Lettera al presidente iraniano Ahmadinejad

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di Alberto Senatore. A seguito delle notizie diffuse dalla stampa, riguardo pastore evangelico condannato a morte per apostasia in Iran, non sapendo cosa fare, ma volendo fare qualcosa per manifestare la mia solidarietà a Yousef, ho pensato di mettere su carta i miei pensieri e i miei sentimenti.Ne è nata una lettera che ho spedito al Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. La lettera, spedita lunedì 10 ottobre a mezzo Raccomandata postale A/R, è stata indirizzata all’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran di via Nomentana, 361 – Roma.

Spett.Le Presidente Mahmud Ahmadinejad

sono Alberto Senatore, di nazionalità italiana, ho 47 anni, sposato felicemente e padre di due figli. Sono un credente cristiano.

Vivo in Italia, un paese dove i cittadini sono liberi di lasciare la religione nazionale, senza correre nessun rischio, poiché la nostra costituzione prevede la libertà religiosa, come diritto universale dell’essere umano.

Le scrivo riguardo la condanna a morte decretata contro Yousef Nadarkhani, il pastore cristiano residente nella città iraniana di Rasht, sul Mar Caspio.

Sto seguendo con molta attenzione le notizie sulla sorte del mio caro fratello Yousef, imprigionato e condannato a morte perché ha respinto la richiesta di pentimento, ed ha deciso di restare fermo nella sua fede cristiana.

Quando un membro della famiglia soffre, tutta la famiglia soffre.

Pensando e pregando per Yousef, mi sono ricordato di un noto storico e filosofo italiano del 1500, Niccolò Macchiavelli, (nato a Firenze il 3 maggio 1469 – morto a Firenze il 21 giugno 1527) il quale nel suo trattato seicentesco intitolato “ il Principe” propose la sua teoria di una monarchia assoluta.

Macchiavelli pose pure una domanda chiave. Domandò se per governare una nazione fosse meglio avere una relazione basata sull’amore (derivata da un sentimento insito nella persona stessa) o una relazione di sudditanza basata sulla paura (come quella che c’è nel potere derivato dall’occupare una certa posizione in una scala gerarchica).

Macchiavelli affermava che la cosa migliore, di certo era averle entrambe, sia amore che paura. Ma quando non si possono avere entrambe, è meglio che il potere sia basato sulla paura. Il potere basato sulla paura tende a durare di più e i sudditi debbono pagare un prezzo più alto per sfidare il potere stesso o cercare di abbatterlo.

Un potere che ha l’amore come base, diceva Macchiavelli, tende ad avere una vita breve e finirà con faciltà, poiché il seguace del sovrano non ha paura di eventuali ritorsioni nel caso in cui si dovesse ribellare.

Macchiavelli mise per iscritto il principio guida di molti governanti moderni, che utilizzano la paura e repressione per governare, poiché a loro volta hanno paura di perdere il potere.

Ma Gesù, il conduttore dei cristiani, non fece mai ricorso alla paura, al contrario, egli insegnò e guidò con l’amore.

Gentile Presidente Ahmadinejad, un governo che usa il metodo della paura per intimorire gli oppositori è destinato a non trovare mai pace, ma il leader che ha il coraggio di amare i nemici, di tollerare e di usare clemenza, diventa immortale agli occhi del suo popolo.

Nel mio paese c’è un proverbio che dice: “ se non sei disposto a diffondere e a difendere le tue idee con tutte le tue forze, sono idee che non vale la pena mantenere ”

Yousef è un credente cristiano, cioè uno che crede e mette in pratica gli insegnamenti di Gesù, di conseguenza, anche davanti ad una minaccia di morte, non può dimenticare il grande amore che Dio ha per lui.

Tra gli insegnamenti di Gesù, c’è una frase speciale per aiutare e sostenere quanti come Yousef si trovano in pericolo di vita a causa della loro fede:

“ Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la ritroverà ”

Yousef è un credente kamikaze, cioè un vero credente cristiano disposto anche a morire pur di restare fedele al suo maestro. Yousef sa in chi ha creduto ed è convinto che neanche la morte lo potrà separare dall’amore di Dio.

Gentile Presidente Ahmadinejad, come avrà notato la mia non è una lettera politica, né diplomatica, ma una lettera che contiene i sentimenti e lo spirito di uno dei tanti fratelli di Yousef sparsi nel mondo, che non riesce a comprendere perché nel nome di Dio, un vero credente ammazza un altro uomo.

Nella speranza che quando Le giungerà questa lettera, Yousef sia ancora in vita, cordialmente La saluto.

Alberto Senatore

10 ottobre 2011 Giffoni Valle Piana – Salerno – ITALIA

 

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