Tra il serio e il faceto: che fine ha fatto la Sanità in Campania?

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di Salvatore Sorrentino. Quella che sto per raccontarvi è una storia vera, realmente accaduta a degli amici che al rientro dalla vacanza hanno condiviso la loro esperienza col sottoscritto. Prendetela come uno spunto di riflessione.

Persone, luoghi, fatti (e misfatti) sono volutamente criptati per una serie di buone ragioni.

Dopo undici mesi di lavoro finalmente la famiglia Fantozzi, residente in provincia di Benevento, si prepara per le vacanze. Quindici giorni di vacanza in una delle località più famose del momento. Ci hanno girato anche un film negli ultimi tempi e i presupposti per divertirsi ci sono tutti.

Il giorno prima della partenza, però, la signora Pina accusa un lieve fastidio alla gola che evolve rapidamente in febbre. Si va dal medico di base per rimediare al pericolo di veder sfumare le ferie; dopo breve visita, il sanitario diagnostica una faringite acuta, prescrive l’antibiotico più in voga del momento e congeda rapidamente gli astanti.

Il giorno successivo, la famiglia Fantozzi parte alla volta del Cilento col suo carico di speranze (e di farmaci) e con la convinzione assoluta che, restando nella regione non avrebbero avuto ostacoli di sorta nel ricevere l’assistenza sanitaria in caso di ulteriore bisogno.

Le vacanze cominciano, ma la situazione della signora Pina non migliora in alcun modo. L’antibiotico si dimostra assolutamente inefficace a risolvere il suo problema mentre la febbre si mantiene costantemente alta e la povera Pina diventa in breve afona. Il presidio di continuità assistenziale (cosi come da un po’ di tempo viene definita la guardia medica turistica) di un paese attiguo (a circa 10 km di distanza) cui Ugo si è rivolto in cerca di aiuto, suggerisce di attendere i canonici tre giorni che si concedono ad una terapia prima di dichiararla inconcludente. Il presidio che esisteva fino all’anno scorso all’interno del paese scelto dai Fantozzi, è stato soppresso lasciando sguarnito uno dei posti più frequentati dell’intero Cilento. Oscure restano le ragioni che hanno spinto a ciò trattandosi, come abbiamo ricordato, di uno dei centri turistici di maggior rilievo della costiera cilentana e più intensamente frequentato da turisti nazionali e stranieri.

Inutile dire che questi primi giorni di vacanza sono stati letteralmente un disastro: la signora Pina se li è “goduti” a letto spossata dalla febbre alta e senza voce, il povero Ugo ha dovuto badare alla mogie e ai figli che spesso dovevano rinunciare al mare perché non avevano nessuno che li accompagnasse.

Tornando ai fatti, non soddisfatti dell’accoglienza ricevuta al primo servizio di continuità assistenziale i Fantozzi decidono di rivolgersi altrove affrontando questa volta, un percorso di montagna lungo e inerpicato, dove s’imbattono in un medico di altri tempi tipo “casa nella prateria” per intenderci, ma proprio per questo estremamente competente e soprattutto pratico. Nella scarna e disadorna stanza, Il medico visita accuratamente la signora Pina: le ausculta le spalle, le osserva la gola, si lascia andare ad una serie di considerazioni personali (che risparmio ai lettori) sull’antibiotico di moda prescritto dal collega beneventano e infine emette una diagnosi di bronchite acuta ed indica come terapia elettiva alla patologia che sta distruggendo la signora Fantozzi e rovinando la vacanze di tutti, cortisone + pennicillina i.m ed un mucolitico. Consiglia, inoltre, rx torace.

Purtroppo le nuove disposizioni regionali non consentono al medico di prescrivere i farmaci e le indagini diagnostiche in questione o meglio, a fronte di una terapia prevista di sette giorni, il sanitario può emettere ricetta solo per il necessario ad un’unica somministrazione, per le restanti prescrizioni è necessario rivolgersi al proprio medico di base.

Ma come, il medico di base dei Fantozzi dista più di 200 km da quel luogo?!

Sarebbe impossibile ed antieconomico raggiungerlo per ottenere le prescrizioni: l’antibiotico è di quelli costosi per non parlare poi, della radiografia a meno di non pensare di interrompere definitivamente le vacanze. Purtroppo il medico della continuità assistenziale non può fare altrimenti perché tali sono le disposizioni regionali e per congedare l’insistenza dei Fantozzi semplicemente esterrefatti dagli eventi, si lascia andare in una serie di suggerimenti pratici (ma simildeliranti) del tipo “fatevi spedire le ricette per fax”

I Fantozzi si vedono costretti a comprare di tasca propria tutto ciò che serve per curare la povera Pina, pur avvertendo netta la sensazione di essere stati truffati. Si trovano in Campania, a poco più di 200 km da casa, eppure vedono negati i loro diritti di cittadini che onestamente lavorano e pagano regolarmente le tasse.

In ogni caso dopo la cura adatta, la Pina comincia rapidamente a migliorare e le vacanze altrettanto rapidamente a concludersi. Ma non è ancora finita qui…. purtroppo.

Da diversi anni Ugo combatte con un problema renale che lo costringe di tanto in tanto ad intraprendere delle terapie. E’ l’ultimo giorno di vacanza e per permettere alla famiglia di goderlo fino alla fine, Ugo stringe i denti e sopporta il dolore fino all’ora della partenza. Durante il viaggio, però, la situazione diventa insopportabile e Ugo decide di fermarsi al Pronto soccorso dell’ospedale più vicino, sempre nel Cilento. Un ospedale che molti danno per prossimo alla chiusura, alla luce di non meglio specificate considerazioni economiche ed opportunità tecniche. Ha la fortuna d’imbattersi in una infermiera ed un medico internista competenti e soprattutto umani e disponibili che lo aiutano a superare il particolare momento di bisogno.

Ugo riparte alla volta del beneventano, con la famiglia, finalmente verso casa ma lo attende l’ultima amara sorpresa.

I Fantozzi arrivano in tarda serata a causa del traffico intenso. E’ ferragosto.

Prima di rientrare si fermano alla farmacia di turno che è proprio vicino casa loro, perché devono procurarsi le fiale di analgesico (del banale ketorolac) che gli hanno indicato al pronto soccorso e che aiuteranno Ugo a trascorrere la notte in attesa di recarsi l’indomani dallo specialista. Un tempo la farmacia di turno comprendeva anche il farmacista presente nei locali e disponibile a chiarimenti e consigli pratici da fornire a chi si fosse rivolto al servizio, evidentemente in preda a vera o presunta necessità di salute.

Altri tempi, oggi non è più cosi.

La farmacia espone una bacheca esterna nella quale è possibile rinvenire il numero del cellulare del farmacista cui rivolgersi per ottenere i farmaci. Ugo chiama in tutta fretta, l’effetto dell’analgesico somministratogli in precedenza è terminato da tempo e il dolore è diventato sempre più insistente. Il farmacista gli risponde che non è possibile accedere ai suoi servizi a meno che non si disponga di una ricetta medica urgente e il referto del PS che Ugo possiede non risponde a questa caratteristica. A nulla valgono le suppliche del poverino che tenta vanamente di spiegare la situazione e la necessità: niente ricetta urgente, niente servizio, niente farmaco! Ugo trascorre una nottataccia in preda ai dolori in attesa dell’alba e dell’apertura dello studio del suo medico.

I Fantozzi tornano a casa sbigottiti e mortificati per una vacanza trascorsa in maniera drammatica e rovinosa ma avendo tuttavia maturato la certezza ineluttabile che la sanità regionale è molto cambiata rispetto a qualche tempo fa e che, se nell’intenzione del legislatore riformista ci fosse stata la volontà di migliorarla, ebbene questi non solo avrebbe fallito miseramente ma avrebbe raggiunto il risultato opposto facendo gravare il conto sulle tasche e sulla salute dei cittadini.

Morale della favola. Innanzitutto: ogni ordine o regola dev’essere interpretata con una certa flessibilità e disposizione al prossimo; se questa manca, se la qualità umana, la sensibilità individuale, la voglia di lavorare è scarsa o nulla, allora prevale l’intransigenza e la mediocrità (il farmacista). All’opposto, se esiste capacità empatica, professionalità e dedizione al lavoro, il contesto è ininfluente e prevarrà sempre l’attenzione all’utenza ed ai suoi bisogni (l’infermiera ed il medico del PS). Per finire: la competenza è necessaria ma non sufficiente (il medico del servizio di continuità assistenziale).

Ma le riflessioni più interessanti che vi sottopongo ruotano intorno ad una serie di quesiti terrificanti, come ad esempio: che fine ha fatto il servizio sanitario in Campania? E’ ancora giusto parlare di SSN, quando ormai tutte le prestazioni sanitarie comportano una più o meno onerosa compartecipazione alla spesa e molte altre sono, di fatto, a pagamento? Dove ci sta portando questa stagione di riforme regionali e nazionali? I diritti del cittadino-utente dove sono finiti?

“… la crisi sarà ancora lunga…” riferiva in questi giorni un autorevole addetto ai lavori, “e la sua causa va ricercata nella specifica volontà dei governi di ridimensionare il debito pubblico azzerando, di fatto, la spesa sociale…”

Speriamo ciò non corrisponda al vero, altrimenti ci attendono tempi ancor più bui come cittadini e come campani.

 

Salvatore Sorrentino

20/09/2011

 

 

1 commento

  1. La Regione Campania sta attraversando un periodo di dissesto finanziario della Sanità, le cui origini risalgono alla Riforma De Lorenzo (lo ricordate quando diceva che la riforma avrebbe tolto la politica dalla Sanità?). La progressione del dissesto e le sue cause sono oscure solo per chi non ha mai voluto capirne le ragioni (leggasi popolo sovrano). I gestori della Sanità, quelli che occupano le stanze dei bottoni (sono tanti) fanno come i nostri parlamentari: tagliano a destra e a manca, chiudono, convertono, riconvertono, accorpano, introducono balzelli vari, ma loro stessi non si toccano mai, anzi, si lamentano pure. Anche per lo Stato è iniziato un periodo di dissesto, le cui origini sono lontane; l’indebitamento ha permesso di finanziare anche gli enormi sprechi, che si perpetuano da trent’anni. Oggi l’economia globale non permette più agli Stati di indebitarsi. Arriva, dunque, la fase in cui si mettono le mani nelle tasche del cosiddetto “popolo sovrano”. E meno male! Forse lo stesso popolo sovrano comincerà a porsi, ed a porre delle domande.
    Oppure bisognerà ancora dar ragione a Dante, quando nel purgatorio, riferendosi al poeta Papinio Stazio, pronunzia la famosa “Intellegenti pauca”?.

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