Cusano Mutri: Sagra dei prodotti tipici locali

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Emidio Civitillo. I visitatori troveranno il 21 – 24 giugno 2012: il mercatino dei prodotti tipici locali, una ricca e varia gastronomia, escursioni guidate, mostre, canti e balli popolari, e…. tante altre cose. In occasione di questa sagra viene riaperto il “percorso avventura” nelle Gole di Caccaviola (da acqua viola), nel canyon sul cui orlo si trova la famosa “Fontana Stritto”. Una volta i visitatori e i turisti che si recavano a Cusano Mutri, in provincia di Benevento, conoscevano solo la “sagra dei funghi”, ossia la sagra d’autunno che si svolge ogni anno nella seconda quindicina di settembre, fino ai primi di ottobre.

Da un po’ di anni, però, a Cusano Mutri si è affermata anche un’altra sagra, quella dei “prodotti tipici locali”, in primavera. Quest’anno, per cause contingenti, la sagra di primavera è stata differita un po’ e ciò potrebbe consentire di usufruire di giornate più belle rispetto a quelle spesso incerte di aprile.

La sagra di primavera costituisce anche una buona occasione per venire a contatto con un ambiente naturale d’eccezione, molto attraente, che con le sue montagne, i paesaggi, i boschi diffusi ovunque, l’aria salubre e non ultima l’acqua pura delle sorgenti, che molti si portano a casa in appositi recipienti, costituisce un richiamo al quale difficilmente sanno resistere coloro che abitualmente vivono in luoghi dove tutte queste cose si possono solo immaginare.

Non a caso Cusano Mutri e l’area circostante, che si trovano in una zona a grande vocazione turistica nota per le sue bellezze naturali, sono stati definiti la “Svizzera del Sannio” o “cantuccio svizzero” e, recentemente, la “perla” del Parco Regionale del Matese.

Naturalmente non vanno trascurati gli aspetti che caratterizzano la “sagra”, come la gastronomia, la cultura con le numerose mostre che vengono allestite, lo svago con gli spettacoli, la ricerca di genuinità con la mostra – mercato dell’artigianato e dei prodotti tipici locali, dove è possibile acquistare miele, origano, liquori di fragole e di erbe, nocillo, formaggio pecorino, salumi casarecci, svariati oggetti in legno lavorato a mano, canestri in vimini di ogni misura, mortai in pietra, ceramiche, ricami, lavori a maglia, ecc..

E poi … tante altre cose da scoprire.

Cusano Mutri, che ha poco meno di 4.500 abitanti, è un comune della provincia di Benevento che si trova nel Parco Regionale del Matese.

Sulla carta geografica è posto a metà del segmento che congiunge Napoli a Termoli (CB).

Il Massiccio montagnoso del Matese, in cui si trova Cusano Mutri, è contiguo al triangolo geografico ai cui vertici si trovano le città di Caserta, Campobasso e Benevento.

La conca di Cusano Mutri è una conca montana che si estende per oltre 6.000 ettari, con un’altimetria che va da un minimo di 257 m (ponte di Lavello), ai 400 m del centro abitato di Civitella Licinio, ai 450 m del centro abitato di Cusano Mutri, fino ai 1.823 m del Monte Mutria, la cima più alta della provincia di Benevento, la terza cima del Matese, dopo il Monte Miletto (2.050 m) e il Monte Gallìnola (1.923 m).

Il toponimo “Cusano” riflette un nome di persona latino, “Cusius”, con il suffisso aggettivale “anus” ad indicare appartenenza.

La parola “Mutri” deriva dal Monte Mutria. A circa 5 chilometri (in linea d’aria) dal centro abitato di Cusano Mutri, sul monte “Civita di Pietraroja”, nei pressi del centro abitato di questo paesello montano che con i suoi 832 metri sul livello del mare è il tetto della provincia di Benevento, fu rinvenuto verso la fine degli anni ‘70 da un paleontologo dilettante veronese, Giovanni Todesco, il celeberrimo fossile di dinosauro “Scipionyx samniticus”, meglio noto come “Ciro”.

Ma Todesco non lo riconobbe con certezza come dinosauro. Passarono gli anni e solo nel 1993 lo scopritore entrò in contatto col paleontologo Giorgio Teruzzi, del Museo di Scienze Naturali di Milano, che riconobbe lo strano animale pietrificato per quello che è: un fossile di dinosauro!

Dal mese di marzo 1998, con la sua presentazione al Museo di Storia Naturale di Milano, in contemporanea con uno studio pubblicato sulla rivista “Nature”, “Ciro” è diventato famoso in tutto il mondo.

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