Il seme avvelenato germoglia ma dà piante senza frutto

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di Vincenzo Cicchiello. Quando la politica di un paese muove i propri passi sulla strada della criminalizzazione reciproca e dell’intolleranza cosparge seme avvelenato e gli stessi rapporti tra cittadini ne risultano alterati. Le critiche mosse sul piano personale, piuttosto che sul piano politico, hanno fatto cadere del tutto la fiducia riposta per anni nell’Ente Comunale e negli uomini che lo hanno amministrato. Il declino avvertito già negli ultimi anni del primo Governo Creta, sfociato poi in una caduta fragorosa del secondo Governo, ne è il primo segnale. L’assenza di programmazione e la scarsa definizione del gruppo di maggioranza costituirono l’impalcatura su cui furono fissate le ragioni vere e presunte della crisi che portò alla caduta dell’amministrazione attiva. Oramai il legame esistente tra politica e principi etici era fortemente indebolito.

La fine del primo Governo ebbe inizio quando il sindaco Creta siglava, con il contributo di amministratori e operatori, una intesa tacita con una delle minoranze isolando di fatto un componente della maggioranza Vincenzo Cicchiello, che pure aveva prodotto molto lavoro politico e programmatico. In effetti ancora oggi sono in corso esclusivamente lavori ed appalti di opere da me fatti finanziare. Creta allora non capì, o non volle, che emarginando me indebolivano la sua posizione per isolarlo successivamente.(ma questa è politica ragionata) Ma del lavoro svolto, che tra l’altro corre il rischio di essere vanificato dalla indolenza o dalle aspettative di alcuni, parleremo nelle prossime occasioni. Dopo le mie dimissioni, accettate senza commento, si cercò da più parti di danneggiare la mia figura utilizzando la calunnia a piene mani. Tutte queste scelte risultarono, come era prevedibile, dannose sul piano dell’immagine perché caratterizzate da elementi di forte scorrettezza e imprudenti sul piano politico in quanto lasciavano senza riferimenti una fetta di elettorato.

Si era detto, quando ho accettato la candidatura, che la politica del confronto avrebbe regolato il rapporto tra di noi con i cittadini e con le minoranze. Il sindaco Creta, che pure adotta inizialmente tale metodo, trascinato da diversi soggetti torna presto a sistemi antichi e con il mancato rispetto delle regole scritte e non scritte, fa passare il principio che tutto è possibile spezzando in via definitiva il legame politica-etica.

Le mie dimissioni Diventava sempre più difficile condividere le scelte di una maggioranza ormai al delirio politico. – La folle adesione al consorzio BN2 mentre altri paesi saggiamente se ne scappavano – raddoppio dei costi della raccolta rifiuti con aumento a carico del cittadino dei tributi. – La delibera dell’utilizzo delle somme del terremoto senza un adeguato piano di rientro – (non l’avrei votata). -L’assoluta indifferenza rispetto a problematiche importanti che facevano presagire una fine ingloriosa di una compagine che avrebbe dovuto portare con se un bagaglio di buonsenso insieme ad una situazione finanziaria solida eredità di un sindaco accorto -Salvatore Pacelli – Furono alcune tra le principali cause delle mie dimissioni.

Ne parlo solo oggi perché ritengo che per coerenza un amministratore non possa agire contro la maggioranza con cui è stato eletto. Almeno una volta si usava così.

La tentazione. Successivamente, le forze in campo ritengono che se tutto è possibile, nonostante eletto dal voto popolare solo da mesi, è possibile far cadere anche il sindaco, costi quel che costi (ai cittadini). Si è detto che nella maggioranza alcuni studiassero da sindaco mentre la minoranza,invece di esercitare la dovuta azione di controllo,era impegnata a cercare intese trasversali che potessero far cadere l’amministrazione. Talmente presi da questi calcoli trascurano o gestiscono con leggerezza i problemi del paese.

Resta emblematico il comportamento mantenuto dagli amministratori in occasione dell’atto deliberativo di consiglio comunale n°13 del 06 maggio 2008 riguardante l’area industriale. L’assessore al ramo, Fabio Romano, acquisito parere tecnico favorevole, propone l’approvazione di un protocollo che prevede l’affidamento in gestione all’ASI di Benevento della nostra area industriale quindi dei progetti e dei finanziamenti parte dei quali ottenuti con notevole sacrificio dal sottoscritto.(poco meno di 9 milioni di euro) L’assessore preliminarmente fa riferimento alla notevole esperienza e alle competenze del Consorzio Beneventano. Stranamente nessuno riferisce che l’ASI era stato commissariato per evidenti problemi gestionali. L’atto deliberativo che dava mandato al sindaco di sottoscrivere tale protocollo veniva votato, dai presenti, all’unanimità con la sola assenza del consigliere Bove che usciva dall’aula poco prima della votazione.

Tutto questo spesso in assoluto silenzio. L’assessore Romano operava una tale scelta nell’interesse del paese? La minoranza consenziente taceva e votava tale provvedimento nell’interesse del paese? Il consigliere Bove usciva dall’aula qualche minuto prima che si votasse nell’interesse del paese? Ho citato questa delibera, perché mi tocca da vicino avendo lavorato al progetto ed ai finanziamenti, ma basterebbe esaminare l’operato dei nostri amministratori per capire quanto poco sono stati curati gli interessi dei cittadini.

Poi scoprono che esistono debiti. Se esistono, chi ha speso danaro pubblico e per farne cosa ed in primo luogo con quali atti amministrativi visto che non siamo al mercato della frutta? In ogni caso molti di coloro che oggi ne fanno denuncia ieri facevano parte di coloro che avrebbe speso il denaro pubblico, Una situazione mai accertata in cui insabbiare ulteriormente l’immagine di Creta? Una serie di questi episodi e i dubbi che li accompagnano ha determinato la frattura che esiste tra la gente del nostro paese e i politici che l’amministrano.

L’avvento. L’intesa tra appartenenti alle due liste che sconfessava il voto popolare facendo cadere il sindaco Creta fu accettata e motivata ispirandosi alla massima “il fine giustifica i mezzi”.

La nascita. Convinti in tutto ciò che un nuovo modo di gestire la politica,aperta in primo luogo al confronto con i cittadini, potesse giustificare una tale azione. Il ribaltamento non poco costò alle casse comunali e sembrò allora un male necessario ad avviare una fase politica di cambiamento,oggi alla luce di una azione amministrativa troppo spesso criticabile nel metodo e nel merito, assume sempre più la connotazione di un vero e proprio ammutinamento.

Il comportamento. Uomini che quotidianamente utilizzano forse con troppa disinvoltura la parola “cultura” affidando al potere politico (assessori) la responsabilità gestionale (la firma) impongono di fatto una politica oscurantista . Tale scelta, tornando indietro di venti anni, riporta il modo di amministrare ai metodi antecedenti la legge 142/90 che con l’ordinamento delle autonomie locali sancisce la separatezza della politica dalla gestione; scelta rispettata da sempre anche nei piccoli comuni.

Firmeranno in coppia o a sorteggio? Tra l’altro, a fronte di una suddivisione della macchina comunale in due aree amministrativo-finanziaria e tecnico-manutentiva previste dall’ordinamento, i nostri amministratori sono stati capaci di incaricare, con decreti del sindaco, ai vertici del servizio quattro assessori.

La scommessa? A ben guardare vi potrebbero essere delle materie non trattate dal disposto sindacale, in questi casi non avendo più gli uffici la figura apicale, chi firmerebbe? A parte ogni cosa bene sarebbe che i politici incominciassero a fare progetti per il paese ed i tecnici tornassero con spirito di servizio a garantirne il realizzo.

L’immagine. Non credo che un’operazione di restyling del gonfalone comunale possa dare di per sé l’idea di amministratori attivi. In ogni caso, per il gonfalone un suggerimento scherzoso, si potrebbe inserire, come segno di modernità, una parola ottenuta dalle iniziali del nome e cognome di alcuni amministratori.

I valori di un popolo unito. Per fortuna i valori comuni , che da sempre hanno caratterizzato il modo di essere dei cittadini del nostro paese, costituiscono ancora una ricchezza e danno forza alle famiglie, impegnate in una difficile quadratura del loro bilancio e alle imprese, che solo grazie ad un loro atteggiamento positivo, garantiscono ancora lavoro. Del resto la spontaneità e la capacità con cui gruppi di cittadini del mondo laico e cattolico si organizzano con manifestazioni gioiose, educative ed appaganti per garantire momenti di vita comuni, sono la riprova della buona indole e della forte volontà della nostra gente. Rivolgo in conclusione come migliore augurio di buon lavoro,ai nostri amministratori,un appello a: – un maggiore senso delle istituzioni ed alla considerazione del personale che ne costituisce la struttura – hanno bisogno di obiettivi da raggiungere e tempi certi , più che di sermoni – è bene ricordare che il futuro di un paese è sempre ricco di fatti del passato che non possono essere smossi senza turbare lo stesso futuro. – un invito ai nostri amministratori ad abbandonare atteggiamenti velleitari, ove mai ve ne fossero, vestendo i panni dell’umiltà per assicurare un governo reale alla nostra comunità . In mancanza le probabilità di una implosione di questa amministrazione, con ulteriore danno al paese, restano alte.

Un saluto ai cittadini.

S. Salvatore Telesino, Vincenzo Cicchiello

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