Il Paleo-Lab di Pietraroja. Note a margine di una visita

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di Filomena Rita Di Mezza. Dal 2005, a Pietraroja, è aperto il Museo-Laboratorio del Parco Geopaleontologico, noto soprattutto per lo Scipionyx Samniticus, il cucciolo di dinosauro rinvenuto a Pietraroja nel 1979 e giunto a noi dal periodo del Cretaceo inferiore, ovvero circa 110 milioni di anni fa. Il reperto è importante non solo perché costituisce il primo fossile di dinosauro trovato in Italia, ma anche perché conserva, ancora ben visibili, l’intestino, i tessuti muscolari della coda, tracce di trachea e l’impronta del fegato. Resti di parti molli, dunque, particolarmente utili per la ricerca e fino ad ora mai disponibili nei fossili di dinosauro.

 

Per saperne di più su questi aspetti tecnico-scientifici e su altri importanti reperti, è opportuno semplicemente andare a vedere con i propri occhi, seguiti dalla competenza e profonda fierezza dei gestori del Museo, che accompagnano i visitatori in un coinvolgente percorso interattivo.

Ma, come tutte le cose che stupiscono, anche questa visita ha lasciato un’eco di pensieri, suggestioni, una specie di resto interiore che, fluendo liberamente, crea collegamenti con altri nostri interessi.

 

L’ ascensore geologico del Paleo-lab è un dispositivo che permette di percorrere a ritroso, in una discesa virtuale, le diverse ere geologiche, fino a raggiungere il periodo in cui è vissuto il piccolo Scipionyx. Mentre attraversavo quegli strati mi è tornato in mente un aspetto del mio lavoro di psicoterapeuta e cioè il ripercorrere con il paziente, a ritroso, i vari strati del suo mondo interno fino ad arrivare, talvolta, proprio lì dove una parte bambina della nostra personalità era rimasta nascosta e bloccata. Di essa, proprio come nella stratificazione geologica, avevamo conservato solo enigmatiche tracce attraverso le quali riportarla alla luce. Pensavo che forse, tra i tanti motivi per i quali il Museo Geopaleontologico colpisce, c’è anche questo, cioè la inconscia corrispondenza tra ciò che vediamo della struttura dellaTerra e il nostro mondo psichico, altrettanto stratificato: nulla della nostra vita psichica si annulla, siamo una sovrapposizione ed integrazione di strati di esperienze, più o meno significative, e di questa nostra preistoria e storia individuale rechiamo le tracce. Solo che, nella maggior parte dei casi, esse vengono integrate, divengono un tutt’uno con la nostra vita attuale, si trasformano nel tempo. In altri, invece, come ad esempio la catastrofe esteriore che ha colpito il piccolo dinosauro o quella interiore che ha potuto colpire qualcuno di noi (il famoso trauma psichico), esse possono rimanere bloccate all’epoca dell’evento. Allora, proprio come i fossili, potranno rivivere solo se le decifriamo e riconsegniamo al presente, grazie all’interesse e alla competenza di qualcuno, che ci aiuti a ricollegarle alla nostra storia.

 

Durante la visita ai Musei c’è sempre una sottile vena di malinconia, perché ci si confronta con le cose del passato, dunque con la morte. Non si può non provare un po’ di tenerezza e malinconia guardando il nostro cucciolo di dinosauro, morto troppo presto. I bambini lo esprimono più direttamente assillando gli adulti di domande, le stesse domande sulla morte per cui tutte le risposte sono insufficienti. I piccoli, però, dopo un po’ smettono di chiedere, confidando di trovare da soli soluzioni più convincenti. Ma un Museo ben organizzato, come quello di Pietraroja, è catartico e sa ricondurre alla vita con più interesse. Usciti dal Paleo-Lab viene voglia di mettersi a cercare fossili. Si dice che fossili di conchiglie si trovino molto facilmente nei dintorni. Un bambino lo ha già trovato. Esibisce a tutti una bellissima pietra con sfumature rosse. E’ solo una bellissima comunissima pietra. Ma siamo felici che la Scienza abbia saputo accendere fantasia e creatività, senza le quali non c’è ricerca.

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