frutto di questo studio, che pongo all’attenzione del lettore, con molta umiltà, ben consapevole della difficoltà di racchiudere in poche righe una storia millenaria e comunque disponibile a corredare i risultati con le integrazioni di quanti vogliano offrire ulteriori elementi di supporto.

Per gli storici è’ stato difficile risalire ai primordi del cristianesimo nel nostro territorio. Mons.Iannacchino, in “Storia di Telesia” (ediz.1900) dice che in nessun modo è riuscito a precisare il tempo in cui il cristianesimo e con esso la civiltà del Vangelo entrò in Telese. Si rifà però a dati certi e ricorda che fin dai tempi apostolici Benevento era cristianizzata tanto da avere i suoi martiri (S.Gennaro ed altri) e che sotto Papa Silvestri I (314 d.C.) era istituita la sacra gerarchia in Alife e Boiano. Possibile, dice, che poteva essere diversamente per Telese? Non ci sono documenti ma ciò è dovuto alle distruzioni degli archivi, andati persi parzialmente a seguito di “aspre guerre, paurosi terremoti e barbariche invasioni”. A suo parere nel IV secolo Telese aveva la sua gerarchia sacerdotale e la sua Cattedrale Vescovile. Iannacchino non è mai riuscito a trovare tracce di Chiesa cattedrale o di episcopio, benché già i Vescovi del tempo si chiamassero Telesini. A suo parere episcopio e cattedrale non sorsero tra le mura di Telese Vetere ma fuori di esse. Lo scrittore Ughelli, monaco cistercense (1595-1670) autore di una poderosa opera di 10 volumi sulla storia dei Vescovi, aveva scritto “cattedralis Ecclesiae titolata S.Crucis, veteris structurae extra moenia civitatis ad 500 passus sita est..”. Praticamente la cattedrale Santa Croce era situata a 500 passi fuori le mura,collocazione questa anomala per una sede vescovile, da sempre situata al centro degli abitati urbani.

Il primo vescovo di cui si abbia menzione fu Florenzio Telesino, il cui nome compare tra i 43 vescovi che parteciparono al Concilio II Romano indetto il 19 settembre dell’anno 465 da Papa Ilario. E’ grazie al successivo Concilio III, indetto da Papa Felice III nel 487, che troviamo il nominativo del secondo capo della curia telesina. Tra  i Padri partecipanti era citato,infatti,Agnello Telesino, Vescovo di Telese.

Negli anni successivi le invasioni dei barbari crearono guerre, saccheggi, distruzioni. Furono incediate le chiese e distrutti i monasteri e diverse città, tra cui Telese, restarono senza titolari per un tempo storicamente indefinito.

Invero la successione dei Vescovi presenta molte lacune, per una serie di ragioni imputabili non solo alle già citate invasioni e saccheggi dei barbari subìte da Telese ma anche ai terremoti  che colpirono la zona. Non ultimo, il fatto che l’archivio diocesano fu semidistrutto prima di essere trasferito a Cerreto.

Nel 1075 l’Arcivescovo di Benevento, Milone,indisse un Concilio Provinciale cui parteciò Mons.Gilberto,Vescovo di Telese.

Ancor prima, verso la fine del IX secolo, era vissuto un altro importante vescovo telesino, Mons.Palerio, poi portato agli onori degli altari con il nome di San Palerio.

Nel 1712, infatti, alcuni muratori di S.Martino Valle Caudina, per costruire una casa di campagna, pensarono di utilizzare le macerie di una vicina chiesa distrutta dal tempo e dall’incuria degli uomini. Nel farlo, sotto l’altare, trovarono una lapide scritta in latino che, tradotta, diceva “Quì riposa il corpo di S.Palerio,Vescovo Telesino, insieme a S. Equizio. Anno del Signore 1164”.  Le sacre reliquie furono recuperate, onorate e riseppellite, per ordine del Cardinale Orsini,vescovo di Benevento, sotto la chiesa parrocchiale di S.Martino Valle Caudina mentre il Vescovo di Telese, Mons. Lupoli, fece scolpire le statue dei due santi che furono collocate nel Duomo di Cerreto.

Comunque, a parte poche eccezioni, i Vescovi, quando ci furono, pare si  susseguissero con una frequenza notevole, tanto da non superare i “cinque lustri” di ministero. I motivi sarebbero da ricercare nei continui terremoti e nel “cattivo odore” delle acque minerali che avevano preso a sgorgare presso il Monte Pugliano, odore che “impessimiva l’aria”, tanto che dopo il 1349 tutta la pianura divenne una palude satura di miasmi pestilenziali che spinsero la gente a migrare verso altre zone.

Certamente tra i più famosi ci fu Angelo Massarello, nato a S.Severino Marche, considerato uno dei più esimi latinisti del suo tempo. Per le sua preparazione culturale gli fu affidato prima l’incarico di Segretario del Concilio di Trento e quindi la massima carica del Vaticano,quella di Segretario di Stato. Nel 1557 Papa Paolo IV lo nominò Vescovo di Telese ma dopo pochi anni lasciò l’incarico per riassumere a tempo pieno quella di Segretario di Stato, carica che conservò fino alla sua morte avvenuta in Roma a soli 56 anni.

Per molti anni la sede vescovile si spostò tra Telese, Faicchio, Guardia Sanframondi e Cerreto.

Fu Mons.Cattaneo, nominato Vescovo il 15 ottobre 1577 da Papa Gregorio XIII (il padre del calendario gregoriano), a spostare le reliquie del vescovado da Telese a Cerreto, non imitato però dal successore,che invero preferì insediarsi a Faicchio. Nel 1587 divenne Vescovo Mons.Cesare Bellocchi, di Fano, che riportò la sede a Cerreto, dove prese in affitto una casa per fondarvi il Seminario. La sede vescovile comunque continuò nei secoli a  variare in base alle esigenze dei Vescovi, dei terremoti, delle guerre.

Con il Concordato del 1818 tra Pio VII e Re Ferdinando I, si stabilì  che la curia vescovile di Alife, alla morte di quel vescovo, sarebbe stata unificata a quella di Telese, cosa che avvenne nel 1822, al verificarsi  dell’evento. La querelle sul nome da attribuire alla Diocesi, cioè Alife-Telese o Telese-Alife, fu sciolta dal vescovo Mons.Longobardi, che scelse di risiedere in Alife.

Grazie ad un’alluvione del 1851, quello che fece sprofondare il Ponte Maria Cristina, Re Ferdinando II visitò i luoghi della Valle Telesina disastrati dalle acque. Con l’occasione, durante la visita a Cerreto, gli fu fatto notare che la sede era “vacante” perchè il Vescovo risiedeva ad Alife. Fu perorata la causa della sede vescovile di Cerreto e il Re se ne fece portavoce con il Vaticano. Con la Bolla papale del 6.7.1852 fu riaffermata la separazione delle due sedi vescovili e si rese necessario nominare il vescovo della nuova sede, sede  che, su disposizione della stessa Bolla pontificia, fu decretato doversi chiamare “…Thelesinae sedi Cerretana quoque…”,Telesina ma anche Cerretana. Fu stabilito inoltre che la Cattedra vescovile venisse definitivamente trasferita a  Cerreto, dove fu nominato vescovo Mons.Luigi Sodo, che raggiunse la sede con il fratello Giovanni, anch’egli sacerdote.

Fu Luigi Sodo ad imprimere una svolta prestigiosa alla curia,  restaurando  il palazzo vescovile ed il seminario, fino a farlo diventare in quel tempo uno dei più grandi e funzionali d’Italia. Morì il 30.7.1895 e la sua opera è rimasta incomparabile nella storia della Diocesi che, con il doppio nome, ha ormai consolidato la sua denominazione per oltre 150 anni. Con decreto del 30 settembre 1986 la Congregazione per i Vescovi ha stabilito la piena unione delle Diocesi di Telese-Cerreto e di Sant’Agata de’ Goti con la nuova denominazione di “Diocesi di Cerreto Sannita – Telese – Sant’Agata de’ Goti”, affidata alla cura di un unico Vescovo, con sede nella città di Cerreto.

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Aldo Maturo 850 letture al 31/12/2012

3 Commenti

  1. Anche se con un po di ritardo desidero complimentarmi con Aldo Maturo per l’eccellente articolo. Le fonti archivistiche sono un patrimonio prezioso per avere una conoscenza diretta della ricca storia del nostro passato. Molte fonti, com’è stato detto, sono andate irrimediabilmente perdute ma volendo, ci sono ancora dei tesori archivistici quasi completamente inesplorati. Anche in questa branca, il web ha rivoluzionato la concezione della classica biblioteca. Google ed Archive sono degli esempi classici dell’editoria digitale ma è molto interessante un grande lavoro di carattere europeo per l’archiviazione digitale dei testi antichi come Monasterium. net.
    Al momento è stato digitalizzato molto materiale di fondi notarili di Benevento e qualcosa dell’archivio di Stato di Napoli e della Società Napoletana di Storia Patria. Basta usare il motore interno dl sito e si accede alla pergamena in alta risoluzione.
    Quest’ultima biblioteca detiene secondo me un immenso patrimonio documentale non ancora studiato, che riguarda strettamente le nostre zone. A questo indirizzo http://www.storiapatrianapoli.it/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=17&Itemid=64 è possibile accedere all’elenco delle pergamene medievali S. Palmieri. Basta dare un’occhiata a quanti documenti esistono su Telese, Cerreto, Limata e in particolare S. Maria della grotta, per rendersi conto di quanto c’è ancora da esplorare.

  2. Grazie! L’articolo è frutto di una laboriosa ricerca che avevo iniziato tantissimi anni fa quando frequentavo la Curia Vescovile di Cerreto come Presidente della F.U.C.I. con Mons.Antonio Franco, attualmente Nunzio Apostolico a Gerusalemme.Mi rendo conto che è solo per appassionati, ma ho voluto comunque porlo all’attenzione di quanti, vivendo in zona, fossero comunque curiosi di conoscere qualcosa in più sulla propria diocesi.

  3. Complimenti caro Aldo per il tuo impegno continuo che permette di aggiornare tutti i telesini-residenti o meno-sulla storia del proprio comune. Da parte mia ti invito a continuare oltre a ringraziarti.Anch’io amo trovare e acquistare testi su Telese come una riedizione del 1993 di “Storia di Telsia”di Mons.Iannacchino e , in questi giorni,un nuovo testo di Michele Selvaggio “Storia di Telese” ed. Realtà Sannita”. Buona continuzione, ciao

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