Consiglio Provinciale contro la soppressione della Provincia

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di Antonio De Lucia. Il Consiglio Provinciale di Benevento, riunito stamani alla Rocca dei Rettori per discutere sul decreto legge n. 138 che sopprime la Provincia di Benevento e i Comuni al di sotto dei mille abitanti, ha votato all’unanimità il seguente Ordine del giorno:

Il Consiglio Provinciale di Benevento

 1) esprime la ferma determinazione per la difesa del proprio diritto di auto governo dei territori locali sia in riferimento alla abolizione della Provincia di Benevento sia ai provvedimenti relativi ai Comuni con popolazione inferiore ai mille abitanti;

2) auspica che in sede di riconversione del Decreto Legge siano posti in essere provvedimenti tali da consentire la salvaguardia della Istituzione della Provincia di Benevento;

3) invita i sindaci della Provincia di Benevento a convocare con urgenza i rispettivi Consigli comunali per deliberare sull’argomento;

4) invita i Sindaci a costituire al riguardo un coordinamento per il quale la Provincia mette a disposizione sede e struttura;

5) si impegna a riconvocarsi entro pochi giorni, con la partecipazione della deputazione regionale e nazionale sannita, per ulteriori approfondimenti.

L’Assemblea, sotto la presidenza di Giuseppe Maria Maturo, riunita in seduta aperta, davanti a decine di semplici cittadini che affollavano la sala e che occupavano anche le Sale vicine, tanto è che è stato necessario potenziare l’impianto di amplificazione sonora, , era cominciata alle 10.30 con il Presidente della Provincia, Aniello Cimitile che aveva voluto parlare avendo sul proprio scranno una riproduzione in scala dell’altorilievo “La Battaglia delle Forche Caudine”, opera del Maestro Ferrante (2010), custodita nella Rocca dei Rettori e realizzata in occasione del 150° della istituzione della Provincia di Benevento. La scelta non è stata casuale, ha detto Cimitile, perché qualcuno gli aveva proposto di esporre il Gonfalone della Provincia listato a lutto: “Il Sannio è in lotta e non è in lutto; come fecero i Sanniti nel 312 a.C. noi non dobbiamo abbassare la guardia, ma dobbiamo combattere contro questo decreto”.

Il Presidente Maturo, che aveva sul proprio scranno la targa del Presidente del Repubblica Giorgio Napolitano concessa alla Provincia di Benevento in occasione del 150° della sua istituzione (25 ottobre 1860), ha quindi avviato i lavori dell’Assemblea. Maturo ha detto, che la riunione è stata convocata d’urgenza, pur consapevoli della difficoltà di molti di essere presenti nel periodo agostano, perché sono di enorme gravità le conseguenze per il territorio sannita e la sua gente dall’attuarsi della manovra governativa che cancella il capoluogo di Provincia e con esso dunque non solo l’istituzione omonima, ma anche tutti gli Uffici periferici dello Stato.

Maturo ha quindi dato lettura dei messaggi di adesione all’iniziativa del Consiglio provinciale pervenuti dagli Europarlamentari: Clemente Mastella ed Erminia Mazzoni; dai deputati Costantino Boffa e Mario Pepe; dalla rappresentanza al Parlamento e alla Regione del PDL: Nunzia De Girolamo e Nicola Formichella, Luca Colasanto; i consiglieri regionali Sandra Lonardo e Umberto Del Basso De Caro; nonché quello del Nuovo Psi.

Ha preso quindi la parola il Presidente Cimitile.

Il presidente ha detto: “Sale e si ingrossa come un fiume in piena la protesta per un Decreto Legge che, così com’è, cancella la Provincia di Benevento e i suoi Comuni al di sotto dei mille abitanti. Vogliono cancellare ogni forma di nostra autonomia, di autogoverno del nostro territorio, di possibilità di costruire e progettare il nostro futuro sulle nostre terre, di nostra pari dignità istituzionale con altri territori e popoli d’Italia. Noi diciamo no! Non ci stiamo! Difenderemo con ogni mezzo la nostra dignità, la nostra autonomia di governo locale, il nostro storico diritto di rappresentanza”. Lo ha detto il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile, avviando stamani i lavori del Consiglio provinciale convocato d’urgenza dopo la decisione del Governo di abolire le Province sotto i 300.000 abitanti.

“Solo un provvedimento antistorico, ottuso e ignorante può pensare di abolire la nostra Provincia, fondata nel 1861 da Garibaldi. La nascita della Provincia di Benevento fu un impegno solenne assunto e mantenuto da Garibaldi nei confronti dei nostri patrioti risorgimentali che, liberando autonomamente i nostri territori, diedero un contributo determinante alla caduta del Regno Borbonico e alla fine del potere temporale dei Papi”, ha dichiarato Cimitile ricordando le parole da egli stesso pronunciate il 14 agosto scorso a Pontelandolfo alla presenza del presidente del Comitato dei Garanti per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, Giuliano Amato.

Parlando poi delle procedure illegittime e anticostituzionali che caratterizzano il provvedimento governativo, il presidente Cimitile ha sottolineato che “questo Decreto cancella diritti democratici costituzionali: non si può pensare di abolire Province e Comuni senza consultare le popolazioni interessate e le istituzioni territoriali che le rappresentano. Altro che federalismo e nuove autonomie: questo e’ un atto di neo-centralismo statalista, antidemocratico e arrogante che non rispetta la Costituzione”. Per sfatare poi le demagogie sui costi delle Province, Cimitile ha ricordato che “non è vero che esse sono la causa degli alti costi della politica, della spesa e del debito pubblico. Non è vero che le Province incidono su questi costi in modo importante: i loro costi delle Province sono briciole nel totale, e naturalmente quelle che costano meno. Quando poi si tagliano solo le piccole parliamo delle briciole delle briciole, presentare un provvedimento del genere fra quelli anticrisi è economicamente ridicolo. I grandi buchi neri, le voragini dei costi della politica, delle inefficienze e dei bubboni ingovernabili si annidano nelle mega istituzioni, ricettacoli di baracconi e arcipelaghi di isole incontrollate di privilegio, interessi consolidati, improduttività cronica e resistenze feroci al cambiamento”.

La mobilitazione contro questo “sopruso”, ha evidenziato Cimitile, è appena all’inizio: “Andremo avanti con tutte le nostre forze, batteremo tutte le possibile strade, useremo ogni mezzo per fermare questo scempio, questa volontà di colpire il nostro territorio, di prendere a schiaffi la nostra dignità e la nostra storia. In questo momento non ce la sentiamo di escludere niente, neppure la disobbedienza civile col boicottaggio del Censimento della popolazione 2011”. Il presidente ha quindi detto che la Provincia ha assunto il ruolo guida di questa grande mobilitazione istituzionale e popolare: “Abbiamo già definito un percorso di lavoro con i deputati regionali e nazionali, senatori e deputati europei, che vedrà il giorno 29 agosto una tappa importante. Abbiamo già sentito altri presidenti di Provincia, regionali e nazionali, per iniziative congiunte. A tal proposito ringrazio i colleghi presidenti di Provincia Sibilia di Avellino, Cirielli di Salerno e Zinzi di Caserta che mi hanno dimostrato la loro solidarietà e la loro disponibilità ad azioni congiunte. Abbiamo già deciso in sintonia col Sindaco di Benevento una assemblea unificata del Consiglio Provinciale e del nostro Capoluogo. Chiediamo ai Sindaci dei nostri Comuni di avviare la propria mobilitazione con un primo atto di convocazione dei Consigli Comunali per delibere semplici che chiedano di non toccare la nostra Provincia e i nostri piccoli comuni. Ci prepariamo ad iniziative territoriali a Napoli e a Roma. Ci prepariamo alla battaglia politica, ma anche a quella giuridica ed amministrativa. Siamo pronti a lanciare Referendum Popolari ( e li faremo a costo zero…) nei nostri comuni per far sentire la voce della nostra gente”.

“Decideremo insieme, con il popolo sannita, con tutte le associazioni della società, col mondo del lavoro, delle imprese, delle professioni, della cultura e della formazione, con i sindaci, con i nostri rappresentanti istituzionali: è una battaglia che non possiamo e non dobbiamo perdere, e se ci saremo tutti, insieme, vinceremo”.

Al termine del suo intervento, si è passati al dibattito.

Dopo una fase preliminare nel corso della quale sono state definite le modalità del dibattito, su richiesta del senatore e consigliere Cosimo Izzo, si è passati agli interventi.

Il Sindaco di Castelfranco, Antonio Pio Morcone, uno dei Comuni al di sotto della soglia minima di 1.000 abitanti, ha detto che la manovra governativa è un atto di aberrazione mentale ed ha proposto ricorso sulla incostituzionalità del decreto. Il federalismo pone alla base il principio di sussidiarietà, cosa che qui viene fatto all’incontrario!

Il Vice sindaco di Faicchio, Amedeo Ginepri, ha chiesto di votare un documento finale che, fatta propria la relazione del Presidente Cimitile, acquisisca i deliberati di tutti i Consigli comunali per fissare una mobilitazione sul territorio contro un decreto da lui definito “incostituzionale”.

Rossano Insogna, sindaco di Melizzano, ha chiesto che tutti i Comuni e il territorio esprimano la propria opinione: raccogliendo l’invito del Presidente Cimitile, utilizzando questo tempo a convocare i Consigli comunali per dare maggiore forza contro la sciagurata proposta. Il problema, ha detto Insogna, è che non solo la manovra castiga i territori più piccoli, ma tutti i Comuni con tagli formidabili di risorse economiche. “saremo costretti a chiudere le scuole e gli asili …”.

 

Filomena Laudato, sindaco di Arpaise, ha detto che non si possono usare i numeri quando invece si tratta di governare le persone. Senza tema di appartenenza a partiti politici, occorre invece lottare contro un Decreto che cancella il territorio e che lo pone alla mercè di chi non vuole dare alcuna ascolto e alcun tipo di intervento alle aree marginali, nemmeno in caso di calamità naturale.

Il Sindaco di Telese, Pasquale Carofano, ha contestato il provvedimento di federalismo fiscale. “Non sappiamo se possiamo pagare gli stipendi o mantenere i servizi sociali sul territorio. I tagli agli sprechi della vita politica – ha detto – vanno fatti altrove”.

Daniela Basile, del Comitato insegnanti, ha detto: “Non oso immaginare cosa succederà se scompare la provincia di Benevento. La cultura è stata martoriata. Il taglio deve partire dalla testa, dagli onorevoli e senatori, spese ed agevolazioni e privilegi di cui la casta gode. Si ricominci a fare politica, basta con la macelleria”.

Erminia Manserra, del Comitato Civico pro Apice, ha invitato alla massima mobilitazione di tutti i cittadini del Sannio.

Carmine Ricciardi, del Comitato Riforma dello Stato, ha auspicato che si trovi l’ unità di intenti in questo Consiglio. I soldi devono essere trovati non tra i più deboli, ma da un’altra parte. “Non è possibile che certe cose ce le facciamo dire da Montezemolo, o Cesare Romiti! La battaglia va fatta su due binari: da una parte difendere l’autonomia del territorio, dall’altra amministrare nel miglior modo possibile… andando a tagliare dove si può tagliare e servire meglio i cittadini. Questo stato costa troppo e i cittadini non vogliono più pagare”.

Antonio APREA, segretario provinciale della CGIL, ha detto che “I costi della politica vanno tagliati, ma se viene abolita la Provincia non ci sarà più programmazione degli interventi sul territorio: è una scelta scellerata fatta da un Governo scellerato. Siamo contro questa manovra. Anche noi vogliamo verificare la possibilità di elaborare un documento unico con Cisl e Uil”. Antonio Follo, vice segretario provinciale della CISL, ha definito “palesemente e grottescamente ingiusta e contradditoria la manovra. La Cisl, come organizzazione sociale più rappresentativa, ha il dovere di fare una riflessione su questo provvedimento. Occorre lavorare affinché davanti alla opinione pubblica l’iniziativa del Consiglio provinciale non appaia come autoreferenziale e di difesa di un privilegio di casta. Questo provvedimento non contiene solo la abolizione delle Province, ma anche altre ipotesi di realizzazione di economie di scala rispetto ai problema del deficit pubblico, e mi riferisco ad una ennesima discussione sullo Statuto dei lavoratori e sul sistema previdenziale”.

Renato Lombardi, consigliere provinciale, ha chiesto di adottare un deliberato unico da presentare ai 78 comuni del Sannio perchè è indispensabile che ogni comune faccia sentire la propria voce insieme al capoluogo per un migliore coordinamento istituzionale in maniera bipartsan, senza alcuna differenziazione politica, non per difendere le poltrone, ma il territorio. “Cosa accadrebbe al Sannio – si è chiesto Lombardi – solo per la questione discariche e solo per i rifiuti senza la nostra Provincia?”

Spartico Capocefalo, consigliere provinciale, ha dichiarato di condividere le proposte e i suggerimenti pervenuti in Aula “perché siamo tutti contrari a questa abolizione. Lo strumento può essere quello di far venire altre persone sul nostro territorio. Il trasferimento di tutti i nostri parenti attraverso un incentivo. E diamo un segnale forte: eliminiamo le Società partecipate e diamo questi soldi per incentivare la residenza nella nostra Provincia. Aboliamo le Regione, non le Province! Facciamo un bando, dando a chi si trasferisce nelle nostre zone o anche gli stranieri presenti sul nostro territorio che sono clandestini”.

Luca Ricciardi, consigliere provinciale, ha detto che “la massiccia presenza odierna in Sala Consiliare credo stia dimostrando il grande senso di appartenenza che lega i cittadini alla terra in cui sono nati. Non riesco ad immaginare come la nostra terra possa perdere la sua autonomia amministrativa. In questo modo il Sannio avvierebbe il suo tramonto. Oggi è il principio di una mobilitazione che deve guidare a mente serena quelle che sono delle soluzioni reali, attraverso un obiettivo importante: dobbiamo arrivare a preparare un solo emendamento, condiviso da tutti i comuni, e portarlo in sede parlamentare. Dobbiamo arrivare con un’unica voce e un unico messaggio: un solo emendamento territoriale altrimenti partiamo male. L’abolizione doveva stare dentro una riforma complessiva delle istituzioni: i costi di Camera e Senato, il numero dei deputati, il taglio degli enti parassitari e duplicativi, la pletora di enti che oggi gravano e sono il vero carrozzone dell’Italia, che oggi non hanno più senso. La mobilitazione è lunga. Benevento ha scritto pagine importanti della storia d’Italia… Un solo emendamento che non metta in imbarazzo i nostri deputati… che ci saranno fin quando il territorio ci sarà! Concludo con un messaggio: è vero che noi possiamo riempire il gap di 12.200 richiamando gli italiani all’estero, ma è giusto che anche i comuni sensibilizzino quello che è nel loro potere per richiamare questi italiani per la doppia residenza”.

Francesco Cocca, consigliere provinciale, ha detto. “non condivido le opzione di recuperare le 12mila residenza se questo serve solo a salvare la Provincia. Gli immigrati che hanno protestato lo hanno fatto per una sola cosa: perché sono privati di certi benefici e della propria identità culturale. Vanno evitate contrapposizione di gruppi politici che si combattono gli uni contro gli altri. Il nostro compito è quello di presentare una proposta unitaria che preveda una gestione del nostro territorio che sia ragionevole e che tenga conto degli interessi dei cittadini.

Mino Izzo, senatore e consigliere provinciale, ha detto: “al di là delle distinzioni politiche che abbiamo necessità di produrre un atto deliberativo nella seduta odierna e far pervenire al Parlamento il documento sin da martedì prossimo, perché in quella sede possiamo rappresentare la nostra doglianza e la ridefinizione dell’articolo che prevede la abolizione della Provincia e modificarne il testo. È una forma di rispetto per quelli presenti questa mattina, e poi andare al consiglio del 29: che deve essere congiunto, Provincia e Comune capoluogo, ma con tutti gli altri Comuni. Mi batterò in Parlamento per modificare gli aspetti di questo Decreto che non mi trovano assolutamente d’accordo, sebbene sia perfettamente in sintonia con il Governo quando fa presente che doveva assumere un decreto legge in relazione alla gravità della situazione economica internazionale e nazionale. Proporrò emendamenti sulla riduzione dei chilometri quadrati da considerare per la conservazione della Provincia, nonché quello sull’utilizzo dei dati del Censimento. Perché poi non partiamo della soppressione delle aree metropolitane che interessa il governo di 25 milioni di abitanti? Sono per la riduzione dei parlamentari e dei consiglieri regionali. Rivendichiamo anche le funzioni amministrative da assegnare finalmente alle Province: mi auguro che il provvedimento sia stata solo una provocazione per avviare una proposta più organica e costituzionale sulla riforma dello Stato. Non capisco in questo decreto perché un comune debba accorparsi con un altri e con quale – poi? Io farò battaglia in Parlamento a ché possa essere rivisto l’art. 15 per la soppressione delle Province fino a 300mila abitanti. Vedremo i provvedimenti definitivi e concludo, a nome del Popolo della Libertà e dell’on. Erminia Mazzoni di adottare un atto deliberativo con il quale si prende atto delle posizioni emerse e fare voti al Parlamentare per rappresentare la nostra contrarietà all’Art. 15, cioè alla soppressione delle Province”.

Giuseppe Lamparelli, consigliere provinciale, ha detto: “Senza proposte preconcette ma con lo spirito con il quale è stata convocata questa Assemblea. Non potevamo lasciare senza un minimo di risposta da parte nostra sull’adozione di questo provvedimento. I bilanci degli enti locali sono stati già privati di ingenti somme, con l’abolizione delle Province si stravolge l’assetto statuale italiano. Non possiamo privarci del nostro nome di “sanniti”. Non credo che sia democratico che oggi che a decidere della sorte dei consiglieri eletti siano dei “nominati”: il nostro Parlamento non ha autorevolezza per cancellare un territorio. Se c’era da fare un sacrificio, si doveva chiedere a tutti ma non togliere a noi la nostra identità. Succederà che i territori sempre più vasti porteranno i cittadini sempre più lontani dalle istituzioni. Non escluderei nel prosieguo del dibattito la ipotesi Molisannio: perché la Regione Campania, per le sue dimensioni o per la sua criticità dei problemi dell’area napoletana e la diversità rispetto a noi, ci considerano solo come territorio dove risolvere i loro problemi. Guardiamo a Campobasso e ad Isernia”.

Claudio Ricci, consigliere provinciale, “Non stiamo difendendo la nostra poltrona, ma dobbiamo andare oltre e agganciare il nostro ragionamento anche rispetto alla questione economica. Dobbiamo riflettere sul fatto se questo Ente Provincia serve o non serve. Stiamo dicendo molte cose esatte ma anche molte inesattezze, come ad esempio il deficit enorme della sanità pubblica: che facciamo la eliminiamo perché costa tantissimo? Allora non è solo il costo della politica, ma nel discorso debbono entrare anche i costi della democrazia, della socialità, che dei servizi dello Stato, etc. Per dare un senso ai lavori di questa mattina dobbiamo con oggi avviare un percorso ed essere concreti: vogliamo sentire l’opinione di tutti e 78 comuni e arrivare ad una deliberazione di Consiglio provinciale da affidare alla Deputazione; ma i tempi sono ristretti: dobbiamo deliberare un provvedimento da affidare ai nostri parlamentari per la modifica degli articoli che riguardano la Provincia”.

Lucio Rubano, consigliere provinciale, denuncia i problemi che riguardano tutto il comparto pubblico. “Non possiamo non essere rappresentati come territorio. Non possiamo non reagire a questa punizione. Non è colpa della Provincia di Benevento e delle altre piccole province se i conti sforano. Il provvedimento è incostituzionale. L’aggregazione con il Molise sarebbe una ipotesi percorribile. Occorre una risposta unica di tutti i sindaci”.

Nino Cecere, consigliere provinciale, ha detto: “L’Unione delle Province d’Italia è d’accordo sulla riduzione del numero delle Province, ma chiede che vengano soppresse quelle che sono state istituite dopo gli anni Settanta e che hanno fatto lievitare il numero da 70 a 107; chiede che siano soppressi i settemila consorzi e le aree metropolitane: con questi interventi si risparmierebbe il quadruplo di quanto previsto con il provvedimento governativo”.

Nino Lombardi, consigliere provinciale, ha detto che “non c’è il presupposto politico-giuridico per mettere mano contro le Province se ci sono ancora in vita migliaia di altri enti inutili. Non possiamo ignorare anche il destino dei nostri Comuni più piccoli e dobbiamo mobilitarci per la loro tutela”

Alfredo Cataudo, consigliere provinciale, ha detto. “La Regione Campania non ci ha sostenuto e non ci sostiene, visto anzi che il presidente Caldoro aveva preconizzato con molti giorni di anticipo la manovra del Governo Berlusconi. Quindi in Regione qualcuno rema contro di noi. Dobbiamo lottare contro chi vuole spazzarci via”.

Dopo quest’ultimo intervento, ha concluso il dibattito il presidente Cimitile. “Sono particolarmente soddisfatto – ha detto – per il Consiglio di oggi. Noi non siamo sul letto di morte: noi dobbiamo difendere la Provincia ad ogni costo. Lo dobbiamo a questo territorio, non alla nostra poltrona. La Provincia di Benevento deve continuare ad esistere; non dobbiamo darci per vinti, anche per evitare che, visto che noi stessi accettiamo l’idea di non esistere più, non avremmo nemmeno titolo a sederci ad alcun tavolo di confronto con gli altri territori contermini per sapere con chi ci dobbiamo aggregare nell’eventualità la manovra del Governo diventasse legge dello Stato. Occorre dare ai cittadini molte risposte in materia di trasparenza e correttezza nella gestione della spesa pubblica: io pubblicherò il mio 740 per far capire a tutti quanto io ho dato alla politica, e quanto ho perso nell’esercitare queste funzioni di presidente”.

Infine, si è avviata la discussione sulla votazione di un documento finale che, dopo un ampio dibattito, è stato approvato, come detto, all’umanità.

1 commento

  1. Come sempre ognuno intende quanto gli è più comodo intendere.
    LA SPESA PUBBLICA, la parola chiave è questa. Abbiamo idea di quante strutture sono presenti sul territorio? Comunità montane o altro, Comuni, Province, Regioni ecc…, quello che si vuol fare è ottimizzare, nessuno vuol licenziare alcuno, si tratta di ottimizzare il personale per avere alla fine un’azienda stato produttiva e presente, questo è un ritorno in servizi per tutti e un attento esame non può che trovarci concordi, quello che non bisogna fare e continuare a coltivare il proprio orticello e dare in bocca al popolo una realtà che non ha i colori che ci dipingono. Basta raccomandati e nulla facenti, rendiamo l’azienda pubblica proficua e valoriziamo il nostro territorio così bello e ricco di occasioni.

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