Della regione Sannio-Molise se ne parlava già nel 1971

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di Michele Benvenuto. Nel Giugno del 1971, un gruppo di professionisti beneventani compresero da subito l’importanza di costituire con il nascente Molise, una Regione che avesse identità di storia, di costumi e di realtà territoriali e nella quale Benevento avrebbe potuto avere quella identità disconosciuta e mutilata dalla dipendenza del “napoletanesimo”.

Venne costituito così un Comitato del quale facevano parte, oltre allo scrivente, la più inclita intellighenzia beneventana che cito per dovere di cronaca ed ampiamente riportata su una vecchia copia del periodico sannita dell’epoca: “Messaggio d’Oggi” del 24 giugno 1971: avv. Togo Bozzi, prof. Pasquale Cristoforo, avv. Domenico Cavuoto, avv. Ismaele De Ciampis, avv. Luigi De Libero, rag. Angelo Iorio, avv. Lino La Rocca, avv. Ugo Lonardo, avv. Aldo Macolino, avv. Antonio Paglia, avv. Alfredo Marotti, avv. Luigi Marino, prof. Nicola Maselli, avv. Giacomo Massarelli, sug. Attilio Mastracchio, avv. Ernesto Mazzoni, ing. Giulio Cesare Pedicini, avv. Luigi Rotondi, rag. Giacomo Sellitti, dott. Angelo Seneca e l’avv. Ismaele De Ciampis che era anche il segretario del Comitato.

Quest’ultimo aveva lo scopo di indire un Referendum per la costituzione di un’unica regione Sannio-Molise, essendo lungimiranti sul regresso che avrebbe avuto la Provincia di Benevento in una Regione nella quale non ci si è mai riconosciuti per motivi storici e culturali e nella quale non avremmo mai potuto rappresentare nulla.

Fummo, infatti, facili profeti; un po’ alla volta siamo stati svuotati di tutti i contenuti, partendo dalla viabilità ferroviaria e stradale tanto valorizzata dai Romani e dai Longobardi, altrettanto sviliti dai poteri “decisional-camorristici” del Capoluogo per passare ai più importanti uffici pubblici trasferiti nell’avellinese di cui subiamo l’arroganza e, un po’ alla volta, stiamo diventando feudo.

L’abolizione della Provincia di Benevento non deve essere riconosciuta come una tragedia, come blaterano alcuni inutili ed inefficaci politici locali; semmai, una fortuna che, opportunamente pilotata, potrebbe risolversi nella fine di una angosciosa situazione di dipendenza del napoletanesimo.

Napoli con i suoi innumerevoli problemi in parte esistenti ed in gran parte programmati dalla sottile astuzia, che caratterizza quel movimento “filosofico” noto come “napoletaneità”, riesce a fagocitare la quasi totalità di ogni finanziamento pubblico, lasciando la povera provincia di Benevento sempre più povera e sempre più mortificata per la mancanza delle dovute e necessarie attenzioni (a meno che non si tratti di stoccaggio di rifiuti solidi urbani “napoletani doc”). Ma forse, proprio perché non arrechiamo alcun fastidio atto a richiamare alla meditazione la classe politica, in termini di voto, (gli ultimi moti rivoluzionari risalgono “alla rivoluzione delle frasche” nel periodo di Salvatore Sabariani, ma si era all’inizio del 1800), siamo stati da sempre considerati come la Cenerentola della Regione Campania.

E questo, per quanto non sia lusinghiero, potrebbe starci stretto, ma non è il peggiore dei mali, anzi…Noi, con orgoglio, possiamo dichiararci un popolo con valori storici ed etnici che possono appartenere soltanto alle discendenze sannite, ai valligiani ed ai montanari, se così a qualcuno piace chiamarci, ma coronati da quella dignità che appartiene soltanto agli uomini onesti e laboriosi, non contaminati da astuzie e furbizie putrescenti. Che ce ne facciamo, già solo per questo motivo, di un Capoluogo come Napoli? Ma veniamo ora all’aspetto meno marginale e più preoccupante: la recrudescenza della delinquenza e l’impunibilità degli scippatori, degli stupratori, dei ricattatori, degli omicidi; specie poi se si tratta di piccoli delinquenti ai quali sono concessi tutti i privilegi, ivi quello della mancanza di punizione carceraria. Che ce ne facciamo di un capoluogo nel quale ci rifiutiamo di andare, se non per impellenti necessità con la paura addosso di essere, non dico scippati perché è un’esperienza alla quale ciascuno di Noi ha pagato il pedaggio, ma esser colpiti da un qualche proiettile vagante o trovarsi disgraziatamente provocati? E chi volete che mandi a frequentare gli studi universitari al proprio figlio a Napoli? Si resterebbe in seria apprensione per il suo ritorno ed ogni ritardo verrebbe scandito da continuative telefonate per chiedere: “Dove sei? Tutto bene? Tra quanto tempo arrivi a casa?”.

Ma si può vivere così? Che ce ne facciamo di un capoluogo che non solo non soddisfa i nostri bisogni, quanto ne rappresenta un pericolo reale? Proprio per questo, noi vogliamo vivere in pace nel nostro Sannio, vogliamo valorizzare la nostra cultura, le nostre radici etniche, i nostri costumi e magari anche i nostri difetti ed è questo il momento di realizzare la proposizione del Sannio-Molise senza perderci dietro a fantasiose altre individuazioni territoriali. Isernia non è più Provincia ed ugualmente lo è Campobasso; la Regione Molise rischia di scomparire ed essere riassorbita dell’Abruzzo; l’accorpamento con Benevento salverebbe una Regione e due Province. Ve ne rendete conto, signori politici del salto di qualità “ambientale” di Benevento, ricostituendo geograficamente il perimetro geografico dell’autentico Sannio Storico? E’ questo il momento, il Vostro momento; è il momento di dare una svolta decisiva alla politica ed all’economia, entrambe non decollate non per inerzia o per incapacità di Voi politici, ma per la scarso peso rappresentativo in una regione dalla quale siamo fagocitati. Organizziamoci in questo senso e promuoviamo anche eventuali raccolte di firme e sottoscrizioni; che ci crediate o no, l’abolizione di Benevento, come Provincia della Campania, è un miracolo e come tale dobbiamo saper coglierne con tempestività, coerenza e coesione tutte le positività per dignitarizzare la nostra Terra.

 

Prof. Michele Benvenuto

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