Soppressione Provincia di Benevento: documento di Cimitile

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di Antonio De Lucia. Comunicato Stampa n. 2898 del 13 agosto 2011. Dichiarazione del Presidente della Provincia di Benevento Aniello Cimitile

“L’istituzione della Provincia di Benevento e l’insediamento di un suo Governo provvisorio fu uno dei primi atti che Garibaldi, giunto a Napoli, compì nel Settembre del 1860.

Era il rispetto di un impegno ed un patto risorgimentale contratto con i patrioti del beneventano che auto-liberarono il loro capoluogo dal dominio papalino e i comuni circostanti dal dominio borbonico e si auto-dichiararono “italiani” prima ancora che Garibaldi arrivasse a Napoli.

Quell’impegno fu poi confermato e consolidato dal dittatore Pallavicino, dal Principe di Carignano, e dal primo Parlamento Italiano che, a larghissima maggioranza, con provvedimento voluto da Cavour e da Minghetti, confermò l’impegno e la decisione di Garibaldi, con uno schieramento favorevole che oggi definiremmo “bipartisan”.

Oggi, proprio nell’anno del 150° anniversario dell’Unità di Italia, quell’impegno viene tradito con un provvedimento ignorante dei valori identitari e delle caratteristiche socio-economiche territoriali.

Accade alla vigilia del 14 di Agosto, quando a Pontelandolfo, città martire del nostro Risorgimento, andremo a ricordare il contributo di lotta e di sangue che il beneventano ha dato all’Unità d’Italia, ottenendo solamente che, per più di cento anni, l’unico vantaggio avutone fu proprio la nascita della sua Provincia.

Ecco perché ci appelliamo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché ci aiuti ad impedire lo scempio del tradimento di un patto scritto nelle origini, nell’atto di nascita stesso della nostra Italia.

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Offende ancor di più il fatto che tale provvedimento viene assunto senza motivazioni ed analisi serie, senza fondamenta, con provvedimento demagogico e superficiale da parte di un Governo che lo sbandiera come provvedimento anticrisi e di abbattimento dei costi della politica senza rendersi conto che non appena si entra nel merito e si fa un po’ di conti il provvedimento dimostra unicamente “la miseria di una politica” che, incapace di affrontare i veri nodi del problema, partorisce topolini peraltro stupidi e sciancati.

Sull’abolizione delle Province al di sotto dei 300 mila abitanti la superficialità appare evidente, sia sul “sedicente” principio ispiratore che sulle scelte di criteri attuativi, non appena ci si ponga le più elementari delle domande.

Ad esempio: chi ha dimostrato che lo spreco e le inefficienze, insomma i costi della politica si annidano nelle piccole istituzioni?

Vuoi vedere, sempre per esempio, che la crisi della sanità, il cancro dei rifiuti, il baraccone gestionale della Regione Campania è stato prodotto dalla Provincia di Benevento o dai nostri Comuni al di sotto dei mille abitanti che raggiungono cifre del 75% di raccolta differenziata?

Non è vero invece proprio il contrario, e cioè che i grandi buchi neri, le voragini dei costi della politica, delle inefficienze e dei bubboni ingovernabili si annidano nelle mega istituzioni, ricettacoli di arcipelaghi di isole incontrollate di privilegio, interessi consolidati, improduttività cronica e resistenze feroci al cambiamento?

Sono i grandi e non i piccoli organismi istituzionali ad esser il centro del debito pubblico e quindi uno dei motori della nostra crisi. Sono invece i piccoli ad assolvere, spesso proprio nelle aree più disagiate, compiti e funzioni capaci di mantenere coesione sociale ed equilibri che verrebbero cancellati dall’arroganza e dallo strapotere dei grandi centri, e noi del Sannio possiamo testimoniare con valanghe di dati e fatti oggettivi i danni prodotti da un Napoli-centrismo egoista e da una Regione Campania che non manca occasione per dimostrare la facilità con la quale dimentica le proprie aree interne.

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C’è poi da fare ironia sulla scelta del criterio seguito per la cancellazione.

Perché quello delle Province al di sotto dei 300 mila abitanti?

Le Province hanno compiti istituzionali fondati sui servizi al cittadino o al territorio? Non prevalgono i servizi per il territorio, per l’ambiente, per i Comuni che la compongono (vedi strade provinciali e scuole), per la gestione di area “vasta”?

Ed allora perché non usare il criterio delle Province con estensione territoriale al di sotto dei 2.000 Kmq. (sarebbero 38), o quello delle Province che raggruppano meno di 70 comuni (sarebbero in questo caso addirittura 60), o ancora quelle con densità abitativa al di sotto dei 130 abitanti a Kmq. (sarebbero ancora 38); si potrebbe continuare a lungo. Insomma perché si è scelto il criterio del numero di abitanti? A caso! Potevamo affidare la cancellazione al sorteggio o, come si diceva una volta a Napoli, al “pappagallo portafortuna”.

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E’ questa l’insipienza di una classe dirigente che, incapace di entrare nel merito delle cose, prende, e sempre verso i più deboli, provvedimenti “alla cieca” e come si sa “Dio ci scanzi dalle botte dell’orbo”.

Nessuna analisi di merito sulle funzioni ed i compiti delle Province, nessuna analisi sui servizi che erogano, sul rapporto costi/benefici di queste Istituzioni, sui loro costi reali (l’intero Consiglio provinciale di Benevento costa meno di un solo consigliere regionale). E sapete perché? Perché emergerebbe che queste Istituzioni sono fra le più efficienti, sono quelle che spesso riescono a fare “le nozze” con “i fichi secchi”, perché si dimostrerebbe che “il re è nudo” ed il taglio delle Province è la foglia di fico di questa nudità.

E chiediamoci anche perché non cancellare le grandi Province con la istituzione delle Aree Metropolitane come prevede la nostra Costituzione? Ci chiediamo quando si mette mano alla selva di organismi ed istituzioni intermedie proliferate come funghi e non previste dalla carta costituzionale? Ma anche qui mettervi mano significa essere capaci di praticare ed attuare una politica verticale e selettiva, in cui merito, qualità ed eccellenza, buone prassi ed efficienze vengano valutate e salvaguardate. Ma questo è un paese nel quale di merito e valutazione tutti cianciano salvo a perdere ogni occasione per applicarle. Certamente in questo decreto sono del tutto assenti.

E per concludere: la Provincia di Benevento si attesta su poco più 287.000 abitanti e per meno di 13 mila abitanti dovremmo essere cancellati; il nostro pensiero va alle centinaia di migliaia di nostri emigranti all’estero, nell’America del Nord ed in quella del Sud, in Australia come in tanti paesi europei, a quelli che proprio alla nostra Provincia chiedono collegamenti e legami stabili. Siamo molto, ma molto di più di 300000 a votare per il parlamento italiano. Chiediamo che vengano conteggiati nel computo dei nostri abitanti, anzi chiediamo di più: che come accade per il Parlamento, votino anche nelle elezioni provinciali e regionali, come ci hanno chiesto più volte i nostri fratelli dell’Associazione dei Sanniti d’ America.

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Per concludere, non posso non fare un cenno alle conseguenze che la cancellazione della Provincia di Benevento provocherebbe, a cominciare dalla ripresa dei movimenti e delle spinte “separatiste” che attraversano i nostri territori, alimentate dalla cronica mancanza di politiche e di attenzione delle istituzioni nazionali e soprattutto regionali per le aree interne della Campania.

La cancellazione della Provincia significherebbe eliminare l’unico centro di autonomia politico-amministrativa di queste terre, l’unico baluardo di difesa ed addirittura di espressione per far valere i propri diritti e far sentire la propria voce, e ciò inesorabilmente alimenterà, come vento sull’incendio, le spinte neo-separatiste.

Riparte già la proposta di uscire dalla Campania per convergere in una nuove regione: il Molisannio. C’è già la proposta di una nuova regione con Avellino e Salerno. Io stesso, come provocazione, ho posto il problema di valutare l’ipotesi di un ritorno nello Stato Pontificio, che equivarrebbe, altresì, anche alla creazione di un’area “franca” ed alla definizione di un nuovo e diverso progetto di viluppo per le nostre zone.

E’ certo, in ogni caso, che di fronte alla eventuale e sciagurata cancellazione, contro la quale combatteremo con ogni mezzo, credo che si aprirebbe un vuoto enorme e letale per il futuro de nostri territori; per forza di cose la politica e la classe dirigente sannita dovrà unirsi alla ricerca di nuove soluzioni capaci di dare una prospettiva al futuro del nostro Sannio”.

Aniello Cimitile

Presidente Provincia di Benevento

 

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