‘I giorni della merla’, tra leggenda e realtà

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di Emidio Civitillo. Ricordiamo che l’espressione “i giorni della merla” serve ad indicare gli ultimi tre giorni di gennaio, perché considerati i giorni solitamente più freddi dell’anno.

Nei dialetti locali, e non solo nell’area che comprende il “Parco Regionale del Matese”, ma anche del nord Italia, il merlo, che dopo il passero è l’uccello più diffuso in Italia, comune anche in ogni parco e giardino del nostro Paese,viene ancora oggi chiamato al femminile: ”la merla”.

Un’antica leggenda romagnola narra che una volta ”la merla” aveva le piume bianche e che durante il mese di gennaio se ne stava al calduccio nel suo nido per ripararsi dal freddo. Ma negli ultimi tre giorni del mese arrivò un freddo così intenso che ”la merla”, per non morire di freddo, si riparò in un comignolo per riscaldarsi.

”La merla” si salvò, ma le sue piume da bianche divennero nere per la fuliggine e per il fumo proveniente dal camino acceso, e di quel colore (nero) rimasero per sempre.

Il racconto dei “giorni della merla” è indubbiamente una leggenda, però è sempre servito anche per consentire un po’ a tutti di ricordare con facilità che “mediamente” proprio in questo periodo dell’anno si verifica il freddo più intenso.

“Mediamente”, è ovvio, sta a significare che non è detto che succeda sempre. Ma nell’area del “Parco Regionale del Matese”, oltre i 1.000 metri di quota, intorno ai “giorni della merla”, si sono spesso verificate nevicate eccezionali.

Negli anni scorsi a Bocca della Selva (località turistica posta a circa 1.400 m di quota) la neve ha superato anche i 6 metri di spessore e c’è mancato poco che, per rendere agibili le strade, non si sia stati costretti a caricarla su grossi autocarri e a trasportarla lontano, visto che non era più possibile spostarla in loco con gli spazzaneve.

 

PRINCIPALI CARATERISTICHE DEL MERLO

”La merla” del racconto è ovviamente “il merlo” (turdus merulus), che ha dimensioni medio-piccole, becco robusto e tarsi lunghi.  Il maschio ha un piumaggio uniformemente nero lucente, che contrasta fortemente con il colore giallo del becco e del contorno degli occhi. Durante il primo anno di vita nei maschi il colore delle piume è maggiormente marrone, ed anche il becco tende al brunastro.

I maschi anziani sono grigiastri, con il becco giallo.  Il becco del maschio è di colore arancione vivo alla fine dell’inverno e durante la stagione di riproduzione, il che indica che è sessualmente maturo.

La femmina è bruno-nerastra, ha il becco bruno, mento e gola grigiastri, con delle striature più scure visibili sulle parti inferiori. In entrambi i sessi le zampe sono bruno scure. In volo, visto da sotto, il maschio è inconfondibile per la colorazione nera, le remiganti più chiare e il becco giallo, mentre la femmina appare brunastra.

Lunghezza cm 25 circa, peso gr 75-115.  Gli esemplari non abituati al movimento incessante delle folle che percorrono le città, si dimostrano diffidenti come è la loro natura e si mettono subito al riparo se spaventati, mentre assumono un comportamento confidente quando non sono disturbati.

Gli esemplari ormai abituati alla vita cittadina hanno perso in parte la naturale astuta diffidenza e non esitano ad avvicinarsi all’uomo.  Il merlo mostra grande vivacità e possiede un volo veloce, talvolta diritto e talvolta sfrecciante a zig-zag. Compie di solito voli bassi e brevi.

Canta in modo molto melodioso per buona parte dell’anno ed ha un grande repertorio di canti. È molto agile al suolo, ha un’andatura saltellante e disordinata e quando è a terra alla ricerca di cibo, tiene la coda verso l’alto.

Lo si può vedere anche mentre canta dalla cima di tetti, alberi, antenne.  I maschi si battono per conservare il loro territorio durante la stagione della riproduzione, cantando molto forte e inseguendosi.

Esiste una seconda specie chiamata “merlo torquato” o “merlo dal collare” (Turdus torquatus), che differisce dal “merlo comune” per la taglia maggiore (è lungo circa 27 cm) e per una fascia bianca sul petto, ampia nel maschio, ridotta nella femmina.

Non sono rari gli esemplari di “merlo comune” a colorazione anomala: rossiccia, a macchie bianche e nere o cinerina. Rari sono gli albini in cui il becco, l’iride e le zampe di un delicato color rosa completano degnamente il niveo manto. Frequenti invece gli albini parziali che si distinguono dal “merlo dal collare” per l’assenza della macchia grigia sulle ali, oltre che per la voce.

DOVE VIVE E COSA MANGIA

Il merlo vive nei boschi con sottobosco, nei parchi, nei giardini, nelle siepi, nei frutteti e nelle vigne, nonché nelle zone coltivate in genere. Le coppie conducono vita isolata in quanto l’uccello è realmente gregario solo in migrazione e solo in tali situazioni è possibile vederlo riunito in grossi gruppi.  Il merlo è onnivoro; si ciba principalmente di frutta, bacche e piccoli invertebrati

Ghiotto di frutta, gradisce in particolare mele, pere, fragole, ribes, mirtilli, ciliegie, fichi,e uva. Completano la sua alimentazione bacche, semi, vermi di terra, insetti, coleotteri, lepidotteri, ditteri, ragni, millepiedi e piccoli molluschi.

 RIPRODUZIONE

La stagione riproduttiva inizia in marzo e si protrae fino a luglio.  Il nido è fatto di ramoscelli, foglie e muschio tenuti assieme (cementati) con terra molle (fango), che poi seccando diventa dura e resistente; il nido è tappezzato internamente con fili d’erba, foglie e talvolta anche piume. È spesso costruito tra siepi, cespugli (specialmente se spinosi) o tra gli arbusti rampicanti (come l’edera) lungo i tronchi degli alberi o le pareti delle case, sui cornicioni o sulle sporgenze degli edifici, a volte anche a notevole altezza sul ramo principale di un albero.

Il nido viene costruito dalla femmina, talvolta aiutata dal maschio che porta materiale.

Nel nido, non troppo nascosto, la femmina depone da 3 a 5 uova verdi-azzurre macchiate di bruno, che cova per 12-15 giorni. Dopo circa due settimane di vita i piccoli, pur non essendo ancora in grado di volare, escono dal nido occultandosi in terra nei cespugli dove, mentre la madre inizia a costruire un secondo nido, il padre continuerà ad assisterli per un altro paio di settimane.  Di frequente le coppie portano a termine nell’anno anche una terza covata.

LA MIGRAZIONE

Di costumi solitari, il merlo si riunisce con i suoi consimili solo in migrazione. Le popolazioni che si trovano più a Nord migrano e scendono a svernare più a Sud, mentre quelle che si trovano nelle zone più temperate sono stanziali.

I migratori giungono da diversi Paesi europei: oltre che dall’ex Cecoslovacchia , Ungheria, ex Jugoslavia e Polonia, anche dalla Germania, dalla Francia, dall’Inghilterra …, arrivando a percorrere oltre 1.500 Km.

Il comportamento dei merli migratori è diverso da quello dei nostrani. I migratori prediligono, per la sosta, alberi d’alto fusto.  I merli italiani sono stanziali, salvo quelli delle Alpi; molti di essi trascorrono l’intera esistenza nella ristretta superficie costituita da non molte siepi e dal poco spazio attorno per la pastura.

I soggetti del Nord, invece, sono costretti a migrare nello stesso periodo dei “tordi bottacci”. Sono caratterizzati da ali a punta, più adatte alla migrazione, mentre quelli nostrani hanno l’ala corta e arrotondata . Mediante l’inanellamento, è stato constatato che alcuni merli, dopo aver nidificato nell’Italia centro-meridionale, si spostano verso le regioni settentrionali.

Accade anche che molti merli che nidificano nelle regioni settentrionali, si spostino a Sud e che vi rimangano avendo trovato un habitat idoneo.

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