Sulla sfida di Monti l’ombra dell’insidia antidemocratica

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di Giuseppe Di Cerbo. Cospirazioni, complotti, boicottaggi, condimento speciale del quotidiano vivere della politica, sembrano improvvisamente scomparsi o soffocati dal tecno-modello Monti che dovrebbe rappresentare la fonte del futuro progresso e dello sviluppo di questo Paese. Difficile credere alla resurrezione, ma se rinunciamo definitivamente ad un pur fioco lumicino dia speranza, ci resta solo l’esilio nelle caverne o la fuga nel deserto, luoghi per eremiti e di aspiranti ad una dubbia beatitudine terrena. La politica ha fallito tragicamente le sue finalità ed i politici sono l’esempio patetico della partecipazione falsamente onorevole in quello che, con promessa solenne doveva rappresentare l’impegno di edificare e garantire il benessere e la sicurezza generale di tutti i cittadini e della Nazione. Formulare qui di seguito tutte le responsabilità, le colpe ed i danni causati dalla Casta politica (già descritti tuttavia da famosi giornalisti) esigerebbe pagine intere, col probabile rischio di lacune ed omissioni, per cui ci limiteremo a ribadire come la sua attenzione sia stata sempre rivolta a curare, difendere e privilegiare gli interessi privati e del “particolare”, bagatellizzando quelli essenziali della collettività.

Ora, liquidata definitivamente, si spera, esautorata d’autorità dalle stanze dorate del potere, gli Italiani si interrogano sulla volontà e le capacità effettive del Governo di Mario Monti di voltare pagina. La fiducia non è automatica perché troppo spesso i governi improvvisati, per quanto armati di entusiasmo, hanno fallito una pur marginale trasformazione del sistema, con volenterosi sforzi di immaginazione caduti poi nell’incongruenza se non in ulteriori danni garantendo, in tal modo – volente, nolente – la continuità del potere della Casta. Ammesso il principio che il desiderio dell’uomo di raggiungere uno stato prossimo alla “perfezione” si realizzi attraverso l’immaginazione e l’accumulo di esperienze professionali, ciò di cui il nostro Paese non ha assolutamente bisogno sarebbe un Governo guidato da una sorta di fobia verso il passato, con effetti esplosivi dalle conseguenze inimmaginabili.

Il Paese è economicamente in ginocchio, confuso e impoverito da una crisi che rischia di compromettere seriamente la solidarietà e la sicurezza del suo stesso tessuto sociale. I cittadini hanno bisogno di vedere che si sta iniziando a scrivere una nuova storia, a costruire lo schema di un nuovo tipo di politica, distante anni luce dalle esperienze passate. Il segno del vero cambiamento non viene da nomi nuovi di professori di fama, titolari di cattedre e insigniti di allori, bensì dall’impegno costante teso alla costruzione di un progetto il cui fine essenziale sia per la collettività intera un futuro di benessere, uguaglianza, giustizia e libertà, incluse le premesse che ne garantiscano la difesa e la continuità per le generazioni future.

L’alternativa non potrebbe essere che catastrofica. Il rischio di un neo populismo è tutt’altro che immaginario: gli aspiranti “mandriani” si annidano nella confusione delle masse, ne gestiscono le emozioni. Le radici del Comunismo, del Nazismo, del Fascismo, per dire solo di quelli più vicini a noi non affondavano nella pace e nel benessere dei popoli. Non credo sia superfluo o inopportuno rievocare, in proposito, il monito di Benedetto Croce: “Non bisogna dimenticare che il liberalismo disgiunto dalla democrazia inclina sensibilmente verso il conservatorismo, e che la democrazia, smarrendo la severità dell’idea liberale, trapassa nella demagogia e, di là… nella dittatura.

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