Omaggio a Salvatore Cipolla a 5 anni dalla sua morte

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di Lorenzo Morone. Mercoledì 1° novembre 2006, silenziosamente, come non era suo costume, si spense a Sesto Fiorentino Salvatore Cipolla, il poliedrico artista dal talento innato e severamente nutrito di cognizioni e di approfondimenti culturali; di esperienze tecniche che hanno spaziato dalla sollecitazione del mestiere alla raffinata interpretazione degli infiniti segreti da questa gelosamente custoditi.

Il pittore-ceramista-scultore cui Cerreto deve tanto, ma proprio tanto, per aver dato la svolta decisiva per farla uscire dalla convinzione provinciale che la ceramica artigianale fosse solo ”imitazione” di quella tradizionale, lanciandola in un’orbita europea, era tosco-siciliano (Cipolla era nato nel Catanese: a Mirabella Imbaccari). Egli ha portato con sé il fascino dell’antica civiltà della terra d’origine e, di quella, il dramma storico segnato da catastrofi sociali, dal dolore e dal pianto che hanno indurito i volti della gente, quei volti che conservano spesso le stimmate del dramma antico. Quel dramma comune a tante intelligenze del Sud che devono lasciare la propria terra natia per essere apprezzati.

“La Ceramica è il ricordo della mia infanzia accanto a mio padre quando la sera dopo cena modellava a volte anche a lume di candela. Sento ancora il rumore dello stecco di legno che mio padre adoperava per plasmare piccole sculture assolutamente in un perfetto silenzio, poiché allora non esisteva la televisione e le radio erano prerogativa dei benestanti; questi giorni li ricordo con nostalgia e li custodisco gelosamente poiché mi hanno insegnato ad amare questa materia in maniera sconfinata. La Ceramica è un sogno che si ripete ogni giorno.

La Ceramica è musica che bisogna sapere ascoltare. E’ il nero delle terre etrusche. E’ quel turchese degli Egizi. E’ quel vaso popolare di Ariano Irpino, di Cerreto Sannita, di Caltagirone. E’ quel soffitto di San Donato di Castelli. E’ quell’arlecchino di Montelupo.”

Come non ricordare la Biennale d’arte del 2002 “LA CERAMICA E’…”, il Manifesto che voleva essere la metafora di un urlo lanciato verso un mondo che sembrava diventato sordo e cieco verso i veri e grandi valori, un Manifesto nato per far conoscere e per manifestare. “II Manifesto E’ la ceramica. La Ceramica E’ il Manifesto.

Ma E’ anche uno squarcio di luce”.  Difficile è ricordare tutte le sue opere che arricchiscono tanti musei nel mondo, anche quello di Cerreto, il Museo ARte CONtemporanea, nelle ex Carceri Feudali.

Mi limiterò solo a citare quelle che a me hanno dato emozioni indimenticabili.

Voglio però partire dal suo paese, Mirabella Imbaccari, per mostrarvi ciò che lui dedicò alla città natia: l’arredo della piazza di ingresso, Piazza A.Moro. (foto 1).  A mio parere, due sono le costanti che si leggono nelle sue opere: la prima è, per lui che viene dalla Sicilia, terra di poteri occulti, l’odio verso i potenti, verso chi comanda illudendosi di essere quasi un Dio, esseri che lui deforma fino a renderli mostruosi, ridicolmente mostruosi. ( foto 2)

IL POTERE GENERA NANI e COME UN CARDINALE sono le due collezioni emblematiche di questo suo atteggiamento verso chi conta solo perché ha potere, civile o religioso che sia, comunque potere mafioso.

Il potere è raffigurato nel luogo fisico dello scranno, del trono, dalla sontuosa veste regale. Il potere è però anche rappresentato nei corpi tortuosi di queste figure che si espandono come intorno ad un nucleo, e che però non liberano la loro energia nello spazio, anzi si chiudono su loro stesse, funzionando dunque come prigione. Il potere genera nani perché chi lo esercita rimane preso dal suo meccanismo, ne è dominato nel senso che ne diviene un ingranaggio. Non c’è celebrazione del potere nella scultura di Cipolla, ma una sorta di riflessione critica che ha un respiro a suo modo shakespeariano, tragico, esistenziale.

La seconda costante è l’urlo liberatorio verso gli orrori che l’uomo ha generato. E qui occorre una premessa, perché io trovo delle forti attinenze con Edvard Munch il pittore norvegese vissuto a cavallo di due secoli (1863-1944) .

Nella pittura di Munch troviamo anticipati tutti i grandi temi del successivo espressionismo: dall’angoscia esistenziale alla crisi dei valori etici e religiosi, dalla solitudine umana all’incombere della morte, dalla incertezza del futuro alla disumanizzazione di una società borghese e militarista.

Nell’opera di Munch sono rintracciabili molti elementi della cultura nordica di quegli anni, soprattutto letteraria e filosofica: ricordo la filosofia esistenzialista di Kierkegaard e alla psicanalisi di Sigmund Freud. Da tutto ciò egli ricava una visione della vita permeata dall’attesa angosciosa della morte. Nei suoi quadri vi è sempre un elemento di inquietudine che rimanda all’incubo. Ebbene, a mio sommesso parere, guardando le sue Mamme d’Algeria, (foto 4), non è possibile non fare un paragone tra i due, con la differenza che in Munch l’uomo urla il suo terrore e scappa di fronte ad una natura violentata e vendicatrice, le sue mamme, scosse da una tragedia di fronte alla quale non possono far altro che aprirsi ad un urlo liberatorio, un urlo di dolore verso ciò che l’uomo stesso, potente ma nano, ha creato, sempre nel delirio di onnipotenza: la guerra.

Grazie, Salvatore, per quello che hai dato a tutti, con quel carattere a volte burbero, a volte pure antipatico, come sa esserlo chi sa di avere ragione. Grazie per avermi spronato, come presidente della Pro Loco, ad investire tutto, o quasi, sulla ceramica, quale elemento trainante per Cerreto. Grazie perché ricordo i tuoi richiami, le tue insistenze perché spendessi i pochi soldi a disposizione per mettere dei cartelli che indicassero Cerreto, città della ceramica: ma come, dicesti, io vengo qui e non so nemmeno che sono a Cerreto, terra della ceramica? Io spero solo che quel Museo di arte ceramica contemporanea (MARCON) che con tanta pazienza e tanti sacrifici abbiamo tirato su, grazie alla convinta collaborazione dei vari Tonino Maddonni e Aldo Jacobelli, e degli Assessori alla cultura Lucio Rubano e Franco Gismondi, persone che ancora una volta ringrazio a nome di tutti, possa finalmente decollare ad essere visitato da tanta gente, vista la ricchezza di alcune opere in esso ospitate. Spero di non deluderti ora che ho l’onore di essere Vice Sindaco della città che tanto hai amato.

Lorenzo Morone

  • Foto  1 Mirabella  Imbaccari Catania Piazza Aldo Moro
  • Foto 2 Il potere genera nani
  • Foto 3 Come un cardinale
  • Foto 4 Mamme d’Algeria

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