A Vinicio avrei voluto dire che …

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Brigida Bisesto. Gli appuntamenti speciali -quelli che lasciano il segno- nascono in sordina, senza particolare aspettativa… metti infatti una mattina di fine marzo, Vinicio Capossela nel teatro della tua città: ingresso gratuito e senza invito… altri direbbero “ incontro pubblico”, per me occasione privata  per vedere in carne ed ossa il giullare di stile della mia fantasia.

Guidando verso il modernissimo pensavo già… Accidenti, con la gente che ci sarà, adesso dove parcheggio? Invece no, pareva non esserci alcun evento in programma,  infatti se non fosse stato per le scolaresche credo che sarebbero state proprio poche le poltrone occupate solo dagli over, ma per dirla alla Carlo Lucarelli “questa è un’altra storia”

Il Maestro  osserva e scuta,  pensa ma pare assente, colui che riesce a cantare ed emozionare, si presenta in punta di piedi e addirittura si genuflette a Tonino Conte che ne esalta le capacità artistiche e che lo chiama “compaesano” , date le sue origini irpine che poi, come lui stesso spiegherà, ci fanno sentire tutti della stessa terra. Parte così a narrare delle bellezze della valle dell’Ofanto, di questa sua terra dell’osso, che ha regalato le prime ispirazioni infantili oramai disperse e cancellate come le lucciole della collina. E poi riparte con i racconti fantastici, passando dai corsi d’acqua alle ferrovie, quelle ferrovie che attraversano i paesaggi senza invaderli, arricchendone anzi lo scenario con poesia e trasporto… le ferrovie di cui non si parla, quelle che sono nel suo cuore.

Riesce ad emozionarmi anche senza musica, questo surreale uomo sceso sulla Terra per ricordarci di non dimenticare che bisogna combattere a favore di chi ne ha bisogno. Si, perchè lui è andato dai ferrovieri barricati a Milano su di una gru a causa della decisione delle Ferrovie dello Stato di  eliminare il famoso treno espresso che partendo dalla Sicilia, attraversava tutto lo stivale. Parla di questo treno come di un patrimonio, perchè con l’ausilio delle sue carrozze ti permetteva di andare da una parte all’altra della penisola senza scendere, non come ora che ti costringono a continui cambi per agevolare l’alta velocità.

Io a Vinicio avrei voluto dire che quel treno era molto di più di un treno, era uno strumento attraverso il quale i padri di famiglia costretti ad emigrare al nord  per lavorare,  riuscivano a passare più tempo con le loro famiglie prima del ritorno in fabbrica, perchè -partendo la sera- si trascorre tutta la domenica con la propria famiglia per poi sfruttare le ore notturne di viaggio ed arrivare in fabbrica il lunedì mattina, colmi di malinconia.

Io a Vinicio avrei voluto dire che mi ha emozionato perchè riesce a suo modo ad esprimere tutto, anche quando parla di superficialità. Certo, credo sia un pò complicato comprendere a 17 anni cosa sia la bellezza della non conoscenza *anche io ti avrei fatto quella domanda se avessi avuto 17 anni* a quell’età si ha fretta di sapere tutto e subito, solo con la maturità si capisce che le emozioni non vanno sprecate, anzi vanno conservate e preservate.

A Vinicio avrei voluto dire che anche fargli una foto mi sembrava un sacrilegio, infondo ai capolavori non vanno fatte foto .

A proposito di uso consapevole, ritornando al tema dell’incontro ovvero l’acqua come risorsa, mi viene in mente uno slogan divertente letto ieri: “preservate l’acqua, bevete il vino” Ecco, io a Vinicio avrei voluto dire che va bene che Tecce gli ha dedicato un’etichetta e che lui poi ha composto una canzone… ma io proprio gli avrei voluto dire di venire a bere un bicchiere di Aglianico del Taburno con me…

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