Cerreto Sannita. Il macello del paese di Bengodi!

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di Giuseppe Fappiano.  Finalmente Cerreto ha un nuovo macello.Lo apprendiamo dal comunicato dell’addetto stampa del comune di Cerreto Sannita.Contestare le affermazioni all’addetto stampa del comune di Cerreto Sannita sarebbe come sparare sulla Croce Rossa poiché capisco che comunica, nei modi, nei contenuti e nelle forme ciò che l’amministrazione comunale vuole si comunichi.

Quindi degli errori macroscopici e le imprecisioni presenti nel comunicato stampa del 4 dicembre 2011 li addebito esclusivamente l’ amministrazione Santagata che, come al solito, tenta maldestramente di trasmettere al mondo (internet è onnipotente) un’immagine di Cerreto Sannita che è l’opposto della realtà.

Qualcosa di simile ha fatto recentemente il suo “capo” Silvio Berlusconi, il quale, di fronte alla crisi nera in cui versa l’Italia, si è permesso di affermate che gli italiani sono benestanti poiché i ristoranti sono tutti pieni.

E qui mi viene in mente una delle mie letture giovanili di Giovanni Boccaccio che nella novella “Calandrino e l’elitropia” racconta di una burla inventata da Maso del Saggio, Bruno e Buffalmacco ai danni del credulone Calandrino a cui viene raccontato che l’elitropia, la pietra che rende invisibili, si trova in una contrada della terra dè Baschi detta di Bengodi …. “nella quale si legano le vigne con le salsicce e avevasi un’oca a denaio e un papero giunta; ed eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli e cuocergli in brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava più se n’aveva; e ivi presso correva un fiumicel di vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi entro gocciola d’acqua.”

La burla per i cerretesi si consuma quando si afferma che la popolazione è aumentata, il tenore di vita è migliorato ed i consumi accresciuti. Magari se citasse le fonti farebbe sicuramente un’opera meritoria!

Orbene è giusta e necessaria qualche precisazione affinché si faccia chiarezza e rendere giustizia all’informazione. Il Macello comunale non è nuovo ma adeguato e quindi è stata inaugurato l’adeguamento (un po’ come inaugurare una strada come nuova anche se è stata solo riasfaltata!)

Non vi è nessuna integrazione di popolazione posto che dai dati ufficiali ISTAT risulta che dal 1861, cioè dall’unificazione dell’Italia, ad oggi la popolazione di Cerreto Sannita è al suo minimo storico con 4.159 abitanti.

Non vi è alcun miglioramento del tenore di vita ne vi è un migliore tenore di vita, anzi è il contrario. Nello specifico, la carne si compra molto meno nelle macellerie e nelle norcerie di Cerreto. La maggioranza dei cerretesi, per poter mangiare carne più spesso, sono costretti a fornirsi presso supermercati e ipermercati dove la provenienza della carne non è locale ed i prezzi conseguentemente sono molto più bassi. Quindi in questo momento di grave recessione, dove i redditi sono aggrediti da tasse e gabelle (anche comunali), un po’ di carne di qualità la si compra solo per i pranzi domenicali.

Infatti le macellerie Cerretesi registrano un’affluenza decente solo il sabato o la domenica mattina mentre negli altri giorni i macellai sono costretti a cincischiare davanti alle proprie macellerie perché la clientela è sempre più rarefatta e gli acquisti indirizzati su tagli meno pregiati e più economici.

Forse il comunicato stampa fa riferimento ad un’esigua minoranza di cerretesi che non ha certo il problema di sbarcare il lunario, non ha il problema della disoccupazione o del lavoro in nero mal pagato e spesso non pagato. I macellai, come tutta la stragrande maggioranza dei commercianti cerretesi, sono in evidente sofferenza perché i redditi dei cittadini si sono sensibilmente ridotti, se non addirittura azzerati, e di conseguenza anche la loro attività commerciale risulta drasticamente ridotta.

L’amministrazione comunale di Cerreto Sannita conosce molto bene questo problema in quanto non paga da mesi i propri dipendenti né paga le ditte a cui ha commissionato lavori che, a loro volta, non possono pagare gli operai. Così come il mancato pagamento degli stipendi ai lavoratori della Comunità Montana di Cerreto Sannita di cui l’amministrazione comunale è responsabile poiché ne è autorevole componente.

Penso che certe affermazioni oltre ad essere false sono anche offensive perché c’è grande difficoltà di sopravvivenza in questo paese anche per colpa dell’amministrazione comunale che non è capace di rispettare i diritti dei cittadini e dei lavoratori non onorando i debiti con i propri creditori e svendendo (al ribasso) il proprio patrimonio immobiliare e le proprie attività produttive.

Infatti, nell’affidare la gestione del macello comunale, non si ha avuto l’intelligenza di creare quel circolo virtuoso che avrebbe dato sollievo alle casse comunali e, quindi, anche alle tasche dei cittadini. L’affidamento, infatti, è stato concesso ad una ditta extra-comunale ad un canone irrisorio e che non ha portato nemmeno occupazione per i cerretesi se non in una minima quantità (mi viene in mente la diatriba del sindaco Santagata con la dirigente dell’Istituto Giustiniani-Carafa riguardo la concessione dell’apertura del bar, da parte di una ditta di Faicchio, all’interno dell’Istituto Giustiniani-Carafa dove il Santagata si scagliava contro la dirigente e la ditta che portavano via risorse economiche i bar cerretesi. Ma quella è un’altra, solita, storia!)

Alla fine risulta che non tutti i macellai si servono del macello cerretese in quanto per alcuni è più conveniente macellare in altri macelli. Un motivo deve pur esserci se i macellai invece di macellare “ a chilometri zero” vanno a macellare a 25 chilometri di distanza.  Ed intanto i cittadini cerretesi, compresi i macellai, sono costretti a pagare i mutui per ristrutturare un macello che non porta nessun vantaggio diretto ai cittadini.  I mutui gravanti ancora sul macello, pagati da noi cerretesi, sono due: il primo acceso nel 1991 di circa 49,000 euro che finiremo di pagare nel 2015 con una rata annua di 3,200 euro ed il secondo acceso nel 2009 di 99,600 euro per al durata di 20 anni con una rata annua di 7,493 euro che, complessivamente fanno 10.693 euro.

Dai dati in mio possesso risulta che l’amministrazione comunale ha pensato (male) di indire una prima gara per l’affidamento del macello comunale con base d’asta a 15.000 euro riducendola, non si capisce perchè, a 10.000 euro annui. Importo che non copre nemmeno la rata annua di 10.693 euro di mutui ancora accesi.  E, come si diceva prima, l’affidamento non porta nessun vantaggio alle casse comunali poiché il canone di affidamento è irrisorio ed il saldo mutui/canone risulta negativo!

Un’ amministrazione comunale seria ed accorta invece di “svendere” le sue attività produttive, nell’interesse collettivo e per far respirare le casse del comune avrebbe dovuto rendere produttivo ed economicamente vantaggioso l’uso del macello comunale concedendolo ad un canone che permettesse in primo luogo alla copertura delle rate dei mutui ancora accesi ed incrementato di un importo che alleviasse i cerretesi, già abbondantemente tartassati, dalle tasse e gabelle imposte dall’amministrazione comunale.

Ma l’amministrazione Santagata con i suoi surreali “comunicati stampa” vorrebbe far credere al mondo che i cerretesi vivano a Bengodi, nelle terre dè Baschi del fantasioso e burlesco paese Boccaccesco.  La realtà è che i cerretesi sono costretti alla quotidiana sopravvivenza anche perché questa amministrazione comunale è incapace di creare un che ben minimo miglioramento socio-economico per i cittadini ma che, anzi, è responsabile della diffusa crescente e povertà per sua incapacità amministrativa e di programmazione.

Cerreto Sannita, 16 dicembre 2011   Giuseppe Fappiano – Associazione Politico-Culturale “Da sempre per Cerreto”

 

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