Questioni di prospettiva

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di Filomena Rita Di Mezza.   Il baule di Newton è famoso per lo scandalo accademico che provocò allorquando si scoprì che il padre della Fisica moderna era anche un esperto studioso e conoscitore di testi di alchimia, magia ed esoterismo e ci si preoccupò che questa parte delle sue ricerche potesse contaminarne l’immagine scientifica. Si scrisse: Newton, l’ultimo dei maghi. Il baule di Pessoa è famoso per lo scandalo che provocò allorquando si scoprì, aprendolo, che le opere di alcuni tra i maggiori scrittori portoghesi, spesso in aperta polemica tra loro, erano in realtà vergate da un’unica persona: che si era scissa e moltiplicata in vari eteronomi. Gli Autori avevano tutti cessato di vivere lo stesso giorno di Pessoa.

Come sono lontani i tempi in cui si aveva il piacere di scandalizzarsi per tali questioni. Decisamente un triste cambiamento di prospettiva, il nostro.

Penso prevalentemente all’espressione “sete di sapere” come al bisogno vitale che alcune persone hanno di Conoscenza. Domenica, in Chiesa, un uomo ha raccontato della costruzione in Burundi di pozzi e scuole.

Di nuovo sete e sapere andavano meravigliosamente insieme. In un’altra prospettiva.

Nell’Arte islamica, la calligrafia è una forma artistica articolata, con un valore fondamentale per la lingua, basata su un preciso codice e su complessi principi geometrici ed ornamentali, per la cui piena fruizione è necessaria la comprensione dell’arabo, la lingua del Corano, quindi essa non ha valore decorativo, ma è bella in quanto ornamento del suo significato”.

Apprendo, ad esempio, che “la seconda lettera dell’alfabeto arabo, ba, è ritenuta particolarmente importante perché è la prima della Basmala, cioè l’invocazione “Nel nome di Dio clemente, misericordioso” con cui iniziano tutte le Sure del Corano, tranne una. Ba è la prima lettera orizzontale e il suo corpo viene utizzato, con differenti punti diacritici, anche per altre lettere. Il punto diacritico sotto la lettera ba acquista agli occhi degli interpreti un particolare valore, in quanto il Corano contiene tutti i libri rivelati… la prima Sura contiene tutto il Corano… la Basmala contiene tutta la prima Sura… e tutto il senso della Basmala è nel punto diacritico sotto la lettera ba con cui inizia la Basmala. In geometria il punto è infinito e incommensurabile, quindi può rappresentare Dio”. (1)

Mi capita, ancora, talvolta, di rimanere a guardare con piacere la lentezza e la concentrazione con cui i bambini scrivono una lettera, ripetendola per un’intera pagina. Se hanno una brava maestra, capita che la ripetano anche per due pagine. Si ferma il tempo mentre assisto silenziosa a quell’impegno di scrittura. Guardo e mi rilasso. Ogni tanto sorrido al bambino incoraggiandolo nello sforzo della mano, che preme troppo sul foglio. Deve ancora imparare a dosare la forza con cui lavora sulla carta e lasciare alla carta, con la sua fibra, la sua grana, il compito di provocare la mano alla delicatezza. Alla fine è passato un sacco di tempo, massimo cinque minuti. Commento, lodando l’opera. Il bambino è orgoglioso. Penso che ho sempre avuto una pessima grafia perché i pensieri correvano più veloci della mano e perché pensavo che la sostanza fosse più importante della forma: per quest’ultima ci sarebbe stato tempo. Oggi partirei volentieri dalla cura della forma, l’ornamento. Cambiamento di prospettive.

Nella iconografia classica, la virtù della Temperanza, una nobile figura che sa temperare i suoi istinti, viene generalmente rappresentata come una donna che mescola l’acqua e il vino. Essa, infatti, ha una brocca in una mano ed una nell’altra. Nella Cappella Scrovegni, Giotto rivoluziona l’iconografia classica e ci propone la Temperanza come una donna con una morsa di ferro sulla bocca e una spada bendata in mano: la bocca è tenuta a freno da una briglia che dovrà guidare la sua lingua e la spada è avvolta da bende che dovranno rendere l’arma “temperata”. Affatto “temperata”, la rappresentazione di Giotto ci mostra una versione forse più realistica di questa Virtù, che di certo implica una dimensione conflittuale, dolorosa, tra la forza dell’istinto e la ricerca della misura, dimensione meno facilmente intuibile nella simbologia classica che appare più domestica e pacificata. Dettagli preziosi, che danno una prospettiva diversa.

2 Commenti

  1. Questioni di prospettiva: 3 parole illuminanti che racchiudono una immensità!
    Gentile signora Di Mezza, sono affascinata ed al contempo rapita dalla lettura dei testi che di volta in volta pubblica su ViviTelese ( anche ad esempio il pezzo del 5 settembre scorso relativo alla collezione innovativa di farfalle )…..
    Trovo la Sua abilità descrittiva, così permeata di sensibilità e raffinatezza, fonte di autentico stile… Stile, Sobrietà, Freschezza, qualità sempre più rare.

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