Proletari di tutto il mondo, unitevi!?

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di Ezio Esposito.  Rispettare i comunisti convinti che il bene e la felicità umana si ottiene soltanto adottando le idee, i principi e le grandi intuizioni di Marx e Lenin, è un fatto doveroso. Naturalmente dovrebbe essere altrettanto scontato il rispetto delle idee altrui, di chi in quei principi non si riconosce e, anzi, li combatte. A chi crede che la morte del capitalismo era già stata pronosticata da teorie ottocentesche si potrebbe giocosamente rispondere che il socialismo reale era morto e sepolto già da qualche tempo in quasi tutto il mondo. Perché? Perché al di là delle grandi teorie enunciate, anche affascinanti, al di là delle acute analisi, delle discussioni e delle sintesi faticosamente e brillantemente raggiunte il Socialismo Reale, o Comunismo, non si adatta all’Uomo. Il Comunismo, alla prova dei fatti, è quello splendido vestito che, prima o poi, non calza bene, a nessuno. Convinzioni che persistono anche quando è manifesta l’impossibilità di restare aggrappati come naufraghi al fasciame delle ideologie ottocentesche mentre il mondo corre velocissimo: è cambiato il mercato del lavoro, le tecnologie , le scienze hanno fatto passi da giganti modificando la vita degli uomini e il volto del mondo, l’informazione viaggia all’istante in ogni parte del globo, la Terra è diventata così piccola, il mondialismo, discutibile se si vuole, ha permesso agli uomini di ogni razza di vivere e lavorare insieme, le merci più impensate finiscono nei negozi, i supermercati, sulle bancarelle… Ma come si può restare inchiodati alle proprie indomiti convinzioni se ogni persona, ogni giorno, deve domandarsi: che novità oggi? Che sarà domani?.

Chi scrive con aria saputa credendo di essere l’unico depositario della “cultura”, e per questo possessore della verità, inculcatagli negli anni da professori ideologizzati nei licei o nelle università… che ha letto soltanto libri che gli sono stati raccomandati e che poi scrive belle pagine, senza un refuso o errore grammaticale, ma anche senza un guizzo d’ironia, sbattendo così in faccia all’ignorante la sua pochezza, provi a leggere qualcos’altro, ad incontrarsi con altri filoni di pensiero contrapposti. Provi a leggere qualche libro scelto a caso e scoprire che quel libro è da amare.

Provi, ad esempio, a leggere un libricino piccolo piccolo di George Steiner, da cinque stelle tutte meritate uscito in ristampa per Garzanti a settembre 2011 dal titolo Nel castello di Barbablù. Steiner, docente di letteratura comparata in molte università fra cui: Princeton, Stanford e Oxford… “Il suo approccio alla letteratura è in termini morali e religiosi (è stato allievo dello studioso di mistica ebraica Gershom Scholem e il suo interesse è rivolto al rapporto tra potere, barbarie e cultura). Dove la barbarie è ben localizzata nel Comunismo e nel Nazismo. “L’impeto di volontà da cui nascono l’arte e il pensiero disinteressato, la risposta impegnata, che è il solo mezzo in grado di assicurarne la trasmissione ad altri esseri umani e al futuro, hanno le radici in una scommessa sulla trascendenza.” Così Steiner. E lo si è visto: dove i comunismi falliscono si fa strada la trascendenza… Vedere Vladimir Putin, ex funzionario del KGB, fare il Segno della Croce ai piedi del Patriarca russo Kirill, non è passato certamente inosservato. L’Evento è accaduto dopo 80 anni di messa al bando dei cristiani e dopo che le chiese cattedrali era state ridotte a depositi di fieno e a stalle.

Chi si pone addosso una corazza mentale impenetrabile, al confronto, è un soggetto che ha paura di aprirsi al nuovo e al diverso, paura che le sue incrollabili certezze possano essere intaccate dal dubbio e di trovarsi così a balbettare.

Sul proletariato, dove ancora esiste, nella Cina comunista, non trovo parole per descrivere lo stato di sfruttamento dello Stato sull’uomo. Senza alcuna possibilità di difesa, privo di ogni diritto, poveri disgraziati costretti a lavorare 18 ore al giorno per un salario che consente loro il minimo di sussistenza, dove le sporche aziende capitaliste corrono ad insediarsi per produrre beni a bassissimo costo e senza i rompi c… dei sindacati e delle altre mille associazioni e partiti del c., possibili soltanto nel bieco Occidente libero e liberale… Ma che vogliamo parlare ancora di nazi-fascisti, di fascisti, di rossoneri ecc. ecc… la solita litania che ripetuta da chi non ha più niente da dire.

In Occidente, fermo restante lobby, poteri occulti e poteri forti, che esistono, eccome! C’è libertà di parola, di pensiero, di associazione…cortei e comizi pubblici., giornali, TV libere e i blog su internet dove ognuno scrive quello che gli pare contro il potere tutto, senza pagare dazio.

La crisi. Piuttosto che attribuirla alla maledizione dell’ipercapitalismo, sul quale si può discutere e trovarsi d’accordo su certi suoi aspetti deleteri. Del suo sistema economico-finanziario è risaputo che se L’ America tossisce l’Europa prende la bronchite. Pare che questa volta la bronchite si è estesa al resto del mondo. Senza impigliarsi in elucubrazioni si può affermare, molto modestamente, che l’avvio della crisi iniziò dall’attacco alle Torri Gemelle l’11 settembre 2001 ma anche alla fretta con cui nell’Europa Unita, sono state ammesse nazioni che mai e poi mai avrebbero potuto rispettare i parametri di Maastricht.

In conclusione si potrebbe dire: periodicamente altre crisi economiche, con il corollario della disoccupazione, povertà e disperazione ci sono state in passato, ma sempre ci si è risollevati.

Oggi ciò che serve non è il comunismo ma un capitalismo solidale e una più equa distribuzione della ricchezza prodotta.

e.e

2 Commenti

  1. Caro Ezio,
    ho letto con attenzione il tuo intervento ed ho apprezzato la tua serenità, come sempre la tua intelligenza, la tua capacità di far partire colpi da KO mentre in apparenza sembra che tu abbia allungato il braccio per fare una tenera carezza: mi fai ricordare Nino Benvenuti.
    A chi ti riferisci non è difficile intuirlo perché anch’io volevo intervenire ma poi ho riso e non sono riuscito ad arrivare fino in fondo a quel fiume di paroloni. Un mio insegnante diceva: il parolone è come la parolaccia.
    Ho riso Ezio, non immagini quanto. Ho immaginato il “Solone” dell’era moderna in cattedra rivolgersi ai proletari di un secolo fa con un discorso del genere.
    Ma forse ha ragione lui: il proletario ora non è il bracciante agricolo costretto a vangare un terreno arido per 16 ore al giorno in cambio di un pugno di grano, non è l’operaio automa alla catena di montaggio di una vecchia fabbrica, ora lui il “Solone” deve rivolgersi ad un proletariato rappresentato anche dal professore del liceo o dell’università che gli hanno inculcato Marx e deve loro dimostrare di aver appreso la lezione.
    Ma in tanto parlare perde di vista la realtà che è quella che, nella situazione in cui siamo, anche i professori che lo hanno addottrinato se ne fregano di Marx e de “Il Capitale” perché hanno ritenuto responsabile dei nostri mali Berlusconi, come oggi ritengono sia Monti e domani Bersani o chi per esso.
    Ezio, volevo dirti qualcosa di Solone e delle critiche che Platone ed Aristotele gli rivolgevano per i suoi insegnamenti opportunistici. Ma le mie sono reminiscenze scolastiche che una insegnante proveniente dal liceo classico Umberto di Napoli inculcava a noi studenti ignorantelli di ragioneria invece de “Il Capitale”. Preferisco riportare invece le uniche righe che in tante parolacce ho appreso ed approvo: …Probabilmente la “misteriosa” ragione che consente di spiegare il successo di simili teorie, risiede nell’immediatezza e nella facilità di comprensione che discendono dal loro carattere riduttivo e semplicistico…”. Riduttivo e semplicistico?
    Ti abbraccio. Pietro Quercia

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