Io e Giovannino atto III (Il grande stronzo)

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Per chiudere il capitolo di me e Giovannino, vi dovrei raccontare di tutte le scorribande giovanili tipo il nascondino con le automobili, oppure di quando, “mbriachi”, giravamo completamente nudi intorno all’aiuola della Madonnina davanti alle terme per un paio di sigarette offerte da quel simpatico amico che era Pasquale Viola, o altro. Ma preferisco che questi fatterelli ve li facciate raccontare da lui stesso o dai testimoni di quelle intemperanze, come Flaviano Limata, Tommaso Fasano, Angelo Maiorano ecc.

Della nostra combriccola facevano parte anche atri amici che sfortunatamente non ci sono più, come Pasquale Viola ed Elio Lanzetta, ai quali va il nostro ricordo.

L’episodio che vi voglio raccontare, e che mi fa ancora sorridere dopo oltre 40 anni, accadde quando Giovannino faceva il barbiere ed aveva il salone in un locale nelle vicinanze delle terme.

Era una domenica mattina. La sera precedente eravamo stati a cena fuori e, neanche a dirlo, avevamo bevuto oltre il lecito. Quando mi alzai, “miezo stunato”, era già mezzogiorno e decisi di andare a farmi la barba da Giovannino. In verità io ero cliente di Cenzino ma di tanto in tanto, per amicizia, andavo a farmi radere da altri barbieri come Elio Lanzetta, Mario Pilla, Nazzareno Rubino (Lellè), Luigi Gasbarra ( ‘a vurpacchiella ).

Mentre t’aize, te lave, te piglie na’ tazzulella ‘e cafè, quanno arrivaje addò Giuvannino erano quase ll’una e all’una Giuvannino chiudeva. Teneva nu’ cliente sotto e, come benvenuto, mi disse:

– A chest’ora t’appresiente?…. nunn’’o ssaje che all’una chiudo!?

– Facimmo na’ cosa ‘e jurno…na’ passatella sola, sciué,sciué.

Giovannino stava sulle spine perché aveva fame e sapeva già che avrebbe ritardato rispetto all’ora di pranzo e s’indispettì ancora di più quando, dopo che mi aveva fatto la barba, gli comunicai che dovevo fare un “bisogno grande, urgente”:

– V’aggia ditto tante vòte ca quanno venite a farve ‘a barba addó me, avite venì già cacati!!

Dopo aver ottemperato all’esigenza, come tutti gli esseri umani mi voltai per vedere quello che avevo fatto e rimasi strabiliato dal risultato: uno stronzo lungo quasi 30 cm. i cui estremi toccavano il fondo e l’inizio della tazza, bello sodo, di colore marrone con delle venature beige…un vero capolavoro! Era talmente bello che mi rincresceva eliminarlo tirando lo sciacquone, ma siccome sapevo che Giovannino mi controllava, procedetti.

Ma l’obelisco non si mosse neanche di un millimetro, rimase lì imperterrito in tutta la sua magnificenza; allora ‘ncapa a me pensaje :

– se vede ch’era destino.

Lo lasciai lì e uscii dal bagno.Giovannino stava frettolosamente “arricettanno ‘e fierre” e si limitò ad un veloce :

– Riccà, ce ne putimmo i’ a magnà ‘ngrazzie ‘e Dio?

– Tutto a posto e…buon appetito!!

Come tutti sanno, i barbieri chiudono il salone la domenica all’una e riaprono il martedì mattina poiché in mezzo intercorre il famoso lunedì del barbiere. Dunque quando Giovannino scoprì l’ospite, nel frattempo la faccenda si era ulteriormente “ ntustata”.

Non so come risolse il problema.Quello che so è che la sera del martedì, dopo cena, stavo raggiungendo il Bar Sport di Sausto, quando vidi venire “ ‘a ncopp’e bagne” Giovannino ed Elio Lanzetta. Quando mi videro, cominciarono a parlare fitto-fitto fra di loro ed Elio rideva. La cosa non mi suonava bene perché, per dirla alla De Filippo, “ i’ tenevo ‘a saraca dint’’a sacca” e pertanto mi misi in salvo passando all’altra parte della strada.

Quando Giovannino ebbe realizzato che non m’avrebbe acchiappato, mi rivolse la seguente, testuale, indimenticabile frase:

Riccà, tante grazie per il regalo!….pò fà scenne chillu strunzo, ll’aggia avuto rompere cu’ ‘a mazzetta e c’‘o scarpiello!!!!

Grande Giovannino!

Riccardo Affinito

902 letture al 31/12/2012

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