Noi abbiamo un sogno … e un cuscino !

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Carmela Longo. Allora ci siamo! Sabato sera 9 giugno, dalle 21 alle 2.00 di domenica notte,  a Telese davanti piazza Minieri. Portatevi un cuscino, ci sediamo a terra, sarà una veglia silenziosa, intervallata da  brevi letture e testimonianze. Uniamo le forze, le nostre energie e gli intendimenti comuni: venga chiunque abbia il sogno di voler migliorare un pezzettino di mondo. “Se ogni piccolo uomo, nel suo piccolo mondo, fa una piccola cosa, il mondo cambia” diceva Don Mario Picchi. E noi ci crediamo, lo sosteniamo, vogliamo cercare di attuarlo con semplicità, senza delegare, senza aspettare chi ci deve venire a salvare, senza nasconderci dietro un eletto, un rappresentante, il capro espiatorio di turno. In gioco, in onda, in ballo, per sostenere e divulgare processi dal basso volti a una presa di coscienza che prima di essere collettiva deve essere individuale.  Il significato di questo sit in  vuole rappresentare  proprio questo: non dobbiamo lasciarci soppiantare dal senso di impotenza che ci coglie guardando quello che succede ogni giorno. Talvolta è abbagliante il disimpegno morale nelle nostre comunità, la disaffezione, l’incapacità di prendersi veramente a cuore il mondo comune. Per questo dobbiamo disassuefarci dalla mancanza del senso di responsabilità, dall’idea magica che tocchi a qualcun altro operare un cambiamento radicale. Tale cambiamento deve avvenire innanzitutto dentro di sé.

E’ improrogabile una presa di coscienza  rispetto alla drammaticità dell’attuale momento storico a livello globale. E’ urgente  liberarsi dall’anatema: “Devi consumare per essere”, tipico della nostrasocietà drogastica del sempre più sempre più, che consuma i rapporti sociali così come depreda le risorse della Terra.

E poi dovremmo imparare a  leggere i segnali  incalzanti che ci vengono dalle insorgenze anche in questa parte del mondo: la polarizzazione benessere/malessere socio economico spesso dà luogo a sommovimenti sociali, movimenti auto organizzati, anche di lotta non violenta e disobbedienza civile. Ogni insorgenza porta con sé una quota considerevole di energia sociale, cioè di informazione, che ora più che mai spinge il sistema a fare un salto di qualità, a rispondere in modo nuovo a problemi vecchi (che è l’essenza della creatività). Le comunità devono quindisviluppare la capacità di ricomposizione non violenta dei conflitti, la capacità di ascolto reciproco individuale, gruppale,  canalizzando le incomprensioni e le divergenze in una direzione costruttiva, che aiuti a capire fino in fondo quali sono i problemi. In una parola,  le comunità devono sviluppare resilienza e presenza consapevole e responsabile in questo mondo, e nel tempo che ci è dato.

Per questo ti diciamo: vieni, c’è bisogno anche di te!

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