Ipocrisie sociali ed ipocrisie individuali

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Giovanni Forgione. Sig. Flaviano, non ci conosciamo di persona ma ho avuto il piacere di leggere i Suoi scritti su ViviTelese. Penso che sia più semplice e amichevole darti del tu. Il tuo ultimo intervento su questo sito dal titolo “Poli scolastici ed ipocrisie sociali” mi ha impressionato per i contenuti esposti. Non è mia intenzione esprimere ora tutto ciò che penso sulla formazione dei giovani studenti; desidero però analizzare quanto hai scritto per fare un confronto con le mie opinioni. Ti ringrazio comunque per la voglia che hai fatto scattare in me al punto tale di intervenire su ViviTelese.

Fare i genitori e accompagnare i propri figli nella crescita e nella formazione è mestiere difficile ovunque, non solo in valle telesina. E’ ovvio che il tipo e la qualità della formazione influisca sul lavoro e sul futuro dei nostri figli. Penso sia molto riduttivo strumentalizzare la mancanza di lavoro nella nostra realtà (come hai fatto nel tuo ultimo intervento) come se questo dipendesse dalla qualità delle nostre scuole o addirittura dal tipo di indirizzo scolastico presenti in loco. Nella nostra amata valle c’è quasi tutto a livello di scelta di licei e scuole professionali. Allo stesso modo la città di Benevento offre un ventaglio completo per assecondare le tendenze e le ispirazioni dello studente.

Il tuo esempio del mare (scuola nautica) e della montagna (scuola agricola) mi ha fatto molto sorridere. Hai offeso in pratica la personalità di ogni singolo studente che può aspirare e realizzarsi anche in ambiti diversi da quello natio.  L’offerta formativa degli istituti superiori della valle telesina è completa e di ottima qualità. Ingegneri, ricercatori, personalità e anche “dottori” in ogni ambito culturale già operano in Italia e in Europa dopo aver frequentato i 5 anni del Liceo Scientifico a Telese. La specializzazione definitiva prima di lavorare e di affermarsi nella vita è compito specifico delle Università non degli Istituti Superiori che formano il cittadino fornendogli una cultura a 360 gradi. Tuttavia le scuole superiori favoriscono e curano le aspirazioni dei singoli attraverso una intensa programmazione di incontri per l’orientamento dello studente. Le università di ogni tipo e ubicate ovunque in Italia si avvicendano per informare gli adolescenti su cosa potranno scegliere nel futuro immediato e in quello a medio termine.

Quindi, il Polo Scolastico di qualità è indispensabile per i nostri studenti per farli crescere in modo agevole e senza provocare scelte sbagliate. L’ambiente in cui si vive è determinante per la serenità e per lo sviluppo formativo. Purtroppo, nel caso specifico della scuola superiore di Telese, i locali angusti e non rispondenti ad una scuola al passo con i tempi, penalizza e non poco i nostri giovani. L’aumento delle iscrizioni negli ultimi tre anni rappresentano un forte segnale di gradimento per il Telesi@ ma, come sai, provoca preoccupazioni per la mancanza di aule.

La domanda economica del lavoro non dipende assolutamente dal tipo di scuola presente sul luogo. Casomai in stretta correlazione sono la richiesta locale del lavoro e la voglia di sottostare al politico di turno che regala qualcosa in cambio di voti. Chi ha professionalità acquisite non si abbassa a simili compravendite ed è pronto a vivere in luoghi più civili in cui si respira democrazia e meritocrazia. Ormai l’Europa è casa nostra. Non esiste più il concetto di lontananza dalla casa come nel secolo scorso, Non si parla nemmeno più di emigrazione. Vado dove vivo meglio e dove sono apprezzato per quanto valgo. Mi sento più a casa mia in una città Irlandese dove sono apprezzato piuttosto che dove sono nato.

Il tuo discorso sul vino e sullo sviluppo della zona vitata regge fino a un certo punto. Non dipende dagli studenti o dalle scuole superiori lo sviluppo territoriale! Dipende in gran parte dalle politiche economiche e dalle intelligenze amministrative del luogo! Uno studente eccellente specialista in enologia che sia in grado di leggere ad ampio raggio l’economia italiana e quella locale, scappa a velocità supersonica a produrre vino Bordeaux in Francia o Alentejo in Portogallo! Ti faccio qualche esempio riferito a miei cugini di primo grado: Maria Teresa ha una boutique a Faro in Algarve; Bruno ha una industria a Pontarlier in Francia ai confini con la Svizzera, Luigi è parrucchiere di alta classe a Londra, Thiebaut è ingegnere della Citroen a Pechino, Mirella ha una azienda agricola in Francia ai confini con il Belgio, Tonino ha un hotel a Phuket in Tailandia e l’elenco potrebbe continuare… La mia famiglia è molto unita e le distanze fisiche non impediscono i contatti affettivi e in videochiamata gratuita.

La tua affermazione che non è necessario “potenziare i licei” è una vera e propria bestemmia culturale, scusa se sono fermo e diretto nell’esprimerti il mio pensiero. In tutta Europa e anche in qualche parte d’Italia le scuole sono degne di questo nome. Le strutture dei Colleges europei sono un modello da imitare perché invogliano allo studio e favoriscono il venir fuori delle reali tendenze degli studenti. Invece oggi mi trovo ad insegnare e ad andare in pensione negli stessi locali dove ho “fatto” il liceo all’età di 15 anni, inadatti per una scuola che allena le intelligenze nella palestra della vita.

Nell’ultimo ventennio Telese Terme ha visto un proliferare di politica clientelare, di corruzione sul lavoro e di mancanza totale di sviluppo turistico ed economico. La grande ipocrisia, per rifarmi al tuo titolo, sta nel non ricordare che il futuro dei nostri giovani è stato colpito ai fianchi e annientato dal vecchio sistema politico che fortunatamente oggi ha chiuso perché non ci sono più “posti” di lavoro pubblici da barattare con il voto di scambio.

Così come esistono nel calendario annuale i giorni del ricordo, per evitare che si ripetano le vergogne del passato, sarebbe utile istituire un giorno all’anno che ci faccia riflettere come la “malapolitica” del passato recente sia stata un veleno letale per lo sviluppo delle nostre realtà. Le ipocrisie sociali sono incontrollabili come quasi tutte le tendenze di massa; l’ipocrisia personale del singolo invece risulta difficile da digerire. Difendere ancora ed ad oltranza il modus vivendi che ci ha rovinato è poco corretto. Una delle vergogne dei nostri tempi è assistere ancora a finti dibattiti, utili solo a contare i tesserati e ad un modo di fare politica ormai scaduto e da buttare nel sacco nero dell’indifferenziata.

9 Commenti

  1. Caro Giovanni, il ‘tu’ mi piace molto, come la tua serena analisi al mio intervento. In franchezza, nella tua risposta non riesco a capire quale sia il confine tra l’insegnante e il simpatizzante politico. Ho avuto l’impressione che la tua analisi abbia voluto confluire unicamente sul commento finale.
    Ti dico subito che le macerie lasciate sul campo, da tutta la politica nel suo complesso, sulla questione ‘polo scolastico’, e, per una mia inclinazione a guardare in avanti, preferirei tralasciare questo argomento. Mi piace invece ritornare sul problema della formazione.
    Ciò che ho scritto, sono ovviamente delle mie opinioni ma posso dirti di aver desunto interamente da un interessante speciale su formazione e lavoro di BusinessPeople (che ti consiglio di leggere) di qualche mese fa, e le frasi citate sono esattamente parole del fondatore del Censis, Giuseppe De Rita. Le problematiche relative allo scollamento del mondo del lavoro rispetto alla formazione, è un argomento al centro di discussioni complessissime e non ritengo che possano essere ridotte alla tua banale analisi che la scuola funziona e tutto va bene. Ciò che volevo semplicemente sottolineare nel mio intervento, e mi spiace sinceramente che tu non l’abbia colto, è che la valle telesina ha delle risorse preziosissime in campo agrario e di tutte le filiere derivate e non mi sembra ci sia una possibilità di formare gli addetti, dalla produzione alla commercializzazione, come avviene in Francia o California. I migliori enologi delle nostre cantine per esempio, non sono locali ed hanno stipendi che fanno impallidire anche un primario. Lo stesso discorso vale nel campo della cultura dell’accoglienza, di cui avremo risorse enormi, purtroppo non valorizzate come fanno gli emiliani con molto meno. Posso citarti una miriade di nuove professioni come grafici, web designer, ingegneri del suono, vetrinisti, arredatori, fashion designer…in molti paesi europei è la scuola pubblica che se ne fa carico e non credo che rientrino nella nostra offerta formativa.
    Il momento contingente non è dei migliori, è vero ma sono persuaso, come molti analisti competenti in materia, che ci sia stata una deriva verso le scuole che proiettano ad una formazione superiore a scapito di quelle professionali con la conseguenza di ingolfare i licei e disattendere le aspettative di una naturale percentuale di giovani che desiderano entrare da professional nel mondo del lavoro. Non ho mai detto che non servono i licei, non è un mio pensiero, dico semplicemente che se ci fosse un offerta formativa più adeguata alle tendenze ed esigenze del mercato del lavoro, sono convinto che molti giovani sceglierebbero quella strada con la conseguenza che le scuole proiettate ad una formazione superiore lavorerebbero meglio e con una popolazione studentesca più omogenea.
    Quando purtroppo la gestione della formazione, collide con la politica, ho l’impressione che si sappiano gridare solo grandi progetti, talvolta castelli d’aria ma in nessun caso, mi sembra, ci si sia chiesto cosa serve realmente prima di tutto. Se è la scuola stessa o il politico di turno che si arroga il diritto di proporre l’offerta formativa senza averne fatto preventivamente un ampio riscontro col mondo del lavoro, si finisce col separare i due mondi e non tocca certo al mondo del lavoro, poi, andare nelle scuole a dire cosa fare.

  2. Considero veramente utile, oltre che interessante, il “confronto” tra Giovanni Forgione e Flaviano Di Santo sulle “ipocrisie” riguardanti la scuola.
    Spero vivamente che questo “confronto” costituisca lo spunto per un’analisi sempre più approfondita e sempre più allargata, in modo da coinvolgere il più possibile l’opinione pubblica su questo problema importantissimo, da cui dipende il futuro dei giovani e, più o meno direttamente, anche delle loro famiglie.
    Le considerazioni di Forgione e Di Santo meritano sicuramente molta attenzione, ma dobbiamo tenere prima di tutto ben presente che la “politica scolastica” rientra in un discorso di “politica generale” .
    In altri termini, appare sempre più evidente che la ”scuola” viene gestita dai “politici” con la stessa logica attuata in tutti gli altri settori della vita sociale; una logica che appare sempre più preoccupante.
    Sono già in molti ad essersi accorti che dall’anno 2000 in poi, con la legge sull’autonomia scolastica, la scuola è sempre meno al servizio dell’istruzione e sempre più al servizio dei partiti politici.
    Un discorso simile si conosceva già a proposito della “sanità”, di cui emergono spesso aspetti che non inducono affatto all’ottimismo. Più di un esponente politico si è addirittura spinto a dichiarare, in campagna elettorale, che la “sanità” migliorerebbe subito se passasse al servizio dei malati e non più al servizio dei partiti politici (?!).
    Se così è, non possiamo che essere veramente preoccupati e sperare vivamente in un’inversione di tendenza. Una società che vedesse sempre più male gestite la salute e la cultura dei cittadini, non potrebbe che andare sempre peggio.

  3. Caro Flaviano, sono felice e gratificato dalla tua replica per diversi motivi. Il primo riguarda la tua scelta di esporre opinioni sulla formazione tralasciando quelle sulla politica. Il secondo motivo è in riferimento al confine tra insegnante e simpatizzante politico: sono due aspetti che possono convivere nella stessa persona ma certamente non durante le ore di lavoro. La parola “simpatizzante” però non l’ho capita. Non ho tessere né preferenze fisse di voto. Vado a favore di chi cerca di amministrare onestamente ed a vantaggio della comunità. Sono nettamente contro a chi si spaccia da politico per fare solo i propri affari e quelli di pochi amici. Tornando alla formazione, mi piace molto leggere le tue opinioni come quelle di tutti gli opinionisti sul web. ViviTelese è nato ed esiste soprattutto per questo motivo: dare voce a cittadini come noi che altrimenti non troverebbero spazio sulla stampa lottizzata dalla politica. Nel tuo commento, appena letto, percepisco di essere stato poco chiaro nella mia esposizione perché di nuovo mi scrivi che lo sviluppo economico del nostro territorio dipende solo dalla presenza di indirizzi scolastici specifici… Le scuole superiori danno cultura generale ed orientamenti specifici. Sono le scuole di specializzazione e le università che formano l’imprenditore o il dottore. Purtroppo i nostri giovani sono nati e cresciuti nella pessima politica degli ultimi decenni e fanno grande fatica ad acquisire una forma mentis basata sull’impresa che scala le vette economiche in modo onesto. Comunque, mai dire mai… uno su mille c’è sempre… Ipotizzo una situazione nella quale io mi trovassi fresco laureato e voglioso di affermarmi nel settore del vino; cosa faccio? Tento di fare l’eroe in casa scalando muri ed ostacoli o scelgo un territorio qualsiasi in Europa dove il successo è assicurato? Spero di essere più ottimista e di vedere azioni in loco nel prossimo futuro che smentiscano il mio pensiero attuale. Invece, nell’immediato, ben vengano tecnici dall’estero o da altre parti d’Italia a risollevare rapidamente la nostra economia territoriale! Magari! Se un americano arrivasse qui a rendere floride le nostre cantine fino a portare il vino del Sannio nel mondo, gli farei una statua! Non ho la bacchetta magica per suggerire una strada da seguire ma sono convinto che le analisi di mercato (base del successo economico) sono materia ostica per i nostri amministratori in altre faccende affaccendati.

  4. Grazie Pietro, grazie Ezio! Avere dei fans del vostro calibro non è cosa da poco… Grazie anche a Flaviano che mi ha dato le motivazioni giuste per intervenire e grazie all’attento collega Emidio e a tutti i lettori di ViviTelese. Comunque, non mi sembra di aver scritto chissà che! ho solo messo nero su bianco ciò che penso.

  5. Sono consapevole di non avere una spiccata proprietà di linguaggio ma mi sforzo sempre di dire cose semplici e chiare. Ancora una volta voglio ribadire il concetto espresso nel mio primo intervento che è sostanzialmente diverso dalla tua interpretazione. Il mondo della formazione dovrebbe porre una maggiore attenzione ( non, solo) alle scuole ad indirizzo professionale ed in particolare verso quegli indirizzi legati alle peculiarità del territorio. Enologia e turismo mi sembrano due aree d’interesse locale di possibile sviluppo, di cui il mondo della formazione locale non pone certo una grande attenzione. So che è nata una piccola realtà a Guardia in enologia. Bene, andrebbe potenziata perchè rappresenta sicuramente uno sbocco per tanti giovani e per l’economia locale. Un mio amico imprenditore che ha investito nel settore ricettivo a Telese, mi riferì nel corso di una chiacchierata che stava ricevendo molte pressioni dai politici locali per assumere personale. Li aveva esaminati tutti e nessuno conosceva l’inglese…come vuole presentarsi Telese Terme quale cittadina turistica, al mondo della ricettività quando mancano ancora molte basi che potrebbero porci nell’ambito di un mercato potenziale ma inespresso? Il mio parere, è di un comune cittadino sia chiaro ma non collima col tuo pensiero quando ritieni che le colpe vanno attribuite solo alla politica e che la scuola sta facendo bene la sua parte. Ritengo in tutta onestà che ci debbano essere delle convergenze da entrambi i mondi perchè sono lontani ,e , se è vero che abbiamo avuto una stagione politica piuttosto buia che ha indubbiamente confuso l’interesse pubblico con quello privato, non mi convince certo chi vuole farmi credere che alla fine di un ventennio di gestione regionale basati sul saccheggio delle risorse pubbliche (lo dice la Corte dei Conti, ed io ci credo), ci si presenta con un progetto faraonico che li rivergina. A proposito d’ipocrisia.
    Infine, non ho mai avuto occasione di esprimere un parere a cui ci tengo a conoscere anche il tuo pensiero di concittadino, tanto i giochi sono fatti e non puoi certo pensare che abbia degli interessi in merito. Mi spiace sinceramente che il recupero del mulino sia fallito e lungi da me, ancora una volta per chiarezza, una velata sviolinata a chicchessia. Come appassionato amatoriale di storia locale, il sito del mulino è secondo me, il complesso più importante che Telese abbia. L’esistenza stessa della Telese odierna è legata in modo univoco a questa antica attività senza la quale, con molta probabilità, Telese oggi non esisterebbe. Intorno a questa,non modesta attività industriale, si sviluppò infatti il primo nucleo urbano ma già molti secoli prima, lo sfruttamento cinetico del sito lo identificò quale sede vescovile dell’intero comprensorio. Sul finire del periodo borbonico, il cav. Achille Jacobelli fece un’operazione che oggi non sarebbe proprio…accettabile, ma i tempi erano diversi. In pratica ammodernò un vecchio mulino, riutilizzando tutti i laterizi del cadente complesso episcopale. In buona sostanza, il mulino è uno straordinario complesso di archeologia industriale e medioevale insieme ed un suo recupero ai fini di un uso pubblico sarebbe una di quelle cose che le moderne e funzionali amministrazioni, ne farebbero un fiore all’occhiello. Ho trovato francamente di cattivo gusto, che sia stato demonizzato tout cour e trattato come uno straccio da buttare. Penso si sia persa un’occasione irripetibile per indirizzare quel progetto ‘tanto osteggiato’ in qualcosa che avrebbe potuto ridare alla nostra cittadina, un recupero architettonico e funzionale, certamente meno deprimente dello stato in cui è rimasto.

  6. Caro Flaviano, è evidente che qualcosa nel nostro dialogo non funziona; leggo il tuo ultimo commento che mi lascia alquanto perplesso; ho capito perfettamente ciò che hai scritto e ripetuto più volte: “la scuola dovrebbe adeguarsi alle peculiarità del territorio per formare giovani pronti ad entrare nel mondo del lavoro”. Questo concetto è semplice e non comprendo perché continui a ripetere che non l’ho capito. Francamente con questi argomenti ripetuti non pensi che entrambi siamo abusando della pazienza e del tempo dei lettori?

    Poi citi l’episodio del tuo amico che cercava personale e non l’ha trovato perché nessuno parlava inglese! Fai questo esempio come se nelle scuole della valle telesina non si studiasse l’inglese o, peggio, vuoi sostenere che i docenti e le docenti di inglese non sanno fare il proprio lavoro? L’inglese si studia in valle telesina, come ovunque, già dalla scuola elementare.

    Sono felice che ammetti che abbiamo avuto una stagione politica buia e, almeno su questo argomento c’è convergenza tra le nostre opinioni.

    Per la quarta parte del tuo ultimo commento, provo emozioni molto negative. Mi scrivi ancora della tesi del mulino!!! Con tutta sincerità e con un sorriso di serenità, ti suggerirei di evitare repliche su proposte che la comunità e la storia hanno ampiamente scartato

  7. Credo che il primo problema da risolvere, propedeutico a tutto il resto sarebbe quello di un vero e proprio supporto al diritto allo studio, che non deve essere inteso come una elargizione di fondi per essere parcheggiati in una qualunque università, ma come incentivazione ad esprimere compiutamente aspirazioni e attitudini individuali.
    Oggi un giovane che potrebbe essere brillante in un qualsiasi campo professionale può aspirare a realizzarsi solo se ha la fortuna di vivere nelle vicinanze del luogo in cui poter sviluppare le competenze necessarie, oppure se ha alle spalle una famiglia che può consentirgli di farlo senza particolari preoccupazioni.
    In caso contrario diventa veramente difficile sostenere i costi per consentire ai propri figli di costrursi un futuro consono alle proprie aspirazioni.
    E così vengono fuori dei giovani fortunati che chiamano sfigati quelli che non hanno avuto la possibilità di fare studi tali da portarli a ricoprire cariche importanti a 37 anni, pur se tra questi sfigati ce ne potrebbe esserci qualcuno che avrebbe potuto essere anche più brillante, se avesse avuto le stesse opportunità.

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