Giovanni Paolo II, una vita straordinaria

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Giuseppe Sangiovanni e Michela Vigliotti Roma – Sette anni dalla morte, un anno dalla beatificazione. La sera del  2 aprile del  2005 si spense con un viso sereno, tipico di chi abbandona questa vita senza rimpianti né rimorsi, con animo puro, e il 1 maggio del 2011 venne proclamato beato dall’attuale predecessore. E’  Papa Giovanni Paolo II, una vita straordinaria, di quelle che restano per sempre sulla bocca e nel cuore della gente,  una di quelle storie senza tempo stampate sui libri, senza tempo, come può essere una canzone di Battisti, come una favola della Disney. Karol Josef  Wojtyla, nato a Wadowice, (Polonia)  il 18 maggio del 1920, primo pontefice polacco della storia, che iniziò questo lungo, arduo cammino il 22 ottobre del 1978. E’ stato il 264esimo vescovo di Roma, e Papa della Chiesa Cattolica e sesto sovrano dello Stato della Città del Vaticano, fino all’elezione di pontefice avvenuta il 16 ottobre del 1978. Un uomo, un operaio che lavorava tante ore al giorno nelle cave di Cracovia, un brillante studente che si laurea in filosofia, che si sentì, giovanissimo, chiamato al sacerdozio, che combatteva il Comunismo, che predicava contro aborto ed eutanasia, e a favore dei principi della chiesa sulla sessualità dell’uomo, sul celibato dei preti, sul sacerdozio femminile. Un uomo, che andava  in mezzo ai lebbrosi senza paura di contrarre la malattia, perché quella vera è nel cuore impuro della gente, e che pagava gli studi universitari a tanti studenti che hanno tutte le marce tranne quelle del danaro, che perdona chi ha tentato di togliergli la vita del corpo. Un Papa fatto beato dal proprio immediato successore, evento capitato dopo circa un millennio nella storia della Chiesa.  Un uomo, prima che un Papa, di cui storia e bontà d’animo sfociano nell’infinito,  che non apparteneva a questo mondo.  Un uomo, un Papa, di cui a morire è stato solo il corpo, perché le impronte restano marcate sulle vie del mondo. Primo papa non italiano  dopo 455 anni, cioè dai tempiAdriano VI, è stato inoltre il primo pontefice  polacco, e slavo in genere, della   storia.

“Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo lui lo sa! »L’Omelia della messa di inaugurazione del pontificato(22 ottobre 1978)
 I NUMERI GRANDE EVANGELIZZATORE  PAPA DEI RECORDUn Papa “maratoneta”. Centoquattro, i viaggi apostolici in tutto il mondo. Folle stratosferiche mai riunite per eventi religiosi. Tutti gli altri papi messi insieme non coprono la distanza percorsa dal papa venuto dall’Est

Questa grande attività di contatto (anche con le generazioni più giovani, con la creazione delle Giornate Mondiali della Gioventù, fu da molti interpretata come segno di una seria intenzione di costruire un ponte di relazioni tra nazioni e religioni diverse, nel segno dell’ecumenismo, che era stato uno dei punti fermi del suo papato. Sul piano dei rapporti con l’Italia, i viaggi sottolinearono l’intenzione di separare l’aspetto politico da quello religioso, come il Pontefice stesso tenne a sottolineare, due anni dopo la revisione, ricordando che il precedente papa a visitare quella città era statoPio XI, in veste anche di capo di Stato: “Da allora, la situazione politica è profondamente mutata, ed è stata come tale ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa”. Wojtyła beatificò e canonizzò molte più persone di ogni altro pontefice: le persone da lui beatificate furono 1338 e quelle canonizzate 482,mentre i predecessori nell’arco dei quattro secoli precedenti avevano proclamato soltanto 300 santi. Il 14 marzo 2004, il suo pontificato superò quello di Leone XIII come terzo pontificato più lungo della storia (dopo quello di Pio IX e quello tradizionalmente attribuito a Pietro apostolo).

Le origini

Karol Józef Wojtyła, era il terzo figlio di Emilia, nata Kaczorowska e di Karol Wojtyła senior ex-ufficiale dell’esercito asburgico. Da giovane veniva chiamato dagli amici e dai familiari “Lolek”

Sua madre Emilia morì nel 1929 per insufficienza renale e una malattia cardiaca congenita. Quando Karol, che aveva 9 anni, seppe della notizia disse: «Era la volontà di Dio»Suo fratello maggiore, Edmund, di professione medico, noto anche come Mundek, morì nel 1932 per aver contratto la scarlattina all’età di 26 anni, da un paziente. La sorella Olga, invece, era morta poco dopo la nascita nel 1914 prima ancora, dunque, che Karol nascesse. Dopo la morte della madre Emilia, suo padre, un uomo molto religioso, si impegnò con tutte le forze per fare studiare il figlio Karol. La sua gioventù venne segnata da un intenso rapporto con l’allora numerosa e viva comunità ebraica di Wadowice.

Nell’estate del 1938 Karol Wojtyła insieme a suo padre lasciò Wadowice per trasferirsi a Cracovia, dove si iscrisse all’Università Jagellonica nel semestre autunnale. Nel suo primo anno studiò filologia, lingua e letteratura polacca. Prese anche lezioni private di francese. Lavorò come bibliotecario volontario e fece l’addestramento militare obbligatorio nella legione accademica. Alla fine dell’anno accademico 1938-1939, impersonò il ruolo di Sagittarius nell’opera fiabesca The Moonlight Cavalier, prodotta da una compagnia teatrale sperimentale. Iniziò nel frattempo lo studio delle lingue, che lo portò poi a conoscere e parlare 11 idiomi diversi: polacco, slovacco, russo, italiano, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, ucraino e inglese, oltre ad un’ottima conoscenza del latino ecclesiastico.

Nel settembre del 1939 la Germania invase la Polonia e la nazione fu occupata prima dalle forze naziste e poi da quelle sovietiche. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Karol e suo padre fuggirono da Cracovia verso est, insieme a migliaia di altri polacchi. Durante la marcia dovettero a volte rifugiarsi dentro i fossi, per nascondersi dai velivoli della Luftwaffe. Dopo avere camminato per 200 chilometri seppero dell’invasione russa della Polonia e furono obbligati a ritornare a Cracovia. Nel novembre, 184 accademici dell’Università Jagellonica furono arrestati e l’università venne chiusa. Tutti i maschi abili furono costretti a lavorare. Nel primo anno di guerra Karol lavorò come fattorino per un ristorante. Questo lavoro leggero gli permise di continuare gli studi e la carriera teatrale e di mettere in pratica atti di resistenza culturale. Intensificò inoltre lo studio del francese.

Dall’autunno del 1940 Karol iniziò a lavorare nelle cave di pietra della Solvay, anche grazie al sostegno della sua insegnante di francese. Dato che l’azienda produceva   soda caustica, particolarmente importante nel periodo bellico, a Wojtyła venne rilasciato un documento di identità (Ausweis) che lo risparmiò, a differenza di molti suoi coetanei, dalla deportazione in Germania o lungo il fronte orientale per svolgere lavori forzati. Il lavoro presso la Solvay durò fino al 1944. Il padre morì nel 1941. Nel 1942, entrò nel seminario clandestino diretto dal cardinale Sapiea, arcivescovo di Cracovia. Il 29 febbraio 1944, tornando a casa dal lavoro nella cava, fu investito da un camion tedesco, perse coscienza e passò due settimane in ospedale. Riportò un trauma cranico acuto, numerose escoriazioni e una ferita alla spalla. Secondo Testimone della Speranza, la biografia scritta da George Weigel, questo incidente e la sopravvivenza ad esso sembrarono a Wojtyła una conferma della propria vocazione religiosa.

Nell’agosto 1944 iniziò la rivolta di Varsavia e il 6 agosto, il “lunedì nero”, la Gestapo perquisì la città di Cracovia deportando i giovani maschi per evitare un’analoga sollevazione. Quando la Gestapo perquisì la sua casa, Wojtyła riuscì a scampare alla deportazione nascondendosi dietro una porta e fuggì nell’Arcivescovato, dove rimase fino a guerra finita. La notte del 17 gennaio 1945 i tedeschi abbandonarono la città. I seminaristi restaurarono il vecchio seminario, ridotto in rovine.

Chiesa carmelitana della Visitazione della Beata Vergine Maria in Cracovia (primi di giugno del 1967, poco prima di essere nominato cardinale). Karol Wojtyła venne ordinato sacerdote il 1º novembre 1946 dall’arcivescovo di Cracovia, Adam Stefan Sapieha. Subito dopo egli si trasferì a Roma per proseguire gli studi teologici presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (conosciuta anche come Angelicum). Nella tesi di dottorato, che prese in esame la dottrina della fede in San Giovanni della Croce, Wojtyła pose l’accento sulla natura personale dell’incontro dell’uomo con Dio.

Ritornato in Polonia nell’estate del 1948, la sua prima missione pastorale fu nel paesino di Niegowić, a venticinque chilometri da Cracovia. Nel marzo1949 fu trasferito nella parrocchia di San Floriano a Cracovia. Insegnò etica all’Università Jagellonica della città e successivamente all’Università Cattolica di Lublino. Nel 1958 fu nominato vescovo ausiliare di Cracovia, e quattro anni dopo assunse la guida della diocesi quale vicario capitolare.

Il 30 dicembre 1963 papa Paolo VI lo nominò arcivescovo di Cracovia. Sia come vescovo prima che come arcivescovo poi Wojtyła partecipò al Concilio Vaticano II, contribuendo ai documenti per la stesura della Dignitatis Humanae e della Gaudium et Spes, due dei documenti storici più importanti ed influenti prodotti dal concilio. In particolare nel settembre del 1964 intervenne sullo schema preparatorio sulla libertà religiosa, evidenziando che nel testo si mancava di dire che «solo la verità rende liberi».[9] Nel 1965 diede il suo contributo allo schema preparatorio della costituzione dogmaticaGaudium et Spes, pronunciando il 28 settembre un importante discorso in difesa dell’antropologia personalista.

Il 26 giugno 1967 fu creato e pubblicato cardinale di San Cesareo in Palatiodiaconia elevata a titolo pro illa vice, da papa Paolo VI. A Cracovia si distinse per la sua attività di opposizione al regime comunista. In particolare fece pubblicare a puntate nel suo giornale diocesano alcuni libri usciti all’epoca e colpiti dalla censura comunista. Tra questi Ipotesi su Gesù di Vittorio Messori e Lettera a un bambino mai nato della scrittrice fiorentinaOriana Fallaci. La giornalista in particolare non gradì l’operazione, e scrisse una lettera al cardinale denunciando la violazione del diritto d’autore, ostacolo che Wojtyła poté superare grazie alla legislazione vigente nello stato polacco[11].

Nell’agosto del 1978, dopo la morte di Paolo VI, partecipò al conclave che si concluse con l’elezione di Albino Luciani, il cardinale patriarca di Venezia, che divenne papa Giovanni Paolo I. Avendo appena 65 anni, Luciani era considerato un pontefice giovane in confronto ai suoi predecessori. Tuttavia Wojtyła, che ne aveva 58, avrebbe potuto aspettarsi di partecipare nuovamente ad un conclave prima di raggiungere gli ottant’anni (età massima per i cardinali per partecipare all’elezione del pontefice), ma certo non si aspettava che il suo secondo conclave si sarebbe tenuto così presto. Invece il 28 settembre 1978, dopo solo 33 giorni di pontificato, Giovanni Paolo I morì. Nell’ottobre 1978 Wojtyła fece ritorno in Vaticano per prendere parte al secondo conclave in meno di due mesi.

Il secondo conclave del 1978

Qualcuno pensa che la sua nomina, come quella del suo predecessore, sia stata frutto di un compromesso: il conclave infatti, secondo quanto emerso dai racconti di alcuni cardinali, vide una netta divisione tra due candidati particolarmente forti quali il cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, votato dalla parte dell’ala conservatrice, ed il cardinale Giovanni Benelli, arcivescovo di Firenze, molto vicino a papa Giovanni Paolo I e sorretto dall’ala più riformista del Collegio dei Cardinali. Sembra che nei primi ballottaggi Benelli sia arrivato a nove voti dall’elezione, ma Wojtyła, in parte grazie al supporto ottenuto da cardinali come Franz König e altri che avevano precedentemente appoggiato Siri, venne eletto con grande stupore di tutto il mondo.

Il 16 ottobre 1978, all’età di cinquantotto anni, Wojtyła succedette a papa Giovanni Paolo I. Al momento dell’elezione Wojtyła avrebbe voluto assumere il nome di Stanislao I in onore del santo patrono della Polonia. Tuttavia, poiché i cardinali gli fecero notare che era un nome che non rientrava nella tradizione romana, Wojtyła scelse Giovanni Paolo II[12], in ricordo del predecessore per tener viva la sua memoria[13]. L’annuncio della sua elezione (l’Habemus papam) fu dato alle ore 18:45 dal cardinale Pericle Felici. Al momento della conclusione dell’annuncio in latino – comunicare qual era il nome pontificale scelto – stranamente, e quasi misteriosamente, egli non pronunciò la parola “secundi”, ma disse solo Ioannis Pauli, pur leggendo sul grande libro che un cerimoniere gli teneva aperto davanti, e che conteneva l’espressione “Ioannis Pauli secundi”. Lo stesso card. Felici aveva, un mese e mezzo prima, annunciato la nomina di Albino Luciani, scandendo bene le parole “Ioannis Pauli primi”.

Pochi minuti più tardi il nuovo papa si presentò alla folla riunita in piazza San Pietro, affacciandosi dalla loggia che sovrasta l’ingresso della Basilica di San Pietro in Vaticano. Nel suo breve discorso egli si definì come «il nuovo Papa chiamato di un paese lontano» e superò subito le diffidenze degliitaliani, che vedevano per la prima volta da lungo tempo un pontefice straniero, dicendo «se mi sbalio mi corrigerete!», frase rimasta famosa e che suscitò l’applauso dei presenti. Al termine egli impartì la prima benedizione Urbi et Orbi che fu trasmessa in mondovisione.

Il giorno seguente il nuovo Pontefice celebrò la messa insieme al Collegio cardinalizio nella Cappella Sistina e il 22 ottobre iniziò solennemente il ministero petrino, quale 264º successore di Pietro apostolo.

Papa Giovanni Paolo II volle iniziare il suo pontificato rendendo omaggio ai due patroni d’Italia e così il 5 novembre 1978 visitò Assisi, per venerare san Francesco, e successivamente si recò anche alla basilica di Santa Maria sopra Minerva in Roma, per venerare la tomba di santa Caterina da Siena. Il12 novembre Giovanni Paolo II prese possesso, come vescovo di Roma, della cattedra di San Giovanni in Laterano e il 5 dicembre compì la prima visita alle parrocchie della diocesi di Roma iniziando con San Francesco Saverio nel quartiere della Garbatella.

L’attentato subìto

Il 13 maggio 1981 subì un attentato quasi mortale da parte di Mehmet Ali Ağca, un killer professionista turco, che gli sparò due colpi di pistola in piazza San Pietro, pochi minuti dopo che egli era entrato nella piazza per un’udienza generale, colpendolo all’addome. Wojtyła fu presto soccorso e sopravvisse. Dopo l’attentato fu sottoposto ad un intervento di 5 ore e 30 minuti[14]. Due giorni dopo il Natale del 1983, volle andare in prigione per incontrare il suo attentatore e dargli il suo perdono. I due parlarono da soli per lungo tempo e la loro conversazione è rimasta privata. Il Papa disse poi dell’incontro: «Ho parlato con lui come si parla con un fratello, al quale ho perdonato e che gode della mia fiducia. Quello che ci siamo detti è un segreto tra me e lui». L’attentatore venne in seguito condannato all’ergastolo dalla giustizia italiana per attentato a Capo di Stato estero. Nel 2000 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli concesse la grazia: Ali Ağca, estradato dall’Italia, fu condotto nel carcere di massima sicurezza di Kartal (Turchia), nel quale stava scontando la pena di dieci anni di reclusione per l’assassinio del giornalista Abdu Ipekci, avvenuto nel 1979.

Ali Ağca non ha mai voluto rivelare in modo chiaro la verità e ha ripetutamente cambiato versione sulla dinamica della preparazione dell’attentato, a volte suggerendo di aver avuto aiuti dall’interno del Vaticano. I documenti analizzati dalla commissione Mitrokhin dimostrerebbero che l’attentato fu progettato dal KGB in collaborazione con la polizia della Germania Orientale (Stasi) e con l’appoggio di un gruppo terroristico bulgaro a Roma, che a sua volta si sarebbe rivolto ad un gruppo turco di estrema destra, i Lupi grigi. Una relazione di minoranza della stessa commissione negò questa tesi; tuttavia, altri documenti scoperti negli archivi sovietici e resi pubblici nel marzo 2005 sostengono la tesi che l’attentato sia stato commissionato dall’Unione Sovietica[15].

Le motivazioni che avrebbero portato l’URSS a preparare l’attentato non sono state chiarite; probabilmente, l’Unione Sovietica temeva l’influenza che un Papa polacco poteva avere sulla stabilità dei loro Paesi satelliti dell’Europa Orientale, in special modo la Polonia.

I problemi di salute

Essendo il più giovane papa eletto dai tempi di papa Pio IX nel 1846 (eletto papa a 54 anni), Giovanni Paolo II iniziò il suo pontificato in ottima salute. Era un uomo relativamente giovane che, diversamente dai suoi predecessori, faceva abitualmente escursioni, nuotava e sciava. Tuttavia, dopo oltre venticinque anni sul seggio papale, un attentato ed un gran numero di traumi fisici, la sua salute cominciò a declinare. Nell’estate del 1992 gli fu rimosso un tumore benigno al colon, si slogò una spalla nel 1993 scivolando al termine di un’udienza e si ruppe il femore destro nel 1994 a seguito di una caduta nel bagno del suo appartamento privato. Fu sottoposto quindi ad un intervento di atroprotesi all’anca, il quale gli permise di tornare a camminare seppur con l’uso del bastone. Nel corso della benedizone natalizia del 1995 fu costretto ad interrompere il suo discorso per un malore. La stampa allora parlò di una recidiva del tumore asportatogli tre anni prima, ma solo dopo si seppe che, come confermato dal suo medico personale dott. Renato Buzzonetti si trattava di un attacco di appendicite acuta, il quale venne curato efficacemente attraverso una terapia medica fino all’intervento programmato di appendicectomia al quale il papa fu sottoposto nell’ottobre del 1996.

Il papa inoltre si ammalò di morbo di Parkinson. I primi sintomi, sempre secondo il dott. Buzzonetti in un’intervista all’Osservatore romano nel 2010, apparvero alla fine del 1991 con un lieve tremore della mano sinistra, progredendo nel tempo e rendendo sempre più difficoltosi i movimenti e la pronuncia delle parole.[18] Con l’avanzare dell’età fecero comparsa anche problemi osteoarticolari, tra cui un’artrosi acuta al ginocchio destro, che, a partire dal 2002 rese sempre più difficoltoso per il papa il camminare e lo stare in piedi a lungo. Fu costretto per questo a utilizzare prima una pedana mobile e poi una sedia a rotelle. Nonostante questi disagi, continuò a girare il mondo. Disse di accettare la volontà di Dio che lo faceva Papa e così rimase determinato a mantenere la carica fino alla morte, o finché non sarebbe diventato mentalmente inabile in maniera irreversibile. Coloro che lo hanno incontrato dicono che, sebbene provato fisicamente, sia sempre stato perfettamente lucido[19][20].

Nel settembre 2003, il cardinale Joseph Ratzinger, spesso considerato la «mano destra» di papa Wojtyła], disse «dovremmo pregare per il Papa», sollevando serie preoccupazioni circa lo stato di salute del Pontefice.

La morte

Il 1º febbraio 2005 fu ricoverato all’Ospedale Gemelli di Roma fino al 10 febbraio; successivamente fu costretto a saltare gran parte degli impegni previsti per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Il 27 marzo, giorno di Pasqua, apparve alla finestra su piazza San Pietro per poco tempo. Il cardinale Angelo Sodano lesse il messaggio Urbi et Orbi quando il Papa benedisse la folla di mano sua. Tentò di parlare, ma non vi riuscì. Il 30 marzo, mercoledì, il Papa apparve alla finestra su piazza San Pietro per poco tempo. Tentò inutilmente di parlare. Fu l’ultima volta che si mostrò in pubblico prima di morire. Morì il 2 aprile 2005 alle ore 21:37 dopo due giorni dal peggioramento del suo stato di salute a causa di un’infezione dell’apparato urinario. I funerali ebbero luogo sei giorni dopo, venerdì 8 aprile 2005, celebrati dal cardinale Joseph Ratzinger in piazza San Pietro, con la partecipazione di un altissimo numero di capi di stato e di governo (più di 200 delegazioni ufficiali) oltre ai rappresentanti di tutte le religioni.

Giovanni Paolo II fu poi sepolto nelle Grotte Vaticane, sotto la basilica. La bara fu calata in una tomba creata nella stessa nicchia precedentemente occupata dai resti di papa Giovanni XXIII. La nicchia era vuota da quando i resti di papa Giovanni erano stati spostati nel corpo principale della basilica dopo la sua beatificazione.

Si è stimato che il rito sia stato seguito direttamente da 250.000-300.000 persone che affollavano la piazza e l’antistante via della Conciliazione, e, tramite maxischermi, da almeno 2 milioni di persone riunite a Tor Vergata e nelle piazze di Roma[22]. L’eccezionalità dell’evento fu sottolineata in quei giorni da diversi commentatori[23], e il rito funebre fu trasmesso in diretta in mondovisione a reti unificate totalizzando, in Italia, quasi 15 milioni di spettatori e uno share del 90%.[24].

L’afflusso di pellegrini a Roma nei giorni precedenti al funerale fu particolarmente intenso e sono state stimate tra i 2 e i 5 milioni di presenze totali.[25]Furono allestite velocemente dalla Protezione Civile, tendopoli e ospedali da campo e furono posizionati nelle piazze cittadine, dal comune di Roma, ventisette maxischermi. La Protezione Civile prevedendo un afflusso straordinario a Roma, inviò, nei giorni precedenti, su scala nazionale a tutti i telefoni cellulari, alcuni SMS che fornivano informazioni sulle condizioni climatiche, i dati d’afflusso, e invitavano i “partecipanti” a seguire l’evento tramite maxischermo poiché piazza San Pietro era divenuta inaccessibile già dal 6 aprile.

Subito dopo la morte di papa Giovanni Paolo II è iniziato il periodo di sede vacante ed il processo di successione. Il suo “anello piscatorio” ed il sigillo sono stati distrutti dal cardinale camerlengoEduardo Martínez Somalo, a significare la fine della sua autorità papale. L’appartamento papale e tutto ciò che era sotto la diretta autorità e giurisdizione di Sua Santità è stato sigillato ed è iniziato il cerimoniale di nove giorni di esequie. La salma di Giovanni Paolo II è stata esposta fino al suo funerale che si è tenuto venerdì 8 aprile.

Processo di beatificazione

Il 28 aprile successivo alla morte, papa Benedetto XVI ha concesso la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte, per l’inizio dellacausa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II. La causa è stata aperta ufficialmente il 28 giugno 2005 dal cardinale Camillo Ruini, vicario generale per la diocesi di RomaPostulatore della causa è stato monsignor Slawomir Oder. Il 2 aprile 2007 a due anni dalla morte, nella basilica di San Giovanni in Laterano in Roma, il cardinale Camillo Ruini ha dichiarato conclusa la prima fase diocesana del processo di beatificazione di Giovanni Paolo II, consegnando le risultanze alla Congregazione per le Cause dei Santi. Tale atto è avvenuto attraverso un iter giuridico-procedurale durante il quale sono stati letti in latino i verbali per il passaggio dei documenti, i quali riguardano la deposizione di 130 testimoni a favore e contro la beatificazione, nonché le conclusioni di teologi e storici al riguardo.

Al 1º aprile 2009 le segnalazioni di presunti miracoli al vaglio della Congregazione per le Cause dei Santi erano 251.[27] Il 19 dicembre 2009 con un decreto firmato da papa Benedetto XVI che ne attesta le virtù eroiche, è stato proclamato venerabile.[28][29]  Il 14 gennaio 2011 Benedetto XVI ha promulgato il decreto che attribuisce un miracolo all’intercessione di Giovanni Paolo II. Secondo quanto riportato dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, si tratta della guarigione dal morbo di Parkinson (lo stesso di cui ha sofferto Giovanni Paolo II) della religiosa francese suor Marie Simon-Pierre (delle Piccole Suore delle Maternità Cattoliche, nata nel 1961)[30]. La malattia le era stata diagnosticata nel 2001. Secondo la testimonianza della religiosa, la guarigione per intercessione del Pontefice è avvenuta la sera del 2 giugno 2005, quando aveva 44 anni.[31][32]

La cerimonia di beatificazione ha avuto luogo in Piazza San Pietro il 1º maggio 2011 ed è stata presieduta dal papa suo successore, Benedetto XVI.[33][34] Alla cerimonia erano presenti circa un milione e mezzo di fedeli[35], provenienti da tutto il mondo, tra cui moltissimi polacchi. Un immenso e lunghissimo applauso ha salutato l’immagine del beato Giovanni Paolo II mentre veniva scoperta dal balcone della Loggia delle benedizioni della Basilica Vaticana. Circa 90 sono state le delegazioni internazionali che hanno presenziato alla cerimonia. Il feretro del Papa, riesumato per l’occasione il 29 aprile, dalle Grotte Vaticane è stato nuovamente esposto presso l’Altare della Confessione di San Pietro, ricevendo l’omaggio ininterrotto dei pellegrini sino al 2 maggio, quando la cassa contenente il corpo del beato Giovanni Paolo II è stata tumulata, in forma privata, presso la cappella di San Sebastiano.

 

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