Una torre, una storia

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Chi arriva a Telese Terme percorrendo la S.S.87, dopo aver superato il curvone “Marcarelli” vede pochi metri dopo, a ridosso delle prime case a destra, un’ imponente Torre campanaria, ultima vestigia della vecchia cattedrale di Telese, distrutta presumibilmente durante il terribile terremoto che colpì la zona nel 1349.

Oggi la zona è preservata ed è giustamente tutelata archeologicamente ma forse è giusto ricordare che nel 1967 il terreno denominato “vescovato”, dove sorge la Torre, stava per essere venduto ad una società privata napoletana – la Molisud – che avrebbe dovuto destinarlo a sede di una propria industria.

La notizia, trapelata fortunosamente dai corridoi del palazzo, suscitò l’ immediata reazione di quattro giovani universitari che si costituirono immediatamente in Comitato, iniziando quella che sembrava un’ impari battaglia a difesa della Torre e del circostante terreno detto del “vescovato”.

Resisi promotori, a loro spese, di una campagna di sensibilizzazione, coinvolsero con una meticolosa documentazione storiografica la cittadinanza, le Autorità provinciali nonché quelle regionali e nazionali, sia civili che ecclesiastiche.

Una ricerca, frutto di mesi di studio rubato al loro tempo libero, aveva consentito di accertare che la Torre era citata nel “Corpus iscriptionum latinarum” del Mommsen, anno 1883, nella “Storia di Telesia” di Jannacchino, ediz.1900, negli “Atti Pastorali” del Savino, anno 1596, nel “Dizionario Geografico del Regno di Napoli”, curato da L.Giustiniani, oltre che nella “Memoria storica della Città di Telese”, di G.F.Pacelli nel 1775.
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Tutte le Autorità interessate furono destinatarie di un corposo memoriale corredato da servizi fotografici. La stampa fece da cassa di risonanza ed alcuni parlamentari, opportunamente coinvolti, appoggiarono l’iniziativa con interrogazioni a risposta scritta (vedi On.li Villani – Camera dei Deputati, 24.5.1967 – e On. le Guarra, 3.6.1967), mentre l’On. le Fiorentino Sullo, quale Presidente della Commissione della Presidenza del Consiglio e Affari Interni, intervenne presso il Ministro della Pubblica Istruzione. Il Ministro, condividendo le argomentazioni prospettate dal Comitato telesino, richiamò l’attenzione del Soprintendente ai Monumenti di Napoli per attivare la procedura finalizzata ad emettere il provvedimento di salvaguardia della zona, ai sensi dell’art.21 della L.1.6.1939 n.1089.

Grande fu la soddisfazione quando l’allora Presidente dell’Ente Provinciale del Turismo di Benevento, Avv.Teseo Rabuano, fece pervenire la seguente nota :

La Soprintendenza ai Monumenti della Campania, alla richiesta di parere sia da parte di questo E.P.T. che della locale Prefettura, ha espresso parere contrario alla cessione del suolo per l’insediamento industriale nella zona Vescovado del Comune di Telese. Essa ha precisato inoltre che il suolo di cui alla partic.11,foglio 7 (zona Vescovado) deve considerarsi parte essenziale della monumentale Torre di costruzione medioevale. Distinti saluti

Nello spazio di pochi più di sei mesi la campagna promozionale vide gratificati gli sforzi dei suoi disinteressati promotori (Aldo Maturo, Gabriele Fasano, Carlo Franco, Vincenzo Vallone jr.) e la Torre, con il terreno che la circonda, fu preservata da destinazioni anomale, in attesa di tempi migliori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto : Wikipedia e archivio Aldo Maturo 1967

Aldo Maturo 2555 letture al 31/12/2012

7 Commenti

  1. Non conoscevo questa iniziativa ma non è una novità che il nostro patrimonio storico non rientri minimamente nella sensibilità collettiva, sia essa amministrativa che pubblica. L’importanza del sito, come sede vescovile della diocesi di Telese, si riflette su tutto il comprensorio e non è solo di valenza locale. L’archeologia medievale è una materia particolarmente complessa perché le materie prime dei manufatti sono continuamente riciclati nei secoli e le opere superstiti sono quindi, di difficile valutazione. Il Vescovado di Telese ne è una preziosa testimonianza perché costituito quasi interamente da elementi provenienti dalla distrutta Telesia che a sua volta sono finiti in molteplici costruzioni, talvolta anche di difficile immaginazione. E’ probabile che ci siano testimonianze a Guardia, dove la diocesi si trasferì ai primi del ‘600 ma certamente, la maggior parte dei laterizi è stata riutilizzata per il mulino-segheria Jacobelli ed il restauro ‘800 esco della chiesa di Santo Stefano, il resto lo ha fatto via Roma, nel senso che parte dell’area del Vescovato è stata coperta dalla strada. Ho visitato il sito proprio qualche giorno fa e ne riporto una deprimente considerazione per il particolare stato di abbandono, dove ho potuto constatare anche un piccola discarica urbana proprio all’interno dell’area archeologica. Nei prossimi giorni inoltrerò la documentazione fotografica alla Soprintendenza ed al Comune, di cui l’amministratore Covelli in campagna elettorale aveva presentato un ambizioso piano di recupero. A San Salvatore con l’Antiquarium si è messa in opera una bellissima iniziativa, spero che a Telese si riesca a fare altrettanto

  2. Concludi dicendo “In attesa di tempi migliori”, erano quelli i tempi migliori , ora Telese è solo inerzia e degrado. Nella speranza che ai giovani torni a ribollire il sangue nelle vene, a noi, avanti negli anni,tocca cercare di scuoterli e farli anche vergognare un poco.Dovremmo muoverci di persona .
    ti saluto con affetto
    Enza Zotti

  3. Bravo Aldo; continua ad “aggiornare” i telesini di oggi e a ricordare a quelli di ieri delle vicende storiche del nostro paese di origine. Sarebbe bello, quanto prima, riunire in un primo libretto tutte le storie che tu stai riportando meritoriamente-alla luce e organizzare un incontro a Telese sia per la presentazione dello stesso che per un piacevole saluto tra chi si sente, nonostante la lontananza,legato alle proprie radici. Grazie ancora Ubaldo Cuccillato


  4. Ubaldo Cuccillato:

    Sarebbe bello, quanto prima, riunire in un primo libretto tutte le storie che tu stai riportando meritoriamente-alla luce e organizzare un incontro a Telese sia per la presentazione dello stesso…

    Anche io da un pò di tempo, leggendo le varie storie scritte da Aldo, ma anche dalle altre memorie storiche, sono convinto che sarebbe bello raccoglierle in un libro, corredandolo di foto dell’epoca. Sarebbe bello inoltre affiancare al libro un dvd con le interviste ai vari ‘narratori’ per ascoltare dalla loro viva voce qualche racconto o qualche aneddoto. Offro a tal fine gratuitamente la mia collaborazione per la realizzazione del prodotto audiovisivo.

    gennaro_s

    P.S. I paragoni tra ieri e oggi fatti in calce e questi bellissimi interventi penso non siano opportuni e neanche, la maggior parte delle volte, vicini alle intenzioni di chi lascia il proprio contributo storico. Comunque, includendomi tra i giovani, penso che oggi Telese sia frutto delle decisioni prese da chi ci ha preceduto. La storia e il volto di un paese non cambiano in un anno. L’attuale “inerzia e degrado” che si descrivono non sono forse il risultato di reiterate e scellerate scelte politiche fatte da chi è avanti con gli anni ? L’Incitamento a scuotersi è forse un tentativo di redenzione…..e contemporaneamente una richiesta di perdono…..?

  5. caro amico Gennaro Sebastianelli
    Noi che scriviamo abbiamo da sempre urlato nel deserto
    e siamo stati volontariamente lasciati fuori da ogni scelta politica da chi sempre, e da sempre, ha anteposto gli interassi personali al bene comune, ti garantisco che sono stati sempre in maggioranza e noi non possiamo sentirci responsabili di scelte che, anche all’epoca, abbiamo contestato.
    La mia generazione è stata sotto l’impero dei Romano, e quando questo è caduto eravamo troppo vecchi, infatti fummo soppiantati dai giovani, una lista di giovani di belle speranze che dovevano cambiare il modo di amministrare, mettendo in primo piano la meritocrazia, lo sviluppo e il bene comune.
    NON VOGLIO PRESTARE IL FIANCO A POLEMICHE , sono ben conscia che dello stato attuale del paese sono responsabili soprattutto le passate amministrazioni, ma vorrei che qualcosa si muovesse e mi sembra di gridare ancora nel deserto.
    Sappi che non mi interessa essere di parte ne oppormi ad alcuno , ho quasi 70 anni, nessun figlio o nipote da sistemare,
    e godo di una pensioncina guadagnata con sudore e onestà.
    Ai figli di questo paese ho dato amore facendo per 40 anni un lavoro, umile e grande al tempo stesso, e spendendo in esso il meglio delle mie possibilità. Non accetto lezioni da nessuno dei figli di quelli che sono coinvolti politicamente, perchè quello che mi fa urlare e solo amore per questo paese.
    Chiedo scusa ad Aldo per questo mio sfogo, ma mi sono sentita attaccata molto ingiustamente.
    Enza Zotti

  6. Ricercare le responsabilità nella ricostruzione degli eventi politici verificatisi in un paese è sempre molto difficile e la strada più ovvia è quella di una improvvida guerra tra giovani e anziani, che poi per essere stati i giovani di ieri hanno avuto gli stessi ideali dei giovani di oggi.
    La ricerca è comunque improduttiva e lacera solo rapporti generazionali già di per sé difficili. Come ricorda Enza, Telese per molti anni è stata amministrata da Don Gerardo Romano, che lei definisce simpaticamente l’impero dei Romano. E’ da dire che in quel tempo le lunghe tradizioni amministrative erano ben presenti anche in altri paesi della zona. Come tutti gli imperi si sono vissuti momenti di luci e di ombre, ma tanti a corte ne hanno approfittato per consolidare il loro ruolo e i loro interessi.
    Anche allora le coalizioni si saldavano e si scioglievano in infinite riunioni “carbonare”, tanti giovani scalpitavano perché volevano capovolgere il mondo, le sedute consiliari avevano più audience della tv.
    Il vento della protesta del ’68 saliva impetuoso e soffiava anche sotto i platani del vecchio viale ma poi tutto si risolveva in un refolo perché le maggioranze le decide solo l’elettorato e se ti devi costruire da solo l’avvenire non puoi aspettare a lungo sulla riva del fiume. La vita ti chiama e il testimone lo lasci ad altri augurandoti che possano influire più positivamente di te, salvo poi a girarti indietro augurandoti di non esserti illuso.

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