Trasparenza e partecipazione presupposti irrinunciabili

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di Pierluigi Santillo. Abbiamo letto con una certa inquietudine la determinazione del 29.12.2011 dell’area tecnica/manutentiva del comune di San Salvatore Telesino, già da alcuni giorni pubblicata all’albo pretorio del sito istituzionale con protocollo n. 12086, relativa alla “rielaborazione del piano urbanistico comunale con procedura partecipativa – approvazione atto integrativo alla convenzione originaria ed affidamento incarico professionale”.

A parte il fatto che di “partecipativo” finora si è visto ben poco, al netto delle inutili ripetizioni e degli errori presenti nella determinazione a firma dell’assessore e responsabile di area tecnica Arch. Leucio Iacobelli, apprendiamo con sconcerto da questo ulteriore atto che bisognerà spendere altri 27 mila euro + IVA e cassa previdenziale per “adeguare” un Piano Urbanistico Comunale ormai in redazione dal 2006 ma di cui, dopo sei anni dall’affidamento dell’incarico, noi cittadini non abbiamo ancora visto nulla.

Intanto la convenzione per la redazione del piano è stata “modificata” cambiando il “contraente”: non più il Prof. Ferrigni, ma un’associazione temporanea di professionisti (TEC.TER.TEL. – Tecnici per il Territorio Telesino !?) di cui lo stesso Ferrigni sarebbe il capogruppo.

Inoltre, dopo soli tre mesi dall’approvazione di una variante al vigente PRG che di fatto “calpesta” le indicazioni del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (i terreni in località acqua fetente recentemente aggiudicati all’asta a scopo edificatorio ricadono in area vincolata, e quindi inedificabile, del P.T.C.P.!), si sostiene che bisogna incrementare il compenso del tecnico incaricato, oltre che per la redazione di elaborati inizialmente non previsti, anche per verificare la compatibilità del redigendo P.U.C. al P.T.C.P.!

Una motivazione davvero singolare: se il piano deve essere ancora redatto, non è ovvio che lo si debba fare in conformità agli strumenti di pianificazione di livello superiore?

O dobbiamo cominciare a pensare che il piano sia già stato redatto e consegnato, ed è attualmente oggetto di discussioni “non pubbliche” fra “addetti ai lavori”?

Spesso in Italia, negli ultimi anni, abbiamo dovuto constatare uno stretto legame fra l’assenza di fatto della politica partecipata, pubblica, programmata ed ispirata da una idea condivisa del futuro, e gli ampi “spazi” di cui hanno potuto godere gli speculatori e tutti quelli che pensano non al bene comune ma solo a farsi gli affari propri.

Ad avvalorare questa seconda, inaccettabile ipotesi, nella delibera di Iacobelli vediamo citate le norme di attuazione del Piano “già consegnate nel 2007” (prima dunque che ci fosse quello che è a tutt’oggi l’unico incontro pubblico, organizzato ad inizio 2008 dall’allora sindaco Creta?): se si tratta di quelle che abbiamo avuto modo di vedere tempo fa insieme al regolamento edilizio, datate però novembre 2008, e di cui abbiamo già riferito (leggi), allora non ci siamo proprio. L’assessore Pucino, che ci aveva fornito quei documenti, evidentemente d’accordo con il nostro giudizio del tutto negativo, aveva assicurato che sarebbero stati completamente rivisti. Ora scopriamo invece che, almeno secondo Iacobelli, essi devono solo essere adeguati al PTCP!

Nel nostro documento di dicembre 2009 avevamo già denunciato che quelle norme erano completamente appiattite sul modello urbanistico della vicina Telese Terme, dove tanto scempio è stato fatto del territorio, favorendo speculazioni edilizie alienanti e favorendo un’architettura veramente di pessima qualità, altamente impattante e di scarsa presa anche sul mercato.

D’altra parte anche l’arch. Iacobelli avrà lavorato come progettista a Telese nel recente passato applicando quel piano, redatto dallo stesso Ferrigni. Non è che, come amministratore, condivide quel modello di “sviluppo”, quel tipo di “gestione del territorio” e di “politica edilizia”?

E tutti gli altri consiglieri, di maggioranza e di minoranza, che ne pensano? Perché non si sono mai espressi pubblicamente in merito? Possiamo sapere qual’é il futuro del nostro territorio che ognuno di loro immagina?

Noi siamo per un P.U.C. che si ispiri a quello di Cassinetta di Lugagnano e lo abbiamo sempre detto (siamo cioè per fermare, o quanto meno limitare, il consumo di suolo), ma vorremmo discuterne apertamente e pubblicamente, dati alla mano (evoluzione demografica del nostro comune, analisi dell’edilizia esistente, …), insieme a tutti i cittadini di San Salvatore interessati al loro futuro, con i tecnici, con le associazioni di categoria e, naturalmente, con l’ing. Ferrigni e con i nostri amministratori.

Cominciamo invece a temere che da un momento all’altro ci presenteranno (leggi imporranno) un piano bello (si fa per dire) e fatto, concedendo i rituali 30 – 60 giorni per le osservazioni, di cui, come al solito, si infischieranno altamente.

L’unica cosa che ci conforta è  l’aver visto, il 19 gennaio scorso, il Prof. Ferruccio Ferrigni vicino a Serge Latouche, forse un po’ “fuori contesto”, ma comunque ascoltatore attento,  mentre l’economista e filosofo francese, illustrava le sue teorie, conosciute in tutta Europa, e in qualche caso egregiamente applicate, come per esempio nelle città di transizione inglesi, sulla insostenibilità degli attuali modelli di sviluppo, sull’inganno e pericolosità della crescita illimitata, e sulla necessità di un completo ripensamento dei modelli economici occidentali.

Lo stesso Ferrigni, nel suo intervento nella tavola rotonda alla quale ha partecipato insieme a Latouche, ha dovuto riconoscere l’incompatibilità dei piani urbanistici pensati unicamente per regolamentare lo sviluppo, quindi la crescita delle città, con la situazione attuale dell’ambiente e dell’economia.

Speriamo quindi che Ferrigni, ispirato dalle parole illuminate di Latouche, possa convincere i nostri amministratori ad avviare immediatamente un serio confronto con i cittadini per individuare ex ante, e con trasparenza, gli obiettivi che il P.U.C. dovrà porsi, prima di definire le scelte operative.

Non possiamo che insistere, quindi, affinché venga immediatamente ripreso dove si era interrotto nel 2008, il confronto pubblico fra amministrazione, tecnici e cittadini, per avviare un vero percorso partecipato, che porti alla redazione di un piano urbanistico comunale veramente appropriato alla nostra realtà, che orienti l’economia e l’edilizia sul recupero urbanistico ed architettonico e l’efficientamento energetico delle strutture già esistenti, su nuovi edifici per residenza e attività economiche a piccola scala, sulla tutela del suolo e la salvaguardia del paesaggio, rifiutando un modello inumano, e disumanizzante, come quello sperimentato a Telese Terme.

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