In sella al Taburno

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di Sabrina Iadarola. “In sella al Taburno”, due weekend all’insegna del buon vivere e della natura, con Trekking, Mountain Bike e passeggiate a cavallo nel cuore delle montagne beneventane. Scoprire le incantevoli bellezze del Taburno, percorrendo percorsi sconosciuti. Degustare prodotti dai sapori antichi all’insegna della più autentica tradizione culinaria locale. Cultura, sport e natura che si fondono magicamente e raggiungono il culmine in spettacoli serali resi ancora più suggestivi dalla cornice. Ecco l’anima dell’evento promosso e organizzato da Comunità Montana del Taburno, Comune di Vitulano, Pro Loco Camposauro, Gal Taburno e Cai Bike Benevento. Per un turismo ecosostenibile. Un evento sponsorizzato dalla CNF srl di Verona.

Un programma fitto di appuntamenti, dal 31 luglio al 7 agosto 2011, per grandi e bambini, per chi soprattutto ama il verde incontaminato.

Sarà possibile percorrere le tradizionali “vie”, dalla via dei Mulini, passando tra sorgenti, torrenti e fontane, alla via del Borgo con l’incanto di racconti popolari e tradizioni di un tempo lontano ancora presente nell’identità dei luoghi e della gente, dalla via del Grano a quella dei Briganti che hanno scritto la storia e solcato numerosi sentieri.

Domenica 31 luglio, primo appuntamento in programma. Su iniziativa del Cai Bike Benevento, si percorreranno in mountain bike, partendo da Vitulano loc. Monte Cappella, “le vie dei Santuari d’altura”, testimonianza di quella propensione dei nostri avi a costruire luoghi di culto rupestri ed eremi in zone montane difficilmente accessibili.

 Il percorso

Partenza da Vitulano, loc. Monte Cappella. Durante il tragitto per prima si incontrerà la chiesetta di S. Barbara, piccola cappella costruita con pietra locale all’interno di una fitta faggeta in prossimità delle Serre del Campo. Attraversando in mezzo ai boschi tutta la montagna di Camposauro si arriverà all’eremo di S. Michele in Camposcuro, costruito sullo strapiombo che volge verso il centro abitato di Frasso Telesino. I luoghi di culto rappresentano solo un pretesto per conoscere meglio le ricchezze ambientali caratteristiche del massiccio. La vegetazione si presenta con sfumature e colori caratteristici dei boschi e sotto-boschi, che variano a seconda dell’altitudine e che in questa stagione sono di un verde molto intenso. Si passa dal castagno (alle quote più basse), al frassino, alla rovella, fino ad arrivare al di sopra dei 1000 m, dove incontrastato domina il faggio. Anche la fauna si presenta molto varia. Con l’istituzione di zone protette si è visto un ripopolamento di specie in passato in diminuzione per l’elevata pressione antropica. Tra le specie che popolano il massiccio, oltre a mucche e cavalli allevati allo stato brado, vi è il cinghiale, la volpe, la lepre, il fagiano, il riccio. Ultimamente è stata rinvenuta anche una carcassa di lupo che si pensava estinto. Tra gli uccelli sono presenti diverse specie di rapaci diurni e notturni. Tra le curiosità degne di nota, lungo il percorso vi sono le caratteristiche “fosse della neve”, voragini scavate nel terreno che si utilizzavano per accumulare e conservare la neve in inverno per poi utilizzarla nel periodo estivo. In alcuni tratti del percorso è possibile scorgere anche reperti fossili, che testimoniano la presenza del mare ritiratosi poi verso la costa tirrenica. Il mare Tirreno visibile nelle belle giornate, insieme alla città di Napoli, da San Michele in Camposcuro.

 Dove siamo

Il Parco Naturale Regionale Taburno-Camposauro, istituito il 6 novembre 2002, si estende per 12.370 ettari nella provincia di Benevento e ospita una popolazione di circa 25.000 abitanti. Nato per la tutela del massiccio Taburno-Camposauro, che fa parte dell’Appennino Campano, il Parco offre pregevoli risorse naturali e paesaggistiche in un contesto di notevole interesse storico, culturale e di tradizioni. Il massiccio, che culmina nelle vette del Taburno (m. 1394), Camposauro (m. 1388) e Pentime (m. 1170), si erge con versanti molto scoscesi dalla Valle del Calore, o Valle Telesina, a nord, che lo separa dal Matese, e dalla Valle Caudina a Sud, che lo separa dal Partenio, mentre a levante e a ponente digrada più dolcemente verso due corsi d’acqua minori, lo Jenga e l’Isclero. Visto dal lato est il profilo del massiccio ricorda quello di una donna sdraiata: è questo il motivo per cui è chiamato anche la Dormiente del Sannio.

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