A Peter Oak, fascista

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Ezio Esposito. “Libertà va cercando ch’è sì cara come sa chi per lei vita rifiuta.” Dante, Inferno. Caro Pietro, ho letto il tuo commento in calce al lungo e, a mio parere necessario, intervento dell’altrettanto amico Gianluca Aceto. Non è necessario dirsi fascista per apprezzare un ragazzo onesto e perbene, poco condivisibile sul piano politico, secondo noi, ma molto sul piano umano e per l’impegno che spende nel suo ramo per il miglioramento della qualità della vita e dei servizi nella Comunità in cui opera.

Nel mio intervento su “Proletari di tutto il mondo, unitevi!?” criticavo aspramente le ideologie ottocentesche e chi ancora pensa che siano il ‘bene assoluto’, ma molto più affettuosamente dico

a Te: che significa dirsi fascisti, oggi? A parte il rischio di confondersi con qualche sedicente fascista che oggi si agita ma che non è altro che un quaquaraquà presuntuoso che non sa nulla di quel che dice di essere, ma Tu ed io che abbiamo seguito la generazione dei nostri padri e che fedeli a quel loro ideale abbiamo consumato anche la nostra generazione sperando che l’Araba fenice risorgesse dalle ceneri:  che altro possiamo dare, ora? Il Fascismo, Pietro, è morto con Mussolini. Mussolinismo e Fascismo sono stati una sola cosa in un momento storico particolare ed ora sono Storia, permettimi la maiuscola. Com’è destino di tutte le cose umane anche il F. è morto . Anch’io ho amato il fascismo, quello operaista dei Sansepolcristi, (vedi “programma fascista di San Sepolcro”), ed anche se Mussolini, preso il potere, tradì i principi ispiratori socialisti per allearsi con i latifondisti non dirò mai che il Duce, come ha detto lo spregevole carrierista Fini: “il Fascismo fu male assoluto”. Il Fascismo fece molto di bene e molto di male, inutile fare elenchi, niente di paragonabile però a ciò che i macellai del secolo scorso Hitler e Stalin fecero e di quelli moderni, Assad e Ahmadinejad nei loro Paesi, Siria e Iran, dove stanno operando il  massacro di bambini e studenti che chiedono soltanto più libertà… mentre l’Occidente sta a guardare.

Caro Pietro, stiamo vivendo un periodo storico che io definirei di riallineamento dove i partiti non

hanno quasi più ragione di esistere, essendo stati superati dal bipartitismo, promotore di più  vasti raggruppamenti di forze omogenee che si riconoscono nei medesimi valori ed è un mondo in movimento del tutto nuovo. Sindacati, e molte altre categorie, sono chiamate a ripensarsi per scoprire il loro nuovo ruolo, posto che la società delle corporazioni, care a Ugo Spirito, è soltanto  un ricordo del bei tempi che furono. Volendo o non volendo anche sul piano strettamente politico, o se preferisci partitico, quando mai ti saresti sentito in dovere di omaggiare le argomentazioni del nemico, già predicatore della Rifondazione del  Comunismo?. Scrivendo quel commento gli hai dato un significato preciso: sei cambiato anche Tu, sono finalmente caduti i pregiudizi.

Stiamo cambiando anche noi, Pietro, vecchi e brontoloni goliardici, senza per questo rinunciare alla nostra storia frutto della più bella e generosa gioventù, consapevoli, comunque, che noi presto o tardi saremo soltanto ‘il passato’… ma, finché si può, diremo ancora ‘la nostra’.

Di Gianluca Aceto Ti racconto un piccolo e, all’apparenza,  insignificante episodio. Un giorno ci incontrammo non ricordo bene se da me o in tipografia a Puglianello. Stando seduti, mentre parlavamo del più e del meno, lo sguardo mi cadde sulla sua maglietta dove c’era scritto: “Dio è morto. Marx è morto. Ed io non mi sento troppo bene”. Mi dirai, che vuol dire? È solo una maglietta!. Intanto questa di cui parlo trasmetteva dei concetti precisi e mi piace pensare, magari sbagliando, che il ragazzo dotato sicuramente di una intelligenza superiore alla media, è difficilmente omologabile,  gli può capitare per questo di fare autocritica e, come tutti noi, vivere i suoi drammi interiori… visto i così alti defunti e  il suo… cagionevole stato di salute.

Nondimeno è leale e prosegue sul percorso politico che gli è più congeniale per cogliere i frutti del suo impegno più di quanto ne abbia raccolti fin’ora. Gianluca, nel suo ambiente, è stimato e benvoluto e ha più di una porta aperta, forse un portone. Anche se gli esami non finiscono mai, non mi meraviglierei, fra qualche tempo, di vederlo negli strati più alti della politica.

Questa mia analisi, che Gianluca mi perdonerà sapendo di avere a che fare col vecchio brontolone di cui sopra  e anche un po’ svampito, non ha nessun fondamento su cui poggiare, si basa esclusivamente sul mio intuito e su quel poco tempo che mi è stato dato di conoscerlo. Mi perdonerà anche per il ‘ragazzo’, ma è soltanto un complimento.

Caro Pietro, visto che il nostro ambiente è messo abbastanza male  quando sarà …una scommessa su Gianluca la facciamo?.

Ti abbraccio affettuosamente.

e.e.

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