A scuola … Giri di valzer

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di Raffaele Di Santo. Ho letto l’intervento “Ri-girando nella scuola”. Non potrei non essere d’accordo con quanto espresso. Del resto, ritrovo le parole di un tempo, i discorsi “giusti” di sempre col sottofondo allegro e laborioso del Liceo. Soprattutto se è facile, per me, riconoscere l’autore, sin da subito, dalle parole e dallo stile. Il motivo per cui ho deciso di sollevare la questione è l’intenzione di volerlo fare come uno di famiglia, che questa scuola l’ha conosciuta dall’interno, nelle dinamiche e dall’esterno, negli scioperi. Non si è alla ricerca di colpe e tanto più di colpevoli. Le polemiche non sarebbero giuste per gli studenti, che a me importa difendere sempre, come persone.

Ho riconosciuto stesso io che il Liceo sia stata “Un’esperienza formativa importante, senza dubbio, grazie al numero dei docenti altamente preparati”, che mi hanno insegnato proprio la libertà e il prezzo che costa. Un prezzo che,ti insegnano, va pagato, anche senza raggiungere le mete sperate. Quanto alla scuola, tramutatasi in azienda di erogazione ad azienda di produzione, da studente, pur prendendone atto, mi rifiuto di sostenerla come un insieme di numeri, di bilanci, di tagli, peggio ancor di studenti e non di alunni.

Quanti “cattivi e buoni maestri” sono disposti realmente ad interrogarsi, a mettersi in gioco quotidianamente, a chiedersi “qual è il mio ruolo”? Quanti invece si cullano sugli allori di un tempo (nemmeno cosi garanti di qualità) e non accettano più di non essere in grado di insegnare? E’ vero, le forme di comunicazione cambiano e noi ragazzi abbiamo la velocità di intuirle e di riproporle immediatamente ai nostri “buoni maestri”. Non posso non pensare, volendo raccogliere un riferimento alla cultura per ovviare ai problemi, purché si rispetti in “sede” o meno, che si finisca per utilizzarla come un rifugio e una perfetta astrazione distaccata dalla realtà e dalla vivibilità della Scuola.

E’ certamente condivisibile che “i buoni e cattivi maestri devono sopravvivere ad ogni quotidiana provocazione, di qualsiasi origine, ispirandosi ai principi di correttezza, equità e trasparenza”, ma ahimè siamo certi di voler definire “provocazioni” libere espressioni di pensiero abilmente soffocate? I principi di correttezza … di trasparenza … C’è fortunatamente ancora qualche studente che vorrebbe una Scuola di tutti, in cui tutti possano essere trattati allo stesso modo tra “classi”, possano partecipare alla vita scolastica per le proprie capacità e non per le capacità del professore di “turno”. C’è ancora qualche studente che crede in una scuola “pubblica” , senza esclusi a partire da un banale torneo di calcetto a dalle manifestazione dei “pochi intimi”. Quanto alla trasparenza… fortunatamente le Università hanno l’onestà intellettuale di dare a Cesare quel che è di Cesare senza togliere ai diversi “mecenati”.

Sono figlio del Liceo, ma un figlio attento ai propri “genitori”.

 

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