Josepf Agnone, il cacciatore di storie

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di Giuseppe Sangiovanni. Caiazzo (Caserta) Strage dimenticata, caduta nell’oblio, rimasta impunita, a sessantotto anni dalla drammatica sera dell’eccidio, avvenuto il 13 ottobre del 1943, in un casolare di Caiazzo, in provincia di Caserta, per ordine di Wolfang Lehnigk Emden, giovane sottotenente della Wermacht, che fece massacrare con violenza inaudita 22 civili.

Si deve a Josepf Agnone, italoamericano originario di Castel di Sasso, la riapertura del caso della strage di Caiazzo. Con una ricerca minuziosa durata anni, è riuscito all’inizio degli anni novanta a scovare il responsabile dell’ eccidio. Migliaia di ore a spulciare negli archivi americani, visionando documenti e microfilm di inviati di guerra del New York Times, fino al 1983 coperti dal segreto militare: che lo condussero alla realizzazione di un dossier, inviato nel 1988 alla Procura della Repubblica di S. Maria Capua Vetere. Dal materiale emergevano la responsabilità dei militari tedeschi nell’eccidio ed una parziale identificazione degli autori della strage. Dossier di 55 pagine riguardante principalmente il cosiddetto “Processo di Algeri”, coperto per 40 anni dal segreto militare che inchioderanno Emden:ovvero gli atti di una commissione militare di inchiesta, guidata dal colonnello Wiliam Clarck, che si occupò nel gennaio 1944 della strage.

Nel 1994 a S.Maria Capua Vetere un processo platonico, condanna all’ergastolo Emden: nel 1995 la Cassazione tedesca decreta la prescrizione del reato e lascia libero il boia di Caiazzo, che porterà nella tomba nel 2006 i segreti dell’orrenda strage. Troppo per i giudici tedeschi, il mezzo secolo trascorso.Oltre al danno, la beffa per i parenti delle sfortunate vittime, cittadini compresi dell’intera comunità.

Strage dimenticata, perché prima del gemellaggio con Ochtendung, cittadina tedesca dell’autore della strage, prima degli scambi culturali, di cortesia, di ospitalità con i cittadini e borgomastri tedeschi, era il caso di ricordare l’eccidio, con un degno sacrario, un museo per non dimenticare quel sacrificio umano, da costruire sul luogo della strage, sul Monte Carmignano. Un monumento anche semplice per deporre un fiore, non il fantomatico museo e parco attrezzato sbandierato tanto. Gemellaggio nato per far riflettere le nuove generazioni sulla guerra. Si deve al compianto parroco di San Giovanni e Paolo, il solo, unico segno di quel triste evento: una croce per deporre un fiore, posta sul luogo della strage.La dinamica non è mai stata chiarita. Due le ipotesi su cosa avesse fatto scattare quella furia omicida.Tra le quali: l’uccisione di un soldato tedesco da parte dei civili,o il torto di aver indicato agli americani la sede del comando tattico della compagnia tedesca (come recita l’epigrafe dettata nel 1945 da Benedetto Croce)

L’INTERVISTA A GIUSEPPE AGNONE

Signor Agnone, In che modo ha scoperto i documenti?

“Tutto è partito per passione, ero interessato alla storia della seconda guerra mondiale e, in particolar modo, alla guerra del Volturno, e così consultai alcuni microfilm di giornali. E sul New York Times del 14 ottobre 1943 trovai un articolo che fece scattare la molla per una ricerca approfondita su Caiazzo. Il giornalista Herbert Matthews, scrisse che i tedeschi incendiavano tre case su quattro. Io per questo sentii la necessità di approfondire la ricerca, mi ricordavo della mia casa incendiata e provavo desiderio di trovare altri dettagli. Poi, mio nonno Luigi era di Caiazzo, faceva il barbiere e questo mi motivò ancora di più. In Biblioteca mi consigliarono di consultare gli Archivi. Così andai a Washington ai National Archives and Records Administration nel Maryland”.

E così, si trovò in mano i registri dei crimini di guerra?

“Esattamente, per la prima volta ad un italoamericano fu consentito di consultare i registri dei crimini di guerra. All’interno di quei registri trovai il fascicolo sul massacro di Monte Carmignano, ma era solo una parte, ci volle molto tempo prima di recuperare tutta la documentazione. Prima informai il Comune di Caiazzo, poi la magistratura italiana”.

Ma l’inchiesta non partì subito, ha dovuto insistere molto?

“Ci sono voluti molti anni prima che la magistratura italiana si decidesse a far partire l’inchiesta, io scrissi a diversi uomini politici, ma nessuno si interessò al caso”.

In Italia Emden è stato condannato all’ergastolo in contumacia, senza scontare la pena perché in Germania il reato è caduto in prescrizione; cosa ne pensa?

“Sono stato ascoltato dal presidente del Tribunale di Coblenza e gli ho spiegato le difficoltà che ho incontrato nel mettere insieme tutti i documenti sulla strage di Caiazzo. Ma ho avuto l’impressione che in Germania non c’è stata la volontà di punire questo tipo di reati. Anche l’Italia poteva fare di più, invece si è arrivata alla sentenza da parte del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere soltanto nel 1994″. In Italia i fascicoli sui crimini di Guerra sono stati occultati in un armadio presso la Procura militare di Roma e sono rimasti sconosciuti per anni fino al 1994, impedendo alla magistratura di avviare i relativi procedimenti penali. Rinchiusi nel noto armadio della vergogna(con altri orrendi crimini di guerra commessi nell’intero stivale), con le ante rivolte verso il muro. Una cosa gravissima, non degna di un paese civile.

Il tredici ottobre del ‘43 in un casolare del Monte Carmignano l’efferata strage nazista: ventidue civili, uomini, donne e bambini trucidati dal boia nazista Wolfang Lehnigk Emden, stanato dopo mezzo secolo, con il reato caduto in prescrizione. Un giornalista americano inviò allo stato italiano documenti che avrebbero potuto inchiodare Emden, ma per ragioni di “opportunità politica” furono insabbiati nell’armadio della vergogna.

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